ANSA/CARLO ORLANDI

Estonia espelle un diplomatico russo: “è una minaccia per la sicurezza”. Borrell: “andrò in Cina”

Mentre il mondo tiene gli occhi puntati sul Consiglio Europeo in corso a Bruxelles, la guerra in Ucraina entra nel 394esimo giorno.

Al fronte si continua a combattere: nei raid notturni condotti dalle forze armate russe nel nord e nell’est del Paese sono morti almeno 7 civili, secondo il servizio di emergenza ucraino.

Nella città di Konstantinovka i russi hanno attaccato con gli S300, provocando tre morti: lo riporta l’ufficio del procuratore generale dell’Ucraina.

L’ex presidente Medvedev ha dichiarato che le forze russe potrebbero spingersi fino a Kiev e anche Leopoli, se Mosca lo ritenesse necessario. E poi ha aggiunto che un eventuale tentativo ucraino di riprendere la Crimea – annessa unilateralmente da Mosca nel 2014 – sarebbe motivo sufficiente per la Russia per usare “qualunque arma”. «Un tentativo di dividere parte dello Stato equivarrà a una violazione dell’esistenza dello Stato stesso. Spero che i nostri amici dall’altra parte dell’oceano se ne rendano conto».

Mosse diplomatiche

Kiev ha intanto lodato l’intervento di Giorgia Meloni a Bruxelles: “la presidente del Consiglio Meloni ha spiegato brillantemente agli europei che continuano a umiliare l’Europa chiedendo di non aiutare l’Ucraina quali rischi questo comporterebbe. Ogni richiesta del genere significa: noi Europa consentiamo l’invasione della Russia, gli omicidi di massa e la distruzione della legge. È inaccettabile“, ha twittato il consigliere del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, Mykhailo Podolyak.

L’Estonia dal suo canto ha espulso un diplomatico russo che lavorava presso l’ambasciata a Tallinn, dichiarandolo “persona non gradita” e spiegando che alcuni dei suoi comportamenti erano una minaccia “per la sicurezza e l’ordine costituzionale” del Paese.

Intanto Pechino difende la sua posizione sulla guerra in Ucraina, dopo l’incontro di Mosca tra i presidenti cinese Xi Jinping e russo Vladimir Putin e accusa la Russia di “ostacolare la pace”. La portavoce del ministero degli Esteri cinese Mao Ning a una domanda sulle critiche della Casa Bianca relative ai rapporti tra Mosca e Pechino ha dichiarato: «la cooperazione sino-russa è un’onesta amicizia tra gentiluomini, in netto contrasto con l’egemonia e il bullismo degli Stati Uniti. Le relazioni tra Russia e Cina si fondano sul non allineamento, sul non confronto e sul non prendere di mira terze parti. Gli Stati Uniti non solo gettano benzina sul fuoco, ma ostacolano anche gli sforzi di altri Paesi per promuovere i colloqui di pace. Che intenzioni hanno?».

In merito a tali preoccupazioni si è espresso anche il capo del Pentagono Lloyd Austin, secondo cui il rifornimento di armi alla Russia da parte della Cina “prolungherebbe il conflitto e certamente amplierebbe la guerra potenzialmente non solo nella regione ma a livello globale“.

L’alto rappresentante della politica estera Ue Josep Borrell, dal suo canto, ha annunciato che si recherà presto in Cina: «i cinesi vogliono avere un ruolo diplomatico, non vogliono essere associati totalmente con le azioni militari di Mosca. Vogliono essere dei facilitatori, non mediatori. E visto che la Russia approva i 12 punti di pace della Cina, questo è un ruolo che noi dobbiamo favorire: questa amicizia senza limiti sembra avere dei limiti».

Insieme a Borrell, andranno a Pechino anche Emmanuel Macron e Ursula Von der Leyen, come annunciato dal portavoce della commissione europea: “la presidente Ursula von der Leyen terrà un discorso sulle relazioni Ue-Cina giovedì. La settimana successiva si recherà nel Paese con il presidente francese Emmanuel Macron”.

di: Micaela FERRARO

FOTO: ANSA/CARLO ORLANDI