Patteggiamento per quattro giorni di tregua in cambio di 50 ostaggi liberati

Giunti al 47esimo giorno di guerra, Israele e Hamas hanno trovato un accordo per la liberazione di 50 ostaggi. In cambio del rilascio, Tel Aviv ha garantito quattro giorni di tregua nel conflitto. Hamas, entro questa sera, 22 novembre, darà l’identità di quanti saranno liberati domani (almeno 10).

A fine mese avverrà un secondo scambio, che “coinvolgerà 50 israeliani (ostaggi) in cambio di 150 palestinesi (prigionieri)“. Lo riferisce una fonte palestinese citata da Reuters.

Intanto, con la pausa ancora lontana, l’Esercito israeliano prosegue le operazioni di terra e annuncia di aver fatto irruzione nel quartier generale di Hamas nella zona di Sheikh Zayed, a nord della Striscia. «Il quartiere di Sheikh Zayed – spiega l’esercito – è un quartiere di lusso dove vivono molti membri anziani di Hamas. Nelle vicinanze si trovano avamposti di Hamas, utilizzati anche dalle forze dell’organizzazione terroristica Najaba, e si trovano nel cuore della popolazione civile». Qui le forze israeliane hanno “eliminato decine di terroristi” e individuato diversi pozzi strategici.

L’accordo

Secondo quanto riporta il quotidiano Haaretz, Hamas rilascerà 30 bambini, 8 madri e 12 donne, in cambio di 150 palestinesi reclusi in Israele e di quattro giorni di tregua: “10 ostaggi rilasciati per ogni giorno di tregua“. Gran parte dei 50 ostaggi che verranno rilasciati hanno cittadinanza straniera.

Alcune fonti di Hezbollah hanno dichiarato che, pur non avendo partecipato ai negoziati per la tregua, si uniranno “alla cessazione dei combattimenti”.

Reazioni all’accordo

Il primo ministro Netanyahu ha dichiarato al suo Governo che l’accordo è “la decisione giusta” da prendere.

Soddisfazione del presidente americano Biden, che tramite una nota ha ringraziato “lo sceicco Tamim bin Hamad al-Thani del Qatar e il presidente Abdel-Fattah al-Sisi dell’Egitto per la loro collaborazione nel raggiungimento di questo accordo”.

Anche il presidente palestinese Abu Mazen ha accolto “con favore” l’accordo umanitario raggiunto ma ha aggiunto che servono “soluzioni più ampie” per il conflitto israelo-palestinese.

Soddisfazione anche dalla Cina, come riporta la portavoce del ministero degli Esteri, Mao Ning.

La presidente della Commissione Ue Ursula Von der Leyen ha scritto su X che dall’Europa si farà “tutto il possibile” per utilizzare la pausa per l’invio di aiuti umanitari a Gaza. “Ho chiesto al commissario Janez Lenarcic di incrementare al più presto possibile le consegne a Gaza per far fronte alla crisi umanitaria”.

Sempre su X, il fondatore di Tesla Elon Musk ha dichiarato: “X Corp donerà tutti i ricavi derivanti dalla pubblicità e dagli abbonamenti associati alla guerra a Gaza agli ospedali in Israele e alla Croce Rossa/Mezzaluna di Gaza”.

Il Papa incontra le delegazioni: “ho sentito come soffrono ambedue”

Il Papa, al termine dell’udienza generale del mercoledì, ha dichiarato: «questa mattina ho ricevuto due delegazioni, una di israeliani che hanno parenti come ostaggi in Gaza e altri di palestinesi che hanno parenti prigionieri in Israele. Loro soffrono tanto. Ho sentito come soffrono ambedue. Le guerre fanno questo, ma qui siamo andati oltre. Questa non è guerra ma terrorismo. Per favore andiamo avanti per la pace, pregate per la pace. Pregate tanto per la pace. Che il Signore metta mano. Che il Signore ci aiuti a risolvere i problemi e non andare avanti con le passioni che alla fine uccidono tutti. Preghiamo per il popolo palestinese, preghiamo per il popolo israeliano perché venga la pace».

L’incontro con Francesco apre però spazio a nuove polemiche. La delegazione palestinese ha infatti dichiarato, al termine dell’udienza, che “non avevamo aspettative, ma lui è stato chiaro: ha parlato di ‘genocidio’“, aggiungendo che il Pontefice avrebbe aggiunto che “al terrorismo non si risponde col terrorismo“. Posizioni che la Santa Sede ha dovuto in parte mitigare. «Non mi risulta abbia usato tale parola. Ha utilizzato i termini con cui si è espresso durante l’Udienza Generale e parole che comunque rappresentano la situazione terribile che si vive a Gaza» dichiara il il direttore della Sala Stampa vaticana Matteo Bruni replicando alle parole della delegazione palestinese. «Siamo in 10 e lo abbiamo sentito tutti» ribatte la delegazione.

G20 virtual summit

È incentrato anche sul conflitto in Medioriente il G20 in corso in videoconferenza e convocato dal premier Modi che detiene la presidenza di turno fino a fine novembre. Fra le voci più critiche di Israele spicca Erdogan: «le azioni israeliane nella striscia di Gaza non possono essere giustificate dal diritto all’autodifesa, ma costituiscono un crimine contro l’umanità» accusa il presidente turco.

di: Micaela FERRARO

FOTO: ANSA/EPA/CHRISTOPHE PETIT TESSON