Il sistema elettorale cubano non consente una vera e propria competizione fra candidati, con l’unico dato davvero rilevante che riguarda l’affluenza ai seggi
Domenica 26 marzo a Cuba si sono tenute le elezioni per il rinnovo del Parlamento. Un appuntamento elettorale poco attenzionato a livello internazionale a causa del particolarissimo sistema di votazioni dell’isola, in cui il diritto dell’elettorato attivo si riassume nella scelta fra l’accettazione dei candidati proposti o il loro rifiuto. Non stupisce che quasi tutte le classifiche sul livello di libertà di espressione e democrazia “mettano “puniscano” Cuba inserendola nelle ultime posizioni.
Sistema elettorale cubano: come funziona?
Nello specifico, il Parlamento cubano è composto da 470 seggi (dopo la riforma costituzionale del 2018 che ha ridotto il numero di parlamentari, in precedenza 614). Anche i candidati eleggibili sono 470, suddivisi in altrettanti collegi. Ne consegue insomma che l’elettore non può che approvare l’elezione di un determinato candidato in un determinato collegio, attribuendogli un seggio, oppure non votarlo.
Nel caso in cui il candidato non ottenga almeno il 50% più uno dei voti il seggio rimarrà vacante per tutta la legislatura quinquennale. Metà dei candidati viene scelta da una Commissione nazionale composta da rappresentanti di sindacati e associazioni civili; un organo che, nei fatti, rispecchia le indicazioni del Partito comunista. La seconda metà dei candidati parlamentari viene invece scelta dai governatori municipali eletti.
Hanno diritto di voto tutti i cittadini maggiori di 16 anni, fatta eccezione per chi ha richiesto un visto per emigrare.
Il ruolo del Parlamento cubano
L’assenza di una vera e propria competizione democratica (è vietata per legge persino la campagna elettorale) nelle elezioni a Cuba rispecchia in parte il ruolo secondario del Parlamento. I rappresentanti eletti infatti sono chiamati ad approvare le decisioni dello stesso Partito che li ha inseriti nelle liste degli eleggibili, senza significativi spazi di manovra né la possibilità di intentare un dibattito critico.
Fra i compiti dei parlamentari c’è quello di eleggere, al loro interno, il presidente e il Consiglio di Stato. Quest’ultimo è l’organo che realmente prende le decisioni concrete per il Paese. Il rinnovo di entrambi arriverà verso la fine del 2023 e sembra probabile un secondo mandato (l’ultimo consentito) dell’attuale capo di Stato Miguel Díaz-Canel.
Lo spettro dell’astensione nelle elezioni a Cuba
Data la peculiarità del sistema elettorale a Cuba, è chiaro che l’unico segnale politico tangibile in arrivo dalle urne rimane il dato sull’astensione.
Così è stato in occasione delle elezioni dei rappresentanti municipali a fine 2022, quando su 26mila candidati per 11mila rappresentanti da eleggere solo uno apparteneva ad un gruppo di opposizione. Questo nonostante nel Paese non manchino i dissidenti che per protesta hanno lanciato un appello al boicottaggio delle elezioni. Il risultato, definito un “voto di condanna” dal presidente Díaz-Canel, è stata l’astensione più alta degli ultimi 40 anni, con un’affluenza del 68,58%.
Lo spettro dell’astensionismo è stato però ridotto rispetto ai timori: secondo quanto diffuso dall’agenzia di stampa cubana Acn a due ore dalla chiusura dei seggi, l’affluenza era al 70,34% degli aventi diritto.
I risultati ufficiali, oltre al dato definitivo sull’affluenza, saranno pubblicati nei prossimi giorni.
di: Marianna MANCINI
FOTO: ANSA/EPA/YANDER ZAMORA