La condanna dell’organismo per violazione del divieto di trattamenti inumani e degradanti: la giovane in passato era stata vittima di violenze sessuali
La Cedu (Corte Europea dei Diritti dell’Uomo) ha condannato l’Italia per violazione del divieto di trattamenti inumani e degradanti a risarcire con 10mila euro (tra spese legali e danni morali) una minore di 17 anni non accompagnata, sbarcata sulle coste italiane nel 2016 e trasferita prima nell’ex centro Capitaneria di porto di Reggio Calabria, poi nel centro di accoglienza per adulti Osvaldo Cappelletti della Croce Rossa a Como, dove è rimasta per 8 mesi.
La condanna dell’organismo è arrivata perché la 17enne ghanese, con un passato di “molteplici esperienze traumatiche” come un “matrimonio forzato” in patria, “molestie e violenze sessuali” e un “viaggio della speranza” dalla Libia all’Italia è stata accolta in container in centri “promiscui” con adulti priva di qualunque assistenza.
A Como i legali dell’Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione (Asgi) e della ong Intersos che assistono la donna hanno segnalato per “quattro volte” tramite “email e lettere” a Prefettura, Questura e Croce Rossa la necessità di un trasferimento in un centro per minori non accompagnati, ma non hanno ricevuto alcuna risposta. Nel 2017 la Cedu, con un provvedimento cautelare, il collocamento d’urgenza dell’allora 17enne in struttura adeguata dove, nemmeno una settimana dopo, gli psicologi di un’associazione le hanno diagnosticato la depressione e il “rischio” concreto di “sviluppare un disturbo da stress post-traumatico”.
«La permanenza della ricorrente nel centro ‘Osvaldo Cappelletti’ – si legge nella sentenza della Cedu – insieme alla prolungata inerzia delle autorità nazionali riguardo alla sua situazione e ai suoi bisogni di minore particolarmente vulnerabile, ha costituito una violazione del suo diritto a non essere sottoposta a trattamenti inumani».
I giudici di Strasburgo hanno sostenuto che “le autorità devono essere particolarmente attente” con i “vulnerabili” garantendo “una maggiore protezione” perché “la loro capacità o volontà di presentare un reclamo è spesso compromessa”.
Il Governo italiano e l’Avvocatura dello Stato hanno depositato il rapporto di una missione conoscitiva in Italia del Rappresentante speciale del Segretario generale del Consiglio d’Europa, avvenuta nel 2016, nel quale, in relazione al centro di accoglienza di Como si parla di “capacità di 300 persone” ma solo “244 migranti” ospitati, tra cui 80 minori non accompagnati, una percentuale “elevata” di persone “che non rientravano nel sistema di asilo italiano e ai quali non venivano applicate le norme europee sul ricongiungimento familiare”. Gli alloggi sarebbero stati definiti di “livello decente”.
di: Francesca LASI
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