Urne aperte da questa mattina a Nicosia, tra i temi caldi inflazione e immigrazione
Urne aperte da questa mattina a Cipro per le elezioni presidenziali che vedono sfidarsi tre candidati. La tensione è palpabile nell’isola divisa da quasi cinquant’anni fra la più cospicua parte greco-cipriota e la regione del nord turca, riconosciuta solo da Ankara e abitata da oltre 370 mila persone.
Degli 840 mila abitanti di Cipro, circa 561 mila sono chiamati domani a scegliere fra tre ex collaboratori del presidente uscente Nicos Anastasiades. Dai sondaggi risulta che nessuno dei tre dovrebbe raggiungere più della metà dei voti. Sarà quindi necessario un secondo ballottaggio la prossima settimana.
Come previsto dalle urne non è uscito un solo vincitore e il 12 febbraio si terrà il ballottaggio tra l’ex ministro degli Esteri Nikos Christodoulides, centrista, che ha ottenuto il 32% dei voti; e Andreas Mavroyiannis, di sinistra, che è arrivato al 29,6%. A sorpresa rimane fuori dalla corsa uno dei favoriti, il candidato del governo in carica. È Averof Neophytou, leader del partito di centro-destra DISY, Raggruppamento Democratico, che supera appena il 26%.
I due sfidanti di domenica 12
Altra grande sorpresa della campagna elettorale è il risultato inaspettato di Andreas Mavroyiannis, diplomatico di lungo corso, sostenuto dal partito comunista Akel. Ieri Mavroyiannis è arrivato al 29,6%. Sarà lui dunque a sfidare l’ex ministro degli esteri e in corsa come indipendente Nikos Christodoulides, che ha totalizzato il 32%.
Si tratta di una rivoluzione per il quadro politico cipriota: per la prima volta i ciprioti sembrano aver preferito candidati all’insegna della discontinuità rispetto ai partiti classici, per quanto Mavroyiannis sia tutto meno che un parvenue. Fu lui infatti il capo negoziatore di Anastasiades negli infruttuosi colloqui di pace con i turchi di Cipro nord.
I temi della campagna
Tra i temi dell’accesa campagna elettorale al primo posto l’inflazione, di cui l’isola soffre particolarmente a causa della guerra in Ucraina. Cipro inoltre è ai primi posti in Ue per richieste di asilo in proporzione alla popolazione residente. Infine c’è la questione energetica, e al possibile sfruttamento dei giacimenti di gas naturale offshore ambiti a livello internazionale. Senza dimenticare la annosa questione della spaccatura dell’isola. Cipro infatti è divisa dal 1974, quando la Turchia la invase per rispondere al colpo di Stato militare che aveva deposto il presidente cipriota, l’arcivescovo greco-ortodosso Makarios. Una destituzione che segnò la fine degli accordi del Trattato di Zurigo tra Regno Unito, Grecia e Turchia.
di: Caterina MAGGI
FOTO: ANSA/EPA/KATIA CHRISTODOULOU