Il Governo ha inoltre introdotto un cambio importante nel monitoraggio dei prezzi, che non sarà più settimanale ma giornaliero

Via libera del Cdm ad un decreto legge che introduce disposizioni urgenti in materia di trasparenza dei prezzi dei carburanti e di rafforzamento dei poteri di controllo e sanzionatori del Garante prezzi. Diverse le misure messe in campo.

Innanzitutto un cambio importante nel monitoraggio dei prezzi, che non sarà più settimanale ma giornaliero. Poi, introdotto l’obbligo per i distributori di carburante di esporre il prezzo alla pompa praticato insieme a quello medio nazionale comunicato sul sito del ministero delle Imprese, pena possibili sanzioni. In caso di recidiva, la sanzione può giungere alla sospensione dell’attività per un periodo da sette a novanta giorni.

E ancora, un tetto agli aumenti dei prezzi alla pompa in autostrada che non potranno superare una percentuale rispetto al prezzo medio nazionale. Si rafforzano i collegamenti tra il Garante prezzi e l’Antitrust, per sorvegliare e reprimere sul nascere condotte speculative.

Allo stesso fine, si irrobustisce la collaborazione tra Garante e Guardia di Finanza e viene istituita una Commissione di allerta rapida per la sorveglianza dei prezzi finalizzata ad analizzare le ragioni dei turbamenti e definire le iniziative di intervento urgenti.

Sul fronte aiuti ai consumatori, invece, prevista l’erogazione di buoni benzina per un valore massimo di 200 euro per i lavoratori dipendenti nel periodo gennaio-marzo 2023.

Intanto, nelle ore precedenti al Consiglio dei ministri, era stato l’Antitrust a muoversi contro eventuali speculazioni, con il presidente Roberto Rustichelli che ha chiesto alla guardia di finanza la collaborazione al fine di acquisire la documentazione “inerente ai recenti controlli effettuati sui prezzi dei carburanti, con particolare riferimento alle violazioni accertate”. Documentazione richiesta “per valutare pratiche commerciali scorrette nei confronti dei consumatori e violazioni della concorrenza”.

Meloni difende la misura

Dopo le critiche dovute al mancato taglio delle accise, Giorgia Meloni è intervenuta sui social per giustificare le sue decisioni: “Vorrei dire alcune cose perché il vantaggio di avere un Governo che fa solo quello che ritiene giusto è che non ha problemi a spiegare il perché fa le cose ai cittadini. Gira un mio video in cui parlavo della necessità di tagliare le accise. Non è un caso che quel video sia del 2019 e non di questa campagna elettorale. Sono ancora convinta che sarebbe giusto tagliare le accise ma si fanno i conti con la realtà, non sfuggirà che dal 2019 a oggi il mondo è cambiato, stiamo affrontando una situazione emergenziale. Io non ho promesso in questa campagna elettorale che avrei tagliato le accise sulla benzina perché sapevo la realtà che avrei trovato. Il governo non ha aumentato le accise e nemmeno fatto marcia indietro sul provvedimento dello scorso governo. Abbiamo confermato quella scelta, che era una misura temporanea. Il taglio delle accise costa 10 miliardi l’anno. Certo che si poteva fare ma togliendo risorse ad altro”.

La premier, sempre sui social, ha puntualizzato che “l’opposizione fa notare che nel programma di FdI c’era una voce sulla sterilizzazione delle entrate dello Stato su energia e carburanti, con un’automatica riduzione di Iva e accise. Significa che se hai maggiori entrare dall’aumento dei prezzi del carburante le utilizzi per abbassare le tasse. Ma noi non avevamo maggiori entrate, ovviamente. Quindi si tratta di un impegno molto diverso dal ‘taglieremo le accise’“.

di: Giulia GUIDI

aggiornamenti: Micaela FERRARO

FOTO: ANSA