EPA/JEAN-CHRISTOPHE BOTT

Santanchè esprime il suo disaccordo su X mentre Rampelli chiede un intervento del governo

Cervinia diventerà Le Breuil: la celebre località sciistica valdostana cambierà nome riprendendo la sua antica denominazione.

«Sono state avviate le procedure per ripristinare il nome di Breuil-Cervinia», ha confermato il sindaco di Valtournenche, Elisa Cicco, al termine di una riunione con il presidente della Regione Valle d’Aosta, Renzo Testolin.

La notizia non ha mancato di scatenare numerose polemiche, in primis da parte della ministra del Turismo Daniela Santanchè.

«Buongiorno, volevo confrontarmi con voi perché io da qualche giorno veramente non riesco a capire cosa passa per la testa di alcuni. Cervinia, una località sciistica riconosciuta e rinomata della Valle d’Aosta, una delle eccellenze del turismo del nostro Paese cambia nome. Si chiamerà Le Breuil. Ma siete matti?. Lo sapete quanto tempo ci vuole a costruire una destination, una brand reputation? Ripensateci» – dice la ministra in un video pubblicato su X.

Intanto il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia ha chiesto che il governo intervenga sulla questione. «La decisione del Comune di Cervinia di togliere la denominazione italiana lasciando solo quella francese è una scelta incostituzionale e tradisce uno spirito anti-italiano che evidentemente viene insufflato da quelle parti – ha detto Rampelli. – Sono certo che il Governo Meloni studierà le modalità per impugnare questa decisione. L’Italia riconosce alle Regioni a Statuto speciale ampia autonomia e notevoli risorse, gli stessi Comuni che si trovano in quello e in altri territori simili godono di una libertà negata ad altri. Ma questo non autorizza nessuno ad agire fuori dal dettato costituzionale. La nostra Carta tutela le minoranze linguistiche prevedendo l’uso degli idiomi locali, e quindi dei toponimi nella lingua minoritaria rispetto all’italiano. Queste Regioni pur nell’ampia potestà legislativa consentita dallo Stato non possono assumere atti contro la Costituzione. È di solare evidenza che togliere il nome Cervinia è contro ogni tutela della lingua italiana, contro la Repubblica italiana, contro le nostre regole civiche e contro l’interesse economico nazionale. Il bilinguismo non è una scelta ma un dovere. Queste provocazioni, che a fasi alterne colpiscono la nostra cultura, potranno cessare se e quando il Parlamento più esplicitamente approverà la proposta di costituzionalizzazione della nostra lingua madre, come accade nella stragrande maggioranza delle nazioni europee», ha concluso.

di: Alessia MALCAUS

FOTO: ANSA/EPA/JEAN-CHRISTOPHE BOTT