La storia del rapper più discusso e controverso, a 27 anni dalla scomparsa

Il 7 settembre 1996 a Las Vegas, sulla strada che porta al Club 662, da una Cadillac bianca vengono sparati 12, o forse 13, colpi di pistola. Quattro colpiscono Tupac, icona del gangsta rap, che morirà il 13 settembre, dopo 6 giorni di agonia. Come in una saga, sono tante le persone e le storie che si intrecciano non solo nella morte del cantante, ma anche nella sua vita tempestosa tra poesia, le faide tra rapper, il carcere e un nuovo modo di concepire la musica e la cultura hip hop, che lo porterà ad essere considerato uno degli artisti più talentuosi e influenti del genere.

Tupac Amaru Shakur nasce il 16 giugno del 1971 a New York: un fatto che sembra singolare, vista la sua successiva appartenenza alla West Coast. Per il primo anno di vita porta il nome di Lesane Parish Crooks, che viene poi cambiato dalla madre in onore di Tupac Amaru II, giustiziato dopo aver guidato la rivolta dei nativi del Perù contro i colonizzatori spagnoli tra il 1780 e il 1781. La madre Afeni Shakur milita nelle Pantere Nere, storico movimento rivoluzionario nato per proteggere la comunità afroamericana dalla violenza della polizia, basato sull’autodifesa come strumento di lotta. Un mese prima di dare alla luce Tupac, la donna viene assolta dall’accusa di cospirazione contro il governo statunitense, dopo essere stata accusata di aver preso parte a un attentato dinamitardo. In aula la donna difende se stessa e i suoi compagni, in un processo ritenuto discriminatorio. Si tratta del Panther 21, un procedimento a carico di 21 membri del Black Panther Party nell’ambito del COINTELPRO, programma di controspionaggio, in parte illegale, dell’FBI attraverso il quale il governo americano, allora guidato dal repubblicano Richard Nixon, vuole smantellare tutte le personalità e le organizzazioni considerate sovversive.

La formazione e la crescita di Tupac ruotano intorno ad attivisti come il compagno della madre, Mutulu Shakur, incarcerato nel 1981, fratello dell’attivista del Black Liberation Army Assata Shakur, arrestata con diverse accuse, attualmente in asilo politico a Cuba. Il futuro rapper cresce in condizioni di estrema povertà, poi nel 1986 si trasferisce con la madre a Baltimora, dove frequenta la Baltimore School for the Arts. È qui che il giovane Tupac si appassiona alla poesia, al balletto e alla recitazione e partecipa alle prime gare di beatbox e freestyle, senza dimenticare la politica. In quegli anni, infatti, si iscrive alla Young Communist League of the United States of America (YCL).Nel 1988 una brusca sterzata che segna, però, il suo incontro con la California: con la famiglia si trasferisce a Marin City, a cinque chilometri da San Francisco, dove stringe legami con alcuni esponenti della criminalità organizzata, comincia a fare uso di droga e a spacciare e abbandona la scuola. L’anno successivo un incontro decisivo: conosce la cantante e ballerina Leila Stenberg, che diventa la sua manager e gli procura un posto come roadie del gruppo hip hop Digital Underground. Il passo da dietro le quinte al palco è breve: Shakur diventa secondo rapper e ballerino del gruppo. Nel 1991, con l’aiuto dei Digital Underground Tupac pubblica il primo album 2Pacalypse Now, con il quale ottiene il plauso del pubblico e della critica per il suo flow al contempo poetico e pungente e per le tematiche affrontate come la condizione delle madri nere single (nei brani Brenda’s Got a Baby e Part Time Mutha), il razzismo, la povertà, la violenza della polizia e nelle strade e la “thug life”, espressione coniata dallo stesso rapper che dà il nome anche a un gruppo da lui fondato nel 1992.  Il disco ottiene un grande successo, superato dalla seconda prova Strictly 4 My N.I.G.G.A.Z. (1993), in cui il rapper dà maggiore spazio all’introspezione, esplorando temi come la religione e la natura umana. In quegli stessi anni, però, iniziano le prime vicende giudiziarie.  Nell’agosto del 1992 Tupac torna a Marin City per partecipare a un festival musicale. Molte le versioni riportate in questi anni dell’accaduto, che divergono in alcuni punti, ma sembra che tutto abbia avuto inizio da una rissa mentre il cantante stava firmando autografi. Poi spari: un bambino di 6 anni, Qa’id Walker-Teal, viene colpito a morte da un proiettile vagante mentre passa lì vicino in bici. Non è chiaro né chi abbia brandito l’arma, né l’esatta dinamica dei fatti. Tre anni dopo Shakur accetta di pagare una somma tra i 300mila e i 500mila dollari alla famiglia del bambino, pur non essendo ritenuto coinvolto nella morte di Walker-Teal. Nel 1993 il rapper e attore viene accusato di violenza sessuale da Ayanna Jackson, una fan conosciuta in un locale a New York. Jackson ha raccontato di aver avuto un rapporto sessuale consensuale con il cantante e che i due decisero di rivedersi qualche giorno dopo. La donna raggiunge Tupac nella sua camera d’albergo, dove sostiene di essere stata violentata dal rapper e da alcuni membri del suo staff. Il cantante si dichiara innocente, affermando di non essere stato presente nella stanza al momento dello stupro, ma il tribunale lo condanna a quattro anni e mezzo per abuso sessuale, assolvendolo da altre accuse. Nell’ottobre del 1995 esce dal carcere grazie al pagamento di una cauzione milionaria. Mentre è ancora in prigione viene pubblicato Me Against the World (1995),quello che molte testate del settore considerano non solo l’opera magna di Shakur ma anche uno dei migliori dischi rap degli anni Novanta. Pochi mesi prima del verdetto sul caso di violenza sessuale accade un fatto che segna l’inizio della celeberrima faida tra i rapper della West Coast e quelli della East Coast: l’attacco ai Quad Recording Studios. Una volta arrivato agli studi di registrazione Tupac e alcuni suoi collaboratori vengono rapinati da alcuni uomini armati, che poi sparano al rapper. Quest’ultimo si convince che tra i mandanti ci siano il rapper e produttore Puff Daddy e The Notorius B.I.G., già all’epoca uno dei rapper più noti e influenti della East Coast, con il quale Shakur è ancora in buoni rapporti. Tuttavia non sarebbero mai state trovate prove a carico dei due e l’ipotesi sarebbe stata smentita.

