POALRIS DAWN SPAZIO

La prima attività extraveicolare effettuata da privati nell’ambito della missione Polaris Dawn è stata un successo

La prima “passeggiata spaziale” effettuata da privati è stata un successo. Un vero e proprio evento storico. L’attività fa parte della missione Polaris Dawn, che ha avuto inizio il 10 settembre con il lancio della capsula spaziale Crew Dragon di SpaceX dal Kennedy Space Center, Cape Canaveral, in Florida. La missione è stata in parte finanziata dal miliardario Jared Isaacman, fondatore di Shif4 Payments, in collaborazione con la società di Elon Musk. E proprio Isaacman era tra i due astronauti non professionisti, cioè non affiliati ad alcuna agenzia spaziale o intergovernativa, che hanno “passeggiato nello spazio”, insieme alla specialista di missione Sarah Gillis, ingegnera di SpaceX.

“Passeggiata spaziale” è un termine che viene usato comunemente per indicare le attività extraveicolari o EVA, ovvero il lavoro che le astronaute e gli astronauti svolgono al di fuori della navicella spaziale. L’attività extraveicolare in questione è durata un’ora e 46 minuti, dalle 12:12 alle 13:58 ora italiana. Isaacman e Gillis sono usciti dalla cabina depressurizzata della navetta Crew Dragon Resilience a un’altitudine di circa 732 chilometri. All’interno della capsula sono rimasti Anna Menon, ingegnera di SpaceX, con il ruolo di Mission Specialist e medica di bordo, e il pilota Scott “Kidd” Poteet, tenente colonnello ritirato della United States Air Force, l’aeronautica militare USA. Dopo una lunga preparazione Gillis e Isaacman sono usciti a turno da un portellone della capsula e sono rimasti all’esterno per circa 15-20 minuti ciascuno. I due astronauti indossavano delle speciali tute sviluppate da SpaceX: uno degli obiettivi di Polaris Dawn era proprio quello di testare le nuove tute pressurizzate in vista delle missioni future, sulla Luna o, magari, su Marte, come spera Musk.

Questa missione ha un valore epocale perché dà il via a esplorazioni spaziale svolte da privati. Ma andiamo con ordine e vediamo cosa è successo.

Cosa è successo

Il lancio, inizialmente previsto per il 26 agosto 2024, è stato rimandato diverse volte a causa del maltempo e di problemi tecnici, ed è poi avvenuto il 10 settembre. Già dopo 15 ore dal lancio, la missione Polaris Dawn ha infranto un record. L’equipaggio ha raggiunto l’apogeo (cioè la distanza massima dalla Terra) a una quota di 1400,7 chilometri dalla Terra, la più alta mai raggiunta da una missione spaziale in orbita bassa (in precedenza, nel 1966, la missione Gemini 11 si era spinta a 1374 chilometri). Ma soprattutto si tratta di una quota che non veniva raggiunta dalle missioni del programma Apollo della NASA, oltre 50 anni fa. Poi la capsula Crew Dragon Resilience si è “abbassata” alla quota di 732 chilometri dalla superficie terrestre, circa 300 chilometri più in alto rispetto alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Qui si è svolta la prima attività extraveicolare privata della storia.

Poco dopo il decollo l’equipaggio è stato sottoposto a una lunga procedura di preparazione, come il processo di pre-respirazione, della durata di due giorni, con lo scopo di diminuire la percentuale di azoto nel sangue e prevenire la malattia da decompressione. Bisogna tenere presente che la navicella Crew Dragon è stata modificata in quanto non è dotata di una camera di equilibrio (o “airlock”), come sulla ISS. Per la prima volta, l’equipaggio è stato esposto al vuoto dello spazio. Gli astronauti sono stati abituati gradualmente a pressioni inferiori.

