Il beach soccer unisce due passioni universali. Mister Del Duca ci racconta come porti anche a sognare iridato
Una spiaggia, un pallone e qualche amico. Ricordi, emozioni, sorrisi che vanno ben oltre la partitella, perché poi è seguita una pizza, una serata, magari un bacio. Il calcio sulla sabbia è un’icona esistenziale, il regista Gabriele Salvatores ne ha fatto un topos della sua narrativa da Oscar. Ma il beach soccer è un vero e proprio sport agonistico, con regolamenti e competizioni internazionali: domenica, l’Italia, campione d’Europa, si è vista soffiare il Mondiale dal Brasile, non a caso gli inventori di questa disciplina, ma gli uomini di mister Emiliano Del Duca hanno ceduto solo per 6 a 4, al Beach Stadium di Dubai. Presenti sugli spalti anche due prestigiose conoscenze degli Azzurri “sull’erba”, Marco Materazzi ed Antonio Conte. Come tanti campioni, appesi gli scarpini al chiodo, hanno continuato a giocare per qualche anno sulla sabbia e si sono innamorati di questa versione.
La storia

Se la leggenda narra che la prima partita di calcio in Brasile risale al 1874 e fu giocata tra marinai inglesi sulla spiaggia di Rio de Janeiro, è lì che nel 1950 fu creato il primo torneo ufficiale di beach soccer, per unire i piccoli tornei di quartiere che si svolgevano dal 1940, ed è rapidamente cresciuto, fino a diventare internazionale, soprattutto grazie alla partecipazione di calciatori famosissimi, come Eric Cantona, Michel, Julio Salinas, Romário, Júnior e Zico.
Ma è solo nel 1992 che viene istituito un regolamento ed organizzato un evento pilota dai soci fondatori della Beach Soccer World Wide a Los Angeles. L’anno dopo, a Miami Beach, fu organizzata la prima competizione ufficiale con la partecipazione delle nazionali USA, Brasile , Argentina e Italia.
Nell’aprile 1994 il primo evento ad essere seguito dalle televisioni si tenne (ancora) sulla spiaggia di Copacabana a Rio de Janeiro e la città poi ospitò il primo campionato mondiale nel 1995. La competizione fu vinta dalla nazione ospitante, rendendo il Brasile il primo campione del mondo. L’interesse commerciale cominciò a focalizzarsi su questa novità e nel ‘96 nacque il primo Pro Beach Soccer Tour, che comprendeva un totale di 60 partite in due anni in Sud America, Europa, Asia e Stati Uniti.
L’interesse generato in Europa ha portato, nel ‘98, alla creazione della European Pro Beach Soccer League nel 1998, destinata a diventare una struttura ufficiale a livello mondiale. Già nel 2005, la FIFA riconosce la BSWW, inglobandola, e organizza la prima Coppa del mondo FIFA Beach Soccer, vinta dalla Francia.
La Women’s Euro Beach Soccer Cup e la Women’s Euro Winners Cup si sono svolte per la prima volta nel 2016, mentre la Women’s Euro Beach Soccer League ha debuttato nel 2021.
Il beach soccer in Italia

In Italia, il beach soccer è stato incluso nella FIGC dal 2003, e l’incarico di promuovere l’attività è andato alla Lega Nazionale Dilettanti, che nel 2004 organizza il primo campionato, a 16 squadre. Quello femminile parte del 2007, in via sperimentale. Dopo una serie di modifiche, nel 2019 il torneo nazionale maschile assume la formula attuale: le dieci migliori formazioni nel ranking italiano riunite nella Poule Scudetto ed altrettante in quella Promozione in lotta per il passaggio di categoria; e prime sette dello Scudetto si qualificano alla Fase Finale per la conquista del Tricolore, l’ultima è retrocessa in Promozione; la prima classificata di quest’ultima Poule partecipa alla Fase Finale, l’ultima in graduatoria scivola in Serie B. Dal 2021, nasce la categoria Under 20. L’anno scorso il beach soccer contava circa 500 tesserati, per una ventina di società. Curioso che la squadra più titolata sia quella di una città dove la spiaggia non c’è: Milano.
I frutti di questi 20 anni di lavoro brillano nei risultati della Nazionale, che ha vinto l’Euro Beach Soccer League nel 2005, nel 2018 e nel 2023 (battendo in finale il Portogallo e per due volte la Spagna). Nello stesso torneo ha raggiunto per due volte il secondo posto, per sei volte il terzo e per sei volte il quarto. Al Campionato del mondo il miglior risultato raggiunto è il secondo posto, nel 2008, nel 2019 e quest’anno (rispettivamente contro Brasile, Portogallo e ancora Brasile), oltre ad un terzo posto e a quattro quarti posti.
Del Duca: “Il movimento italiano merita quella coppa”

Il selezionatore degli azzurri, Emiliano Del Duca, “mastica amaro” ma è soddisfatto del percorso e carico per ripartire, “anche stasera”. «Sì, mastico amaro perché quando arrivi lì vuoi alzare la Coppa del mondo. Ma quello che dobbiamo fare noi adesso, a mente fredda, è valutare il percorso che questa squadra ha fatto dal 2023, quando è stato creato questo nuovo gruppo – spiega il mister -: abbiamo trionfato in Europa, siamo arrivati alla finale mondiale. Il bilancio è, quindi, estremamente positivo”.
Nato a Terracina, Del Duca è considerato il decano del beach soccer italiano, a cui giocava prima dell’ammissione della disciplina in FIGC, nella Lega Dilettanti. Poi, dal 2003 al 2016 il suo Terracina ha vinto tutto quello che c’era da vincere (piazzando nel 2011 la tripletta Scudetto, Supercoppa e Coppa Italia) senza mai saltare le fasi finali del campionato.
Dopo “l’apprendistato” da vice di Massimo Agostini, nel marzo del 2018 Del Duca prende le redini della Nazionale Italiana. Al primo tentativo, nell’estate 2018, gli Azzurri tornano sul tetto d’Europa a 13 anni dall’ultima vittoria (2005). Poi il secondo posto ai Mondiali in Paraguay e la medaglia d’oro ai Giochi del Mediterraneo. Nel 2023 riporta l’Italia a vincere il Campionato europeo e, agli ultimi Mondiali, ha ceduto solo al potentissimo Brasile.
Un momento positivo per lei, per la Nazionale ma anche per il beach soccer italiano, che cresce di anno in anno
«È un movimento in grande espansione e hanno un ruolo importante i risultati della nazionale italiana, che sono il più grande volano per questa disciplina. Se i risultati della nazionale sono buoni, ottimi, come l’ultimo anno e mezzo, il movimento non può che crescere».
E cresce anche il pubblico
«Sì, perché è una disciplina molto spettacolare, dove ci sono molti gesti atletici: è un concentrato del calcio, portato sulla sabbia, che esalta qualità tecniche ed atletiche che in altre discipline non si vedono. Sono anche le dinamiche del gioco stesso a renderlo spettacolare: un tiro in porta ogni 30 secondi, un fallo laterale che crea una situazione di pericolo ogni 15. Si può fare gol in qualsiasi secondo, fino all’ultimo secondo. E, certo, puoi subire gol fino all’ultimo secondo. Questo crea tantissimo pathos per chi la guarda».
Quali sono le caratteristiche di un giocatore di beach soccer?
«La sabbia richiede potenza atletica e deve esserci un grande lavoro in questo senso. Non solo: sono necessarie doti tecniche e lucidità, perché le ridotte dimensioni del campo (37×28 metri) richiedono attenzione e velocità di decisione. È un gioco di duelli, e se fisicamente non sei apposto rischi di giocare in inferiorità numerica. Inoltre è molto importante il lavoro sul recupero: le partite sono molto ravvicinate, ad esempio a Dubai abbiamo giocato finale e semifinale a meno di 24 ore di distanza. In conclusione, un giocatore di beach soccer deve lavorare molto… ma questo sport lo merita, perché è bellissimo».
È rischioso giocare sulla sabbia?
«No, questo è un mito che ci teniamo molto a sfatare. Essendoci meno attrito rispetto all’erba, il muscolo ha più tempo per adattarsi ai cambiamenti di direzione. Inoltre, nel beach soccer il fair play non solo è fondamentale ma anche vantaggioso: le entrate dure vengono sanzionate con una punizione senza barriera e, visti i 37 metri di lunghezza, un giocatore viene messo in condizione di segnare da ogni posizione».
Il Mondiale è finito, quali sono i prossimi appuntamenti?
«Ci saranno dei raduni di preparazione, poi il campionato europeo, e le qualificazioni al prossimo Mondiale. Nel frattempo c’è il campionato italiano, che noi, ovviamente, monitoreremo cercando di selezionare gli elementi migliori per fare una squadra ancora più forte. Perché l’obiettivo è alzare quella coppa che manca. E non è un obiettivo personale, lo dobbiamo assolutamente raggiungere come movimento, perché ne abbiamo le possibilità. Siamo arrivati in finale nel 2019, ci siamo arrivati domenica e quindi manca quell’ultimo gradino, quell’ultimo passo che dobbiamo fare tutti insieme per coronare questo sogno. Il movimento italiano merita di essere campione del mondo. Detto questo, al momento siamo tra le migliori squadre, forse solo il Brasile ci è superiore, e faremo di tutto per raggiungerlo e superarlo».
Ora si riposerà un po’…
«Io sono già carico e pronto per ripartire, perché questo gruppo che ha giocato il Mondiale, formato da 9 esordienti su 12, ha dimostrato grande attaccamento alla maglia e grande orgoglio. Hanno rappresentato alla grande la nostra Nazione, anche per gli italiani all’estero, che vogliono tantissimo bene al nostro Paese, alla maglia azzurra. Hanno trasmesso queste emozioni anche sugli schermi collegati. Era uno degli obiettivi, come arrivare in fondo, e li abbiamo centrati. Questi ragazzi mi hanno dato una grande carica, sarei pronto a ripartire anche questa sera».
di Giulia Guidi
foto ANSA