Gli esperti temevano che l’eruzione del vulcano delle Tonga potesse impattare sull’assottigliamento dello strato di ozono, una paura smentita dai dati della Nasa

Il buco dell’ozono antartico continua a ridursi. Ad affermare il trend generale di contrazione già segnalato negli ultimi anni sono i dati comunicati dal Goddard Space Flight Center della Nasa a Greenbelt, nel Maryland.

Tra il 7 settembre e il 13 ottobre scorsi, infatti, l’area impoverita dello strato di ozono sopra il Polo Sud ha raggiunto un’area media di 23,2 milioni di chilometri quadrati. «Nel corso del tempo, sono stati compiuti progressi costanti e il buco si sta riducendo. Vediamo alcune oscillazioni poiché i cambiamenti meteorologici e altri fattori fanno oscillare leggermente i numeri da un giorno all’altro e da una settimana all’altra, ma nel complesso, lo vediamo diminuire negli ultimi due decenni. L’eliminazione delle sostanze dannose per l’ozono attraverso il Protocollo di Montreal sta restringendo il buco», ha spiegato Paul Newman, scienziato capo per le scienze della Terra del laboratorio.

La crescita e la rottura del buco dell’ozono sono misurate tramite strumenti a bordo dei satelliti Aura, Suomi NPP e NOAA-20 della Nasa e della NOAA. Ogni settembre in concomitanza con la fine dell’inverno meridionale lo strato di ozono, che ha il compito di proteggere la Terra dai raggi ultravioletti del Sole, si assottiglia sul Polo Sud a causa delle reazioni distruttive causate dalle forme chimicamente attive di cloro e bromo che si attaccano alle nubi polari di alta quota.

Quest’anno i ricercatori temevano per le conseguenze dell’eruzione del gennaio 2022 del vulcano sottomarino delle Tonga Hunga Tonga-Hunga Haapai e delle eventuali quantità di anidride solforosa rilasciate. L’evento, tuttavia, non sembra aver avuto impatti diretti sulla stratosfera.

di: Alessia MALCAUS

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