Venne trovata morta nel 1974, per l’identificazione servirono 48 anni. Il suo assassino è ancora senza nome
Race Point Beach è un posto incantato. Una distesa di sabbia mozzafiato che si estende sulla punta della penisola di Cape Cod, in Massachusetts: un susseguirsi di dune sabbiose oltre cui si infrangono le onde blu dell’oceano. La natura qui è selvaggia, incontaminata, il silenzio è rotto solo dal rumore dell’acqua, dal grido dei gabbiani, dal fischio del vento che passa in mezzo alle dune e ne sposta la sabbia, cambiandone forma e dimensione. È il tipo di posto che non è mai affollato: persino in estate, si potrebbero percorrere chilometri e non incontrare altri che qualche pescatore occasionale. È qui, nel cuore del Parco Nazionale di Cape Cod, che il 26 luglio del 1974 venne trovato il corpo trucidato di una donna destinata a rimanere senza identità per quasi 50 anni. La Signora delle Dune.
Ci sono immagini che nemmeno il sole più alto può far apparire meno macabre, scene che neanche lo sfondo più incantevole può rendere meno agghiaccianti. Il 26 luglio, nel 1974, era un venerdì. Leslie Metcalfe, 12 anni, era in gita con i genitori a Provincetown, Massachusetts: avevano organizzato un’escursione tra le dune in uno dei luoghi più particolari del mondo, quella lingua di terra nell’Oceano Atlantico che forma la baia di Cape Cod. I Metcalfe erano in compagnia di alcuni amici e la piccola Leslie apriva la strada quando uno dei cani della combriccola iniziò ad abbaiare e scappò via. Leslie, incuriosita, si staccò dal gruppo e lo rincorse: fino a trovarsi davanti un cadavere in avanzato stato di decomposizione, circondato da un’infinità di insetti. In seguito, la sorella Alyssa avrebbe raccontato l’orrore nelle grida della ragazzina.
Secondo il resoconto dell’FBI, la donna era nuda, sdraiata su una coperta da spiaggia. Aveva la testa quasi staccata dal corpo poggiata sui jeans, ripiegati sotto la nuca, e le mani erano scomparse, tagliate via dall’assassino. Doveva avere tra i 20 e i 40 anni, era robusta, indossava una bandana blu e aveva i capelli raccolti in una coda di cavallo. Fu subito chiaro che si trattasse di omicidio: non solo per il macabro particolare delle mani asportate ma anche perché la parte sinistra del cranio era completamente sfondata. Dall’autopsia emerse che la vittima aveva 37 anni e che era stata uccisa nel sonno. Più particolari emergevano, più oscura si faceva tutta la vicenda: la donna doveva esser stata uccisa altrove e il suo cadavere doveva esser stato trasportato e scaricato lì tra le dune, evitando i turisti che nel fine settimana percorrevano gli stessi sentieri che avevano portato Leslie Metcalfe e il suo cane al cospetto della Signora delle Dune. Come era possibile che nessuno avesse visto niente? E chi era, la donna martoriata che aveva gettato una lunga ombra sul paradiso di Race Point Beach? Nel corso delle indagini, man mano che dare un’identità al cadavere diventava più difficile, il motivo per cui le mani fossero state amputate diventava chiaro: era possibile che il killer avesse messo in atto un rituale, ma era più probabile che volesse vanificare l’identificazione della vittima, lasciar girare a vuoto chi conduceva le indagini mettendo più distanza possibile tra sé e il crimine. Peraltro, nemmeno le ricostruzioni facciali della donna portarono ad alcun risultato: non ci furono segnalazioni, né il suo profilo venne mai associato a qualche persona scomparsa. L’identikit venne ripetuto più volte nel corso degli anni: il primo fu pubblicato nel 1979, gli altri vennero rilasciati negli anni a venire e ogni ricostruzione apparve sempre molto diversa dalla precedente, cosicché per mezzo secolo la Signora delle Dune ebbe migliaia di volti ma nemmeno un nome. Nel corso degli anni le teorie impazzarono e alla vittima sconosciuta vennero attribuite tante personalità quante la fantasia di agenti, giornalisti e opinione pubblica fu in grado di elaborare. La Signora delle Dune divenne tutto ciò che gli altri pensavano lei fosse: fu una ragazza in fuga, una turista, una donna benestante ma spericolata giunta al suo ultimo viaggio; si ipotizzò che potesse essere una migrante, una prostituta, un’affiliata a qualche clan mafioso. Si arrivò persino a dire che fosse una delle comparse del celebre film Lo squalo: alcune scene erano state girate non molto lontano dal luogo del ritrovamento. E poi, nel novembre del 2022, la svolta. Gli appassionati di storia familiare, o in generale tutti coloro che hanno avuto bisogno di rintracciare dei parenti, sanno che esistono dei kit per risalire alle proprie origini genealogiche tramite tampone salivare. Le aziende che li vendono hanno dei database in cui i campioni vengono conservati e, in base a ciò che il cliente decide di consentire, questi “dati genetici” possono essere utilizzati per entrare in contatto con altri clienti con cui si condivide qualche “pezzo” di Dna. È proprio così che l’FBI è risalita all’identità della Signora delle Dune: partendo dai campioni prelevati dal cadavere, gli agenti hanno ricostruito l’albero genealogico della vittima fino a individuarne il nome. Ruth Marie Terry.
