COMMISSIONE UE

Il ministro ceco Sikela e il premier italiano Draghi guardano alla scelta di Berlino: “nessuna soluzione funziona senza strategia comune”. Price cap escluso dai lavori

Si è concluso il Consiglio Ue sull’Energia: il tema all’ordine del giorno è l’energia ma il price cap è stato escluso dalla discussione. I ministri hanno raggiunto un accordo per mitigare gli alti prezzi dell’elettricità che include taglio dei consumi, tetto agli extra-ricavi per i produttori di energia elettrica e il contributo di solidarietà dei produttori di combustibili fossili

Nel dettaglio, come riferisce la presidenza ceca, vengono concordati: una riduzione obbligatoria del 5% della domanda elettrica, da effettuare nelle ore di punta in tutti gli Stati membri; un tetto di 180 euro per Mwh ai ricavi per le aziende “infra marginali”, che forniscono energia da fonti rinnovabili e nucleare sul mercato elettrico; un prelievo aggiuntivo del 33% sugli extra profitti delle aziende che forniscono elettricità da fonti fossili, chiamato “contributo di solidarietà”.

La commissaria europea per l’Energia, Kadri Simson, ha inoltre fatto sapere che “sulla base delle indicazioni” offerte dai ministri europei la Commissione europea “svilupperà le idee” per abbassare i prezzi dell’energia “prima del Consiglio europeo della prossima settimana”, in programma a Praga il 6 e 7 ottobre. «Questo lavoro sarà alla base di una proposta legislativa che presenteremo in tempi celeri», ha aggiunto.

Sul price cap ha dichiarato che “l’introduzione di “un tetto del prezzo del gas all’ingrosso è un’opzione legittima, ma richiede un intervento radicale sul mercato, che richiede diverse condizioni non negoziabili che dovranno essere attuate prima che entri in funzione“. «Abbiamo convenuto che ci forniranno ulteriori input e da parte della Commissione abbiamo anche espresso la nostra disponibilità a sviluppare un cap per il prezzo del gas utilizzato nella produzione di elettricità», ha spiegato ancora.

Cingolani: si pensa a tetto con forchetta

Il ministro della Transizione Roberto Cingolani ha spiegato che lo strumento su cui si lavora a livello europeo per la crisi del gas è un “tetto con forchetta”. «Bisogna realizzare e trovare un range tra un minimo e un massimo in cui ci possa sempre essere una variazione. Ci sarà presto una proposta dai principali Paesi energivori, per fornire alla Commissione dei punti principali per consentirle di costruire una proposta legislativa accurata prima della riunione dei capi di Stato europei del 6-7 ottobre», ha spiegato.

Simson: “trovare strada accettabile per tutti gli Stati membri”

Al suo arrivo il ministro ceco per l’Industria e il Commercio, Jozef Sikela, parte della presidenza del Consiglio Ue, aveva specificato che “il price cap non è sul tavolo oggi, qualsiasi cosa è possibile ma mi aspetto che il price cap sarà il prossimo punto nell’agenda“. «Ci stiamo muovendo rapidamente, passo dopo passo, e non c’è tempo da perdere. Siamo in una guerra e la battaglia decisiva sarà questo inverno, per questo dobbiamo essere uniti e solidali», ha aggiunto ancora in riferimento allo scudo da 200 miliardi annunciato dalla Germania per calmierare i prezzi.

La stessa unità a cui si appella anche il premier italiano Mario Draghi: «non possiamo dividerci a seconda dello spazio nei nostri bilanci nazionali, serve solidarietà. Nessuno Stato membro può offrire soluzioni efficaci e a lungo termine da solo in assenza di una strategia comune, neppure quelli che appaiono meno vulnerabili sul piano finanziario».

La commissaria Ue all’Energia, Kadri Simson, ha invece fatto sapere che la Commissione è intenzionata a proporre un tetto al prezzo di quello importato dalla Russia e di quello utilizzato allo scopo di produrre elettricità, ma non un price cap generalizzato. «Dobbiamo trovare una strada che sia accettabile per tutti gli Stati membri perché altrimenti l’approccio a livello Ue creerà divisioni. Diversi Stati membri si aspettano diverse soluzioni ma la Commissione deve presentare un’idea che abbia un ampio consenso. Le discussioni di inizio settembre sono state molto necessarie – ha detto la commissaria al suo arrivo. – Oggi discuteremo i non-paper degli Stati così come quello della Commissione. Penso che non possiamo trattare questo problema nei confronti della Russia e dei nostri partner fidati allo stesso modo. Quindi dobbiamo rimuovere gli incentivi alla manipolazione della Russia e lo abbiamo fatto. Dobbiamo offrire un price cap a tutto il gas russo, non solo via gasdotto ma anche Gnl, e con i nostri partner dobbiamo negoziare dei corridoi dei gas. Ma dobbiamo tenere in mente che le conseguenze non possono essere aumentate perché stiamo ancora affrontando questa situazione», ha spiegato ancora.

Germania frena il tetto generalizzato

In vista dell’Eurogruppo di lunedì, fonti diplomatiche Ue affermano che Berlino dirà no al price cap generalizzato al gas. Il governo di Scholz non sarebbe contrario per “ragioni ideologiche” ma per “garantire la sicurezza degli approvvigionamenti” e con un tetto su tutte le importazioni “c’è un alto rischio che il Gnl vada verso l’Asia o altrove”. Il rischio sarebbe tagliare fuori l’Europa dalle forniture.

La portavoce del ministero dell’Economia tedesco ha risposto ai commenti dall’Italia dello scudo da 200 miliardi: «la Germania introduce un freno al prezzo del gas e questo non ha nulla a che fare con il tetto al prezzo del gas».

La portavoce della Commissione europea, inoltre, ha affermato che sta agli Stati membri “notificare alla Commissione Europea” se il piano tedesco si può classificare come “aiuto di Stato” ed è compito dell’esecutivo Ue di “monitorare che ci siano ragionevoli livelli di aiuto di Stato ed evitare distorsione nel mercato unico”. «Bisogna separare la natura politica del dibattito dal ruolo della Commissione, che è più giuridico, ovvero far rispettare il quadro di regole attuale», ha spiegato.

Posizione condivisa da Lussemburgo

Anche il ministro dell’Energia del Lussemburgo, Claude Turmes, ha evidenziato i rischi del price cap su tutto il mercato: «chi decide a chi va il gas? Potrebbe essere un sistema molto difficile da gestire. La cosa più importante che dobbiamo fare è sederci a un tavolo con la Norvegia e gli altri fornitori tramite gasdotto che ci forniscono il 60% del gas per mettere in evidenza che il gas costava 20 euro a megawattora e ora in alcuni giorni costa 250 euro. Penso ci sia una via di mezzo».

Turmes guarda poi agli Stati Uniti: «nel mercato del gas liquefatto, il Gnl, gli Usa sono il punto di svolta. Dobbiamo parlare con il presidente Biden, soprattutto dopo l’esplosione di questa settimana il sabotaggio è un tema di sicurezza per l’Europa gli Usa devono essere solidali con noi. La maggior solidarietà che gli Usa possono darci, in mezzo all’assistenza militare all’Ucraina, è inviarci massicciamente Gnl a un prezzo che non ci spinga in recessione economica. Questo è molto importante. E l’altro passaggio è sederci con Giappone e Corea perché altrimenti saremmo in competizione con Giappone e Corea per i livelli rimanenti di Gnl», ha sottolinea. 

di: Alessia MALCAUS

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