missione luna

Il 19 dicembre 1972 Apollo 17 chiudeva l’era delle missioni lunari. Oggi gli Stati Uniti sono tornati sul satellite grazie al Nova-C Odysseus, primo lander di un’azienda privata a sbarcare sulla Luna

Era il 10 dicembre 1972 quando gli Stati Uniti si posarono sulla Luna con una sonda, avvenne grazie alla missione Apollo 17. Adesso, dopo 52 anni gli americani sono tornati sul satellite con il lander Nova-C Odysseus della società privata Intuitive Machines, ma lo hanno fatto con una grande differenza: non è stato trasportato equipaggio ma strumentazioni ed esperimenti per carico della NASA. Com’è fatto il lander di cui parliamo? Il suo aspetto è quello di un grande prisma dalla base esagonale con 6 “zampe”, pesa circa due tonnellate, ha un diametro di due metri e un’altezza di tre metri. Il suo lancio è avvenuto il 15 febbraio 2024 da Cape Canaveral in Florida tramite un razzo Falcon 9 di SpaceX e si tratta del primo allunaggio effettuato da un’azienda privata.

Qualche problema tecnico…

Odysseus, ha raggiunto l’orbita lunare dopo aver percorso oltre un milione di km il 21 febbraio, giorno in cui i tecnici dell’azienda Intuitive Machines si sono adoperati per determinare il momento esatto dell’allunaggio. L’atterraggio è stato autorizzato da un sistema di navigazione con sensori laser e alcune camere ma non sono mancati problemi tecnici. Odysseus, dotato di un motore innovativo a metano liquido e ossigeno super raffreddato e molto potente, ha infatti toccato il suolo dopo aver compiuto un’orbita lunare in più a causa del mancato funzionamento di un rilevatore che avrebbe dovuto indicare altitudine e velocità della sonda e che ha comportato un ritardo di due ore rispetto a quanto previsto inizialmente. La società ha poi avuto anche alcune difficoltà nel mettersi in contatto con il lander una volta atterrato riuscendoci soltanto 20 minuti dopo con un segnale però piuttosto debole.

Non si è ancora a conoscenza di quella che potrebbe essere stata la causa della complicazione ma si pensa ad un problema di orientazione imperfetta del lander. Una delle ipotesi è che il veicolo spaziale possa essere atterrato “storto”, proprio lo stesso problema che si era verificato con la sonda giapponese SLIM. Sembra che la parte superiore di Odysseus sia però sostenuta da una grande roccia lunare, la quale consente al veicolo di rimanere in equilibrio quel che basta per poter tendere le antenne nella direzione corretta. Rimangono ignote le cause di questo ribaltamento ma tra le supposizioni la distruzione di una delle zampe durante l’atterraggio causata dell’elevata velocità (maggiore rispetto al previsto). Sono tutte, comunque, solo supposizioni perché il veicolo era stato avvistato in posizione verticale fino a pochissimi metri dal suolo. Dai dati che sono riusciti a ricavare fino ad ora i tecnici, si è accertato che tutti i payload sono situati sul lato superiore di Odysseus e quindi la missione potrà proseguire senza problemi.

Il lancio di Odysseus il 15 febbraio 2024 a Cape Canaveral, Florida. ANSA FOTO – EPA/CRISTOBAL HERRERA-ULASHKEVICH

I mezzi scientifici usati in fase di pre-allunaggio sembrano invece aver funzionato correttamente, uno di questi è LN-1 (Lunar Node 1 Navigation Demonstrator) il quale è riuscito a stabilire comunicazioni in real time con le stazioni sulla Terra, Deep Space Network della NASA, e il sistema SCALPSS (Stereo Cameras for Lunar Plume-Surface Studies) il quale doveva scattare fotografie degli effetti creati sulla superficie del satellite creati dal lancio del motore. Immagini che possono essere fondamentali per la realizzazione di una costruzione tridimensionale della polvere sollevata in grado di aiutare i progetti e le missioni future sulla Luna. Diversi gruppi di esperti stanno lavorando per capire dove si è posizionato di preciso il veicolo: l’obiettivo era un’area pianeggiante nei pressi del cratere Malapert A, a circa 300 km dal polo sud della Luna, che ha un diametro di circa 69 km e fa parte dei 13 siti tenuti in considerazione per la missione Artemis III della NASA.

L’obiettivo della missione e la collaborazione con la Nasa

Il viaggio del lander Odysseus è stato in parte finanziato dalla NASA, che ha investito 118 milioni di dollari, con il programma per i voli commerciali chiamato Commercial Lunar Payload lanciato nel 2018 per il quale l’agenzia spaziale americana prevede di spendere circa 2,6 miliardi in 10 anni.

Lo scopo principale di questa missione è proprio quello di raggruppare informazioni e dati utili per la pianificazione di future missioni. In particolare, si parla di interazioni radioastronomiche e meteorologiche spaziali con la superficie della Luna e la sperimentazione di tecniche di atterraggio per provare a capire sempre più nel dettaglio quello che è l’ambiente lunare migliorando la sicurezza degli atterraggi e la loro precisione. Si tratta infatti di una zona particolarmente interessante per le esplorazioni nello spazio perché si pensa possa essere ricca di acqua ghiacciata, probabilmente nascosta nei crateri, risorsa che potrebbe essere fondamentale per gli astronauti in vista della creazione di basi sulla Luna. A bordo del lander Odysseus ci sono 12 esperimenti scientifici di cui 6 della NASA, tra questi una speciale fotocamera per analizzare la regolite lunare, e 6 carichi tra cui un’opera del noto artista Jeff Koons dedicata alle fasi lunari.

