Inizia oggi il vertice Onu sui cambiamenti climatici ospitato a Sharm El-Sheik fra polemiche e frizioni internazionali

Si sono dati appuntamento a Sharm El-Sheik in Egitto i leader di tutto il mondo, convocati per il 27esimo vertice Onu sui Cambiamenti Climatici. La Cop27 comincia oggi, domenica 6 novembre, e si protrarrà fino al 18 di questo mese con un obiettivo tanto ambizioso quanto urgente: attutire l’impatto della vita umana sul pianeta.

Con la partecipazione di Giorgia Meloni alla Cop27 per la prima volta dalla morte di Giulio Regeni il capo del Governo sarà in Egitto, per questo potrebbe svolgersi una bilaterale Italia-Egitto. Già nei giorni scorsi il presidente egiziano aveva espresso la sua felicità nel sapere che la premier italiana sarebbe stata presente a Sharm el-Sheikh e dopo le elezioni aveva inviato le sue congratulazioni alla premier Meloni.

Nonostante si tratti di un obiettivo condiviso che accomuna tutti, i negoziati saranno tutt’altro che semplici, com’è emerso già nelle scorse settimane. A rendere delicati i colloqui sono i diversi nodi bollenti nelle relazioni internazionali fra Paesi, dalle preoccupazioni per la recessione globale alla crisi alimentare, dalla crisi energetica al conflitto un Ucraina, fino alla rivalità fra due attori certo non secondari come Stati Uniti e Cina.

Il primo appuntamento da fissare in agenda è per il “vertice dei leader” del 7 e 8 novembre: un summit cui prenderanno parte 125 persone fra capo di Stato e Governo ma anche diplomatici da 200 Paesi e 40mila “laici” fra Ong, studiosi, privati ed esponenti della società civile.

Fra i governanti non mancherà il premier britannico Sunak, dopo le polemiche per l’annuncio della mancata partecipazione di Downing Street e della Monarchia (Carlo III non prenderà parte al summit). Presente anche Lula, appena eletto per la terza volta presidente del Brasile, sule cui spalle pesa la responsabilità di invertire la rotta ambientalista del suo Paese dopo quattro anni nel segno dello scetticismo di Bolsonaro. Per l’Italia presenzierà Giorgia Meloni.

Fra tutte, preoccupano due assenze che lasceranno un vuoto non facilmente colmabile: si tratta della Cina di Xi Jinping e della Russia di Putin.

La convention sul clima è accolta da un “cupo promemoria” dell’Oms, in cui “si prevede che tra il 2030 e il 2050 il cambiamento climatico provocherà circa 250mila morti in più all’anno per malnutrizione” e altre malattie come malaria, diarrea e stress da caldo. Una prospettiva nera cui si aggiungono bilanci economici in rosso: l’organizzazione stima che entro il 2030 i costi dei soli danni diretti del cambiamento climatico alla salute “siano compresi tra due e quattro miliardi di dollari l’anno“.

Quello di Sharm El-Sheik, ricorda dunque l’Oms, è “un’opportunità cruciale per il mondo di riunirsi e impegnarsi nuovamente a mantenere vivo l’obiettivo dell’accordo di Parigi“, ossia il contenimento del riscaldamento globale entro 1,5 gradi.

di: Marianna MANCINI

FOTO: ANSA/EPA/SEDAT SUNA