castrazione chimica

Questa pratica medica torna ciclicamente nel dibattito pubblico. Dove e quando viene applicata?

Se ne sente parlare molto in questi giorni, così come ciclicamente il dibattito pubblico incede in questo argomento: la castrazione chimica. Ma che cos’è?

In termini medici, la castrazione chimica consiste in una terapia farmacologica a base di ormoni e a volte anche psicofarmaci. Il mix preparato ha lo scopo di inibire la produzione e il rilascio del testosterone e di altri ormoni sessuali, ma anche della dopamina. Il risultato? Un calo fisiologico del desiderio sessuale.

La stessa terapia viene utilizzata, in alcuni casi, per bloccare la crescita di metastasi prostatiche, mentre in questo caso avrebbe una funzione correttiva di comportamenti sessuali gravi e sbagliati. Altri sintomi, oltre alla perdita di desiderio e alla disfunzione erettile, sono l’osteoporosi, l’aumento del rischio di infarto e diabete e la ginecomastia, ossia la crescita del seno.

Questa “soluzione” prende di mira le motivazioni biologiche che si celano dietro ad un abuso, impedendo di reiterare l’atto. La castrazione chimica non scalfisce, però, le ragioni culturali che spesso si celano dietro ad una molestia, tanto che molte associazioni di difesa dei diritti umani si oppongono duramente a questa pratica.

«Significa non aver capito nulla della violenza maschile contro le donne – spiega ad esempio la vicepresidente della commissione bicamerale d’inchiesta sui femminicidi Cecilia D’Elia –
che è un fenomeno strutturale radicato nella cultura patriarcale della nostra società, di cui purtroppo sono imbevuti anche tanti giovani maschi ‘sani’ nel nostro Paese. Serve che la giustizia faccia il suo corso e aiuti le donne, ma soprattutto serve una rivolta culturale».

All’estero la castrazione chimica è in uso, seppur molto limitato e previo il consenso del condannato/paziente, in Regno Unito, Israele, Russia, Polonia, Nuova Zelanda e Portogallo. In Italia esiste una raccolta firme avanzata dall’europarlamentare e coordinatrice regionale Annalisa Tardino per istituire con una legge tale pratica.

di: Marianna MANCINI

FOTO: PIXABAY