Ruth è nata nel 1936 a Marion County, nel Tennessee. A 20 anni si è sposata con un soldato, un veterano della guerra di Corea, Billy Ray Smith, ma poco dopo le nozze è fuggita per raggiungere prima il Michigan, poi la California, infine il Massachusetts. Le sue tracce nella storia sono labili e altalenanti come le dune di sabbia ma portano a una data, febbraio 1974, quando ha sposato un uomo di nome Guy Rockwell Muldavin. Dopo la sua scomparsa, nel luglio dello stesso anno, i suoi affetti più stretti l’hanno cercata, hanno assunto anche un investigatore privato. Ma gli identikit della Signora delle Dune erano così distanti dal volto della vera Ruth Marie che non è mai stata riconosciuta. L’identificazione del corpo diede nuova linfa vitale alle indagini e l’attenzione degli inquirenti si concentrò sull’assassino, ancora senza nome. Il cerchio si strinse proprio intorno all’ultimo marito di Ruth, Muldavin. Un nome che alle forze dell’ordine era già noto da tempo. Nel 1960 Muldavin era stato arrestato perché sospettato di aver ucciso la seconda moglie e la figliastra 18enne. Venne scagionato, ma finì in carcere qualche anno più tardi perché rubò 10mila dollari alla madre della terza moglie. Seguì un altro divorzio, che lo condusse tra le braccia di Ruth Marie Terry. Muldavin era un comico, un artista, un dj, un attore; usava una moltitudine di nomi diversi e lo stesso fece in quel periodo anche Ruth. I due si sposarono in Nevada ma dopo la scomparsa di lei, anche lui fece perdere le sue tracce. Si sposò una quarta volta e dell’ultima moglie non si hanno notizie. L’agente speciale dell’FBI che si è occupato del caso, Joe Bonavolonta, non ha puntato espressamente il dito contro Muldavin ma la polizia di Stato ha diramato un comunicato per rintracciare chiunque avesse informazioni sull’uomo. Ma cercarlo è come cercare un fantasma: Guy Rockwell Muldavin è morto nel 2002, a 78 anni. La scrittrice Ann Rule, autrice del libro Un estraneo al mio fianco su Ted Bundy, ha fornito molte informazioni agli inquirenti: era convinta che Muldavin fosse un serial killer e che fosse dunque il responsabile della morte della Signora delle Dune. Ma sono solo supposizioni. L’unica verità di cui possiamo essere tristemente sicuri è che Ruth è morta. È rimasta sepolta per 48 anni nel piccolo cimitero di St Peter, sotterrata nell’erba con una semplice lapide a segnarne le spoglie. Oggi finalmente riposa in una bara con il suo nome, ma nessuno può donarle la pace ultima della giustizia: l’identità del suo assassino si è persa tra le dune di una spiaggia selvaggia e la verità giacerà per sempre tra le onde dell’Oceano, spettatore imparziale e giudice silenzioso.