L’allarme di Oxfam in vista della Cop27, a essere colpiti soprattutto i paesi poveri
Il cambiamento climatico uccide: 189 milioni di persone ogni anno muoiono a causa dei disastri climatici. E a pagare il prezzo più alto sono i Paesi a basso reddito. Questi i dati nell’allarme lanciato dall’ngo Oxfam e dagli altri membri della cordata di associazioni Loss and Damage Collaboration in vista della Cop27 di Novembre che si terrà in Egitto. Dal report emerge uno scenario catastrofico: dal 1991 gli eventi climatici estremi nei Paesi poveri sono raddoppiati causando oltre 676 mila vittime, il 79% del totale a livello globale. Le vittime in Messico dell’uragano Roslyn sono le ultime, tristemente, di una lista di morti a causa del cambiamento climatico.
Si tratta anche di una questione economica, che pagano (letteralmente) proprio i paesi più poveri: secondo i dati dell’African Development Bank Africa sta perdendo tra il 5 e il 15% di Pil pro-capite all’anno a causa dei cambiamenti climatici, pur essendo responsabile di meno del 4% delle emissioni inquinanti a livello globale. Questo mentre le industrie dei paesi ricchi continuano ad arricchirsi: nella prima metà del 2022 i profitti realizzati da 6 tra le principali multinazionali fossili (BP, Shell, Chevron, Exxon Mobil, Total e Eni) superano per 70 miliardi di dollari il costo complessivo degli eventi climatici estremi nei Paesi in via di sviluppo. Alla Cop26 dello scorso anno, i Paesi in via di sviluppo erano uniti nel chiedere l’istituzione di un fondo ad hoc per il finanziamento delle perdite e dei danni, per garantire un approccio globale agli impatti climatici. Tuttavia la proposta è stata respinta dai Paesi più ricchi durante il summit di Glasgow, noto per aver ottenuti scarsissimi (se non nulli) risultati. Il problema è che c’è sempre meno tempo: secondo lo studio un lieve aumento delle temperature globali comporterà ulteriori catastrofi climatiche con un conto in termini di perdite stimato tra i 290 e i 580 miliardi di dollari entro il 2030 per i Paesi in via di sviluppo.
di: Caterina MAGGI
FOTO: ANSA / DANIEL BEREHULAK