Il cardinale Dziwisz risponde alle affermazioni di Pietro Orlandi, il quale aveva dichiarato che la sera Giovanni Paolo II uscisse in incognito dal Vaticano insieme ad altri preti

Il cardinale Stanislao Dziwisz, ex segretario personale di Giovanni Paolo II, ha definito “ignobili affermazioni criminali” le dichiarazioni fatte da Pietro Orlandi, il fratello di Emanuela, la cittadina vaticana di 15 anni scomparsa a Roma nel 1983.

Durante la trasmissione DiMartedì su La7 Orlandi aveva sostenuto che la sera Karol Wojtyla la sera uscisse in incognito dal Vaticano insieme altri preti “e non andasse di certo per benedire delle case”.

«Si tratta di accuse farneticanti sul conto del Pontefice San Giovanni Paolo II, in connessione all’amara e penosa vicenda della sorella Emanuela. È appena il caso di dire – ha scritto il cardinale in una nota – che suddette insinuazioni che si vorrebbero all’origine scaturite da inafferrabili ambienti della malavita romana, a cui viene ora assegnata una parvenza di pseudo-presentabilità, sono in realtà accuse false dall’inizio alla fine, irrealistiche, risibili al limite della comicità se non fossero tragiche, anzi esse stesse criminali».

Secondo l’ex arcivescovo di Cracovia, già segretario personale di papa Giovanni Paolo II un “crimine gigantesco è stato fatto a Emanuela e alla sua famiglia, ma criminale è lucrare su di esso con farneticazioni incontrollabili, volte a screditare preventivamente persone e ambienti fino a prova contraria degni della stima universale“.

«Come segretario particolare del Papa Giovanni Paolo II posso testimoniare, senza il timore di smentite, che fin dal primo momento il Santo Padre si è fatto carico della vicenda – ha proseguito Dziwisz – ha agito e fatto agire perché essa avesse un felice esito, mai ha incoraggiato azioni di qualsiasi occultamento, sempre ha manifestato affetto, prossimità, aiuto nei modi più diversi alla famiglia di Emanuela. A questi atteggiamenti io continuo ad attenermi, auspicando correttezza da parte di tutti gli attori e sperando che l’Italia, culla universale del diritto, saprà con il suo sistema giuridico vigilare sul diritto alla buona fama di chi oggi non c’è più, ma che dall’alto veglia e intercede».

La legale di Orlandi: Pietro ha chiesto solo di cercare la verità

A rispondere alle parole dell’arcivescovo, seppur senza citarlo direttamente, è la legale di Pietro Orlandi, Laura Sgrò.

«Il signor Orlandi non ha inteso formulare accuse nei confronti di alcuna persona, lo ha ribadito al Promotore, lo ha anche scritto in una memoria che ha depositato durante la sua deposizione. Egli ha chiesto solo che la ricerca della verità non abbia condizionamenti. Spiace che alcune persone abbiano estrapolato qualche frase manipolando il quadro complessivo delle sue dichiarazioni. Spiace che che tra coloro che lo accusano a mezzo stampa di ledere la memoria di chi non c’è più, vi sia anche chi, contattato negli anni numerose volte, si sia sempre sottratto a un confronto autentico e sincero con lui» dichiara la legale.

«Pietro Orlandi non ha inteso formulare accuse nei confronti di alcuna persona, ha accolto con sentimenti positivi la volontà del Santo Padre di avere dato al Promotore di Giustizia, Alessandro Diddi, massima libertà di azione per indagare ad ampio raggio, senza condizionamenti di sorta e con il fermo invito a non tacere nulla sulla scomparsa di Emanuela Orlandi. La ricerca della verità è un atto di coraggio e il Santo Padre ha manifestato di voler percorrere con forza questa strada. L’augurio – conclude Sgrò – è che questo atto straordinario, ma doveroso, non appartenga solo a Sua Santità».

di: Francesca LASI

FOTO: ANSA/GIUSEPPE LAMI