Stando ad alcune indiscrezioni, la Procura di Milano starebbe lavorando alla riapertura del caso in base a nuovi testimoni e intercettazioni ambientali
Potrebbero esserci novità sulla strage di Erba, nella quale furono uccisi Raffaella Castagna, il figlio Youssef Marzouk di due anni, la nonna del bambino Paola Galli e la vicina di casa Valeria Cherubini. Stando a quanto riferito da Adnkronos si andrebbe verso la revisione del processo a Rosa Bazzi e Olindo Romano, che più volte hanno cercato di far riaprire il procedimento.
Secondo quanto riferito dall’agenzia, la procura generale di Milano starebbe lavorando al caso. Secondo TgCom24 il sostituto procuratore generale del capoluogo meneghino Cuno Tarfusser avrebbe depositato alla procuratrice generale Francesca Nanni e all’avvocata generale Lucilla Tontodonati una relazione, redatta in base a nuovi elementi presentati dalla difesa, per l’eventuale riapertura del caso.
La revisione, stando alle indiscrezioni, si fonderebbe su nuovi testimoni e su intercettazioni ambientali mai prese in considerazione finora o addirittura “sparite”:
«Non si può parlare di revisione, ma è inutile negare che qualcosa si muove» ha dichiarato una fonte all’Adnkronos.
L’agenzia ha, poi, riferito che al centro del caso ci sarebbero video e audio delle intercettazioni ambientali dell’unico sopravvissuto alla strage, Mario Frigerio, deceduto nel 2014, mentre era ricoverato all’ospedale Sant’Anna di Como e veniva sollecitato a ricordare chi lo avesse aggredito. Attenzionata anche la consulenza sulle tracce audio e video prima della confessione dei coniugi Romano (“suggerita” secondo la difesa) e la consulenza sulla traccia ematica che attesterebbe “l’impossibilità che provenga dal battitacco dell’auto” del condannato. Proprio su quella traccia ematica la difesa fa marcia indietro: q “è una suggestione ottica” secondo il difensore Fabio Schembri.
Oltre alle intercettazioni “scomparse” in ospedale e a casa di Bazzi e Romano, verrà discussa anche la dinamica della morte di Valeria Cherubini che, a quanto riferito, farebbe supporre che gli aggressori fossero presenti presenti all’arrivo dei primi soccorritori, accorsi per spegnere le fiamme.
Nella richiesta di revisione della difesa vengono inserite anche altre carte: gli elementi distrutti dopo la sentenza definitiva (su cui gli avvocati avevano chiesto accertamenti), la testimonianza di un ex carabiniere e le rivelazioni di un teste chiave. Secondo quanto riferito da Adnkronos si tratterebbe di un uomo di origine tunisina, in affari con il fratello di Azouz Marzouk (moglie e padre di due delle vittime), finito in un’inchiesta della Guardia di finanza e rintracciato fisicamente dalla difesa solo qualche mese fa, che avrebbe offerto una pista alternativa: un regolamento di conti tra bande rivali, legato al mercato dello spaccio. L’ipotesi è che ci sia stato un agguato’ all’interno dell’appartamento in cui, secondo il racconto, venivano nascosti droga e soldi.
«Ogni singolo elemento di prova non regge e ora i nuovi elementi vanno a intaccare la condanna. L’iniziativa del sostituto procuratore di Milano è un’iniziativa autonoma, sarà la procura di Brescia, prima con un vaglio di ammissibilità, poi con un’eventuale udienza a decidere se questo caso va riaperto» ha affermato il legale Fabio Schembri.
I coniugi Romano, recentemente al centro di un’inchiesta del programma televisivo Le Iene , stanno scontando la condanna all’ergastolo nel carcere di Opera da quando sono stati condannati in via definitiva il 20 aprile 2010. La strage avvenne l’11 dicembre 2006.
di: Francesca LASI
FOTO: ANSA/ARCHIVIO/PAL