Alle 12:12 (ora italiana) del 12 settembre ha avuto inizio la depressurizzazione della cabina della  Crew Dragon e dopo quasi 40 minuti il portello è stato aperto. Il primo a uscire, alle 12:48 (ora italiana) è stato il Mission Commander Jared Isaacman seguito, alle 13:04, dalla Mission Specialist Sarah Gillis. Gli astronauti hanno completato una serie di test relativi alla mobilità delle tute.  «A casa abbiamo tutti molto lavoro da fare, ma da qui sembra un mondo perfetto» ha detto Isaacman appena uscito dalla navicella. Gillis e Isaacman sono rimasti agganciati alla navetta attraverso un cavo lungo 3,5 metri, monitorati da Anna Menon e Scott Poteet, rimasti all’interno della capsula. Il Mission Commander e la Mission Specialist. Il tutto, seguito da una live di SpaceX, si è svolto secondo i piani, senza inconvenienti.Alle 13:14 ora italiana il boccaporto è stato chiuso ed è cominciata la ripressurizzazione (rispristino della pressione) della Crew Dragon, terminata alle 13:58 ora italiana. La prima EVA commerciale della storia si è, così, conclusa.

Durante la missione sono stati effettuati test sulle comunicazioni laser con i satelliti Starlink, sempre di proprietà di SpaceX.  «Si potrebbe pensare che ottenere internet sia facile come premere l’interruttore, ma non lo è – aveva dichiarato Sarah Gillis prima dell’inizio della missione- stiamo parlando di un laser che invia informazioni a un satellite Starlink che si muove a velocità orbitale (oltre 28mila chilometri orari), verso la Terra e poi di nuovo indietro».

Come previsto, la navetta ha attraversato anche l’Anomalia del Sud Atlantico (South Atlantic Anomaly, SAA), una porzione delle fasce di Van Allen caratterizzata da un valore di intensità magnetica inferiore rispetto al campo magnetico medio. In questa parte la protezione dalle radiazioni nocive è ridotta: l’obiettivo è quello di studiare gli effetti delle radiazioni sul corpo umano

Polaris Dawn è la prima delle tre missioni del Programma Polaris, finanziato da Jared Isaacman che, oltre a questo, prevede un altro volo spaziale con la Crew Dragon e quello che dovrebbe essere il primo volo con equipaggio della Starship, veicolo di lancio ancora in fase di sviluppo da parte di SpaceX. La missione Polaris Dawn dura cinque giorni e prevede lo svolgimento di circa 40 esperimenti, alcuni volti a valutare gli effetti sull’organismo della permanenza nello Spazio e a testare nuove tecnologie che potranno servire, come detto in precedenza, per future missioni sulla Luna o su Marte. Non sono stati comunicati i costi dell’iniziativa.

Non si tratta, però, della prima mission né per SpaceX, né per Isaacman. Nel 2021 l’imprenditore ha finanziato e partecipato, nel ruolo di comandante, alla missione spaziale Inspiration4, sempre a bordo della Crew Dragon Resilience. Si è trattato della prima missione spazialecon civili della storia, dove per “civili” si intende persone che non sono astronauti di professione.

Una curiosità: la capsula Crew Dragon è stata fotografata dal Virtual Telescope Project nel cielo sopra Manciano, in provincia di Grosseto. Non è stato facile realizzare lo scatto, visto che la capsula si trovava a circa 1100 chilometri di distanza e a un’altitudine di 200 chilometri dalla Terra.

Il portello della capsula – © SpaceX/ZUMA Press Wire/

Le tute progettate da SpaceX

A suscitare grande interesse sono state anche le tute indossate dall’equipaggio, sviluppate da SpaceX specificamente per questa missione. Le tute pressurizzate, sottoposte a centinaia di ore di test, offrono una maggiore mobilità, sono dotate di un casco con display a testa alta (HUD) e di telecamere innovative. Nello specifico, nel casco è stato inserito un display che aiuta a comprendere la risposta delle tute raffreddate ad aria quando entrano in contatto con le temperature dello Spazio.

Sono state effettuate delle prove all’interno di una camera a vuoto; attraverso alcuni sensori sono stati rilevati i parametri biomedici degli astronauti e delle astronaute per esaminare la loro risposta alla pressurizzazione. Si tratta, infatti, di tute per le EVA diverse da quelle utilizzate dalla Stazione Spaziale Internazionale perché non sono indipendenti, bensì collegate alla Crew Dragon attraverso cavi che permettono di trasferire l’ossigeno e l’azoto e l’energia elettrica.

[In copertina il lancio del razzo Falcon 9 con la Crew Dragon dal Kennedy Space Center, a Cape Canaveral, in Florida, il 10 settembre 2024]

di: Francesca LASI

FOTO: © Joshua Conti/Us Space/Planet Pix via ZUMA Press Wire