Ma è proprio in questo periodo che un’altra figura si staglia sul cammino del rapper, il controverso produttore Marion “Suge” Knight Jr., fondatore dell’etichetta Death Row Records insieme a Dr. Dre. Anche quella di Suge è una vita costellata da problemi con la legge: attualmente sta scontando una pena di 28 anni di carcere per omicidio volontario per aver travolto con la sua auto e ucciso un consulente del film Straight Outta Compton, che racconta la storia del gruppo pioniere del gangsta rap N.W.A., di cui faceva parte lo stesso Dr. Dre. Knight mette sotto contratto (e sotto la sua protezione) Tupac e la corsa diventa inarrestabile. Nel 1996 esce All Eyez on Me, l’album rap più venduto di tutti i tempi (più di 38 milioni di copie), che contiene California Love, forse il singolo più famoso. È la consacrazione del rapper, ma è anche, con il senno di poi, l’inizio e lo spaventoso preambolo della fine: nel disco è contenuta la diss track Hit ‘em Up, con cui Tupac insieme al gruppo The Outlawz, dichiara guerra alla East Coast, soprattutto a Biggie e Puff Daddy. Un dissing a sua volta criticato, andato ben oltre lo sfottò, tra commenti sessisti su Faith Evans, la moglie di Biggie, e minacce di morte ai rivali. Pac fonda la sua etichetta di distribuzione discografica Makaveli Records (dal nome del filosofo Niccolò Machiavelli, di cui il rapper è avido lettore) che si propone di mettere sotto contratto moltissimi artisti. Ma nulla di tutto questo accade.

Arriva la sera del 7 settembre 1996. Tupac si reca all’MGM Grand Las Vegas per assistere a un incontro di boxe tra Mike Tyson e Bruce Seldon insieme a Suge Knight. Una volta terminato il match i due, insieme al numeroso entourage, si recano al Club 662 di proprietà della Death Row, ma sulla strada la loro auto viene affiancata da quella Cadillac bianca da cui vengono sparati quei proiettili che metteranno fine alla vita del rapper, a 25 anni. Nel settembre 2023, a 27 anni di distanza, viene arrestato Duane “Keefe D” Davis con l’accusa di essere il mandante dell’omicidio di 2Pac. Nel momento in cui scriviamo non si hanno altre informazioni. Si sa, però, che Keefe D si trovava a bordo della Cadillac, come ha ammesso lui stesso in diverse interviste e nel suo libro Compton Street Legend, uscito nel 2019. Stando a quanto dichiarato da Davis, sui sedili posteriori dell’auto da cui sono stati sparati i colpi era seduto suo nipote Orlando “Baby Lane” Anderson, da alcuni sospettato di essere l’esecutore materiale dell’omicidio di Shakur. Anderson è morto in una sparatoria nel 1998.

Ma sono tante le ipotesi formulate su quanto accaduto quella notte. Ora un altro tassello va a infittire la rete di cui si costituisce questa saga, alla quale negli anni si sono aggiunte le teorie più disparate (c’è chi crede che Tupac sia ancora vivo). Sei mesi dopo la sparatoria, nel marzo 1997, Notorius B.I.G. muore in modo molto simile al “rivale”. Colpi di pistola che segnano la fine di due vite e di una stagione fertile quanto ambigua del rap americano. 2Pac era già un’icona prima della sua morte, ma la prematura scomparsa ha contribuito a farlo assurgere a mito, a “leggenda”, come si dice in questi casi. La costruzione di un mito può rafforzare la memoria ma può ridurre la complessità di un artista, di un essere umano, e trasformare la sua esistenza in metafora, a beneficio di detrattori e ammiratori. E di essenziale cosa rimane? Ad oggi, di Tupac Shakur, uno dei rapper più controversi e discussi della storia, non rimane solo una stella sulla Hollywood Walk of Fame, le “leggende” intorno alla sua vita e alla sua morte, ma i film in cui ha recitato, i suoi dischi, la sua musica, nel bene e nel male.