L’importanza dei privati nelle future missioni umane lunari

Intuitive Machines è adesso la prima azienda privata ad aver compiuto un atterraggio lunare. Soltanto un mese fa l’Astrobotic Technology ci aveva provato senza successo: la navicella è stata danneggiata al motore causando la perdita di carburante provocandone quindi la totale distruzione a seguito dello scoppio avvenuto nell’atmosfera terrestre. Ugualmente avevano toppato Hakuto-R M1 della giapponese Ispace sempre nel 2023 e Beresheet, dell’azienda israeliana SpaceIL nel 2019.

Nel corso della lunga assenza degli Stati Uniti, la Cina è riuscita ad atterrare ben tre volte dal 2013, l’India ha raggiunto l’obiettivo nel 2023 mentre il Giappone è stato l’ultimo, proprio il mese scorso. Il robot ha faticato molto a rimanere acceso a seguito di un allunaggio molto traballante che ha portato i suoi pannelli solari puntati nella direzione errata.

L’azienda statunitense ha contratti per altre due missioni nell’ambito di Commercial Lunar Payload Services, ma obiettivi così ambiziosi li ha anche l’Astrobotic Technology che si sta nuovamente mettendo all’opera per l’ideazione di un sistema di allunaggio dopo l’ultimo fallimento. Anche la Firefly Aerospace, società texana, sta organizzando una missione con il veicolo Blue Ghost ma la data del lancio non è stata ancora diffusa al pubblico.

Negli anni a venire missioni come quella avvenuta pochi giorni fa dovrebbero essere sempre più “normali” e numerose. È questo uno degli obiettivi della NASA che vuole man mano ridurre i costi dei viaggi di questo tipo ponendosi l’obiettivo di organizzare missioni umane sul suolo lunare grazie a dei robot creati da privati. Il ruolo delle aziende private, in questo contesto, dovrebbe aiutare ad abbassare di molto i prezzi dell’esplorazione umana sul suolo lunare. L’Apollo fu tra le iniziative spaziali più costose di sempre, per questo motivo la NASA diede inizio nel 2018 a maggiori partnership con privati sperando di poter risparmiare affidando a loro lo sviluppo dei veicoli spaziali. Attualmente ci sono però ancora molte incognite riguardo quello che sarà il futuro delle missioni private lunari: i tempi del programma Artemis infatti continuano ad allungarsi.

«Che trionfo, Odysseus ha conquistato la Luna. Quest’impresa è un gigantesco passo avanti per tutta l’umanità. Oggi, per la prima volta in più di mezzo secolo, gli Stati Uniti sono tornati sulla Luna. Per la prima volta nella storia dell’umanità, una società commerciale, una società americana, ha lanciato e condotto il viaggio fin lassù. Oggi è un giorno che dimostra la potenza e la promessa delle partnership commerciali della Nasa. Congratulazioni a tutti coloro che hanno partecipato a questa grande e audace impresa presso Intuitive Machines, SpaceX e qui alla Nasa», ha dichiarato Bill Nelson, amministratore capo della NASA.

Bill Nelson, Amministratore della NASA. ANSA FOTO – EPA/SHAWN THEW

1972, Apollo 17

52 anni fa la missione Apollo 17 pose una fine ad un programma di esplorazione lunare dopo che l’agenzia spaziale NASA decise di sopprimere le successive missioni Apollo a causa della mancanza di disponibilità economica. Fu l’ultima missione con equipaggio umano e di “tipo j” ovvero contraddistinta da una prolungata permanenza sul satellite e da un’accesa attività scientifica. Eugene Cernan, il comandante della missione del ’72, fu l’ultimo uomo a lasciare il suolo della Luna.

L’impresa vide il suo inizio il 6 dicembre quando il razzo vettore Saturn V partì dalla costa orientale degli Stati Uniti portando verso il satellite naturale il modulo di comando “America” e il modulo lunare “Chanllenger”. Tra gli altri astronauti c’erano Ronald Evans (pilota) e Harrison Jack Schmitt (unico scienziato ad essere arrivato sulla Luna). L’allunaggio avvenne alla Taurus-Littrow Valley, posta sulla faccia visibile della Luna, un’area che diede l’opportunità di prendere in analisi rocce antiche di altipiani lunari e materiale di origine vulcanica. Grazie a questi studi fu possibile rilevare dati relativi alla cronistoria geologica della Luna raccogliendo anche un’enorme quantità di campioni di suolo e più di 100 kg di rocce. Oltre a questo, Apollo 17 aveva in previsione lo svolgimento di esperimenti in orbita per capire se i raggi cosmici potevano arrecare danni a occhi, pelle e cervello.  

Nella fase di rientro, quando si trovavano a circa 295.000 km dalla Terra, Ronald Evans eseguì la terza EVA (attività extraveicolare, passeggiata nel Cosmo) della storia per riprendere delle pellicole fotografiche che erano state messe in contenitori all’interno del modulo di servizio prima che venisse staccato in modo da garantire il rientro in atmosfera degli astronauti a bordo del modulo di comando. Il 19 dicembre 1972 si concluse la missione lunare nell’Oceano Pacifico. Da quel giorno al 2024 nessuno aveva più messo piede sulla Luna: adesso a rompere il record ci ha pensato Odysseus.

Eugene Cernan, Ronald Evans e Harrison Jack Schmitt al Kennedy Space Center (KSC), Florida (USA).
ANSA FOTO – EPA/NASA

Conto alla rovescia…

Il ritorno sulla Luna è iniziato, ma il tempo disponibile è soltanto di 7 giorni. Dopodiché Odysseus entrerà nella lunga notte lunare (14 giorni terresti in cui le temperature andranno oltre i 100 gradi sottozero) e si spegnerà.

di: Alice GEMMA

FOTO: SHUTTERSTOCK