NEMO SVIZZERA EUROVISION

A vincere la 68esima edizione la Svizzera rappresentata da Nemo, prima persona non-binary a vincere la kermesse musicale. Molte la polemiche, dalla squalifica del concorrente dei Paesi Bassi alla partecipazione di Israele

Si è conclusa la 68esima edizione dell’Eurovision Song Contest (o ESC), la più difficile e contestata di sempre (anche se le polemiche non sono mancate neanche gli anni scorsi). Quest’anno la kermesse, che da sempre si professa apolitica, ha dovuto fare i conti, fin da prima dell’inizio, con le proteste per l’invasione israeliana della Striscia di Gaza e la presenza di Israele nella competizione. Altre questioni hanno interessato la gara come la squalifica di Joost Klein, rappresentante dei Paesi Bassi. La manifestazione si è svolta in Svezia, alla Malmö Arena, nell’omonima città, dopo la vittoria dello scorso di Loreen con Tattoo.

L’edizione è stata vinta da Nemo, rappresentante della Svizzera, con il brano The Code: è la prima persona non-binary a vincere l’Eurovision, anche questo un risultato storico. L’artista ha davvero «broke the code» («rotto il codice»), citando il testo della canzone, che parla della presa di coscienza della sua identità non binaria. La canzone, tra artpop, rap ed elettronica ha chiari rimandi all’opera (come quello all’aria della Regina della Notte dal Flauto Magico di Mozart) ma anche al drum and bass. È stato un testa a testa con Baby Lasagna, in gara per la Croazia con Rim Tim Tagi Dim e arrivato secondo, ma dato come favorito.Sommando i punti delle giurie e del televoto, il cantante e produttore croato ha ottenuto 547 punti, Nemo 591.Nel brano Baby Lasagnamescola pop, trap, techno e metal e racconta delle persone che lasciano la Croazia in cerca di opportunità migliori. Al terzo posto si è classificata l’Ucraina con alyona alyona & Jerry Heil e il brano Teresa&Maria, in cui la cantante e la rapper fanno riferimento alle figure di Madre Teresa e Maria di Nazareth, tra sonorità folk, pop e hip hop. L’Ucraina ottiene, così, un altro ottimo piazzamento, con un totale di 456 punti.

L’Italia con Angelina Mango e La Noia è arrivata settima. La vincitrice della 74esima edizione del Festival di Sanremo è stata apprezzata dalle giurie dei diversi Paesi che, però, non le hanno mai assegnato i fatidici 12 punti. Nella classifica delle giurie la cantautrice si è piazzata quarta con 146 punti, dopo una gara tesissima con Svizzera, Francia e Croazia, che hanno fatto incetta di punti. La performance della cantante, curata dal coreografo Mecnun Giasur (che ha lavorato con molti artisti di fama internazionale, tra cui Rosalía), è stata molto apprezzata dal pubblico dell’arena e da quello a casa.

Baby Lasagna, concorrente della Croazia, durante l’Eurovision Song Contest 2024 – EZIO CAIROLI

Si è parlato molto anche dell’Irlanda e della Spagna. Bambie Thug, cantante irlandese non-binary, ha portato Doomsday Blue, brano che fonde musica elettronica, metal, jazz, con un cambio di registro tra strofe e ritornello. L’artista ha descritto la sua musica come “ouija-pop” perché non vuole incasellarla entro un genere specifico e in riferimento al neopaganesimo e alla stregoneria. La canzone e l’esibizione ha ricevuto pareri contrastanti già in patria: da un lato è stata elogiata per la sua originalità, dall’altro ha creato scalpore per la presenza di una persona truccata da demone e del pentacolo, simbolo ricorrente nel paganesimo, nel neopaganesimo e nella Wicca. Molti hanno gridato allo scandalo ma già prima dell’inizio della competizione. Herman Kelly, leader della formazione di estrema destra irlandese Irish Freedom Party, aveva addirittura lanciato una petizione per escludere la canzone dall’Eurovision. Il brano, ovviamente, è rimasto in gara e Bambie Thug ha portato sul palco della Malmö Arena un’esibizione ricercata, con figure della danza classica. Sul palco l’artista ha portato anche i colori della bandiera transgender in uno dei due costumi di scena. Alla fine l’Irlanda ha guadagnato la sesta posizione sia nella classifica delle giurie, sia in quella finale comprensiva di televoto.

Prima dell’inizio di questa 68 esima edizione si è parlato anche di Zorra, canzone portata dai concorrenti spagnoli Nebulossa. Il termine “zorra” significa “puttana” ed è qui usato in senso femminista, di rivalsa, contro la misoginia e gli insulti sessisti. Proprio per questo l’EBU (European Broadcasting Union, Unione europea di radio diffusione, l’ente che organizza l’Eurovision) ha accettato la canzone, anche se da regolamento non sarebbero ammesse le parolacce. La Spagna si è classificata 22esima, ma il duo ha fatto scatenare l’intera arena, che cantava con loro.

In ultima posizione è arrivata la Norvegia. La band Gåte con il folk metal di Ulveham non ha conquistato le giurie e il pubblico da casa, pur portando una proposta interessante. Questa edizione ha visto anche il ritorno in gara del Lussemburgo dopo 31 anni di assenza. Il Paese, con la cantante Tali e il brano Fighter, si è classificato tredicesimo.

La rappresentante dell’Italia Angelina Mango – EZIO CAIROLI

Le contestazioni a Israele

È impossibile parlare di questa edizione dell’Eurovision Song Contest senza fare riferimento a quanto sta accadendo in Palestina. Proprio mentre andava in scena la competizione l’esercito israeliano ha intensificato gli attacchi su Rafah, nel sud della Striscia di Gaza, dove si erano rifugiati circa 1,4 milioni di civili palestinesi, dopo averne ordinato l’evacuazione – contestata da più parti, anche a livello internazionale – in vista dell’invasione di terra, anche questa contestata su più fronti. In quelle stesse ore l’IDF ha preso il controllo della parte palestinese del valico di Rafah e ha chiuso quello di Kerem Shalom, impedendo l’ingresso degli aiuti umanitari, salvo, poi, annunciarne la riapertura anche se diverse associazioni umanitarie ma anche l’agenzia l’UNRWA, hanno riferito poco dopo di una nuova chiusura. La situazione umanitaria è catastrofica: il sistema sanitario è al collasso e i rifornimenti (cibo, acqua, medicinali, carburante) scarseggiano. Dal 7 ottobre a oggi (nel momento in cui scriviamo) sono stati uccisi 35mila palestinesi e quasi 80 mila sono rimasti feriti.

Le contestazioni sono state molto forti fin da prima dell’inizio della kermesse. Un gruppo di artisti svedesi, finlandesi e islandesi avevano inviato diverse lettere all’EBU e firmato petizioni per chiedere l’esclusione di Israele. La lettera svedese si appellava alla SVT (l’emittente pubblica svedese) e all’EBU chiedendo che fossero “coerenti con la loro posizione nei confronti dei paesi partecipanti che violano i valori democratici e i diritti umani”. Il riferimento era anche alla Russia, squalificata dalla kermesse dopo l’invasione dell’Ucraina nel 2022.L’EBU ha, poi, confermato la partecipazione di Israele affermando che l’ESC è “un concorso per emittenti pubbliche provenienti da tutta Europa e dal Medio Oriente – non per i governi – e l’emittente pubblica israeliana partecipa alla competizione da cinquant’anni”.

Potrebbe interessarti Israele all’Eurovision: chi si oppone

Da sempre l’organizzazione sottolinea l’apoliticità della manifestazione. Proprio per questo l’EBU ha rifiutato la prima canzone presentata da Israele intitolata October Rain (Pioggia d’ottobre) perché conteneva riferimenti espliciti all’attacco di Hamas del 7 ottobre. Dopo un iniziale rifiuto, l’emittente pubblica israeliana KAN ha accettato di cambiare il testo del brano, e si è arrivati così a Hurricane interpretato da Eden Golan. La cantante, fischiata sia durante le prove, sia durante la diretta, alla fine si è piazzata quinta grazie al televoto: nella classifica delle giurie era, invece, dodicesima, fuori dalla Top Ten.

Le contestazioni e gli inviti al boicottaggio non si sono fermati. Durante la kermesse si sono svolte proteste pacifiche a Malmö in sostegno del popolo palestinese e contro la partecipazione di Israele all’evento. Le manifestazioni sono andate avanti anche durante l’evento, fuori dall’arena: ha partecipato anche l’attivista Greta Thunberg, arrestata insieme ad altri dimostranti.

Ci sono state anche accuse di censura. Tra gli opening act della prima semifinale del 7 maggio c’era Eric Saade, arrivato terzo all’Eurovision del 2011 proprio in rappresentanza della Svezia con il brano Popular. Durante la sua esibizione il cantante, di origini palestinesi e libanesi, indossava al polso una kefiah (chiamata anche keffiyeh, kufiyeh e hatt), tradizionale copricapo della cultura araba e del Medio Oriente, simbolo della resistenza palestinese. Questo gesto ha suscitato il biasimo dell’EBU. «Eric Saade è perfettamente cosciente delle regole che si applicano sul palco dell’Eurovision Song Contest. Crediamo che sia triste che abbia utilizzato la sua partecipazione in questo modo» ha dichiarato la produttrice esecutiva della kermesse Ebba Adielsson.Il riferimento è alla neutralità politica prevista dal regolamento. Sui canali ufficiali (social, YouTube e sito) dell’ESC non è stata caricata la performance di Saade, condivisa dal cantante sul suo profiloInstagram. Fià prima dell’inizio dell’evento il cantante aveva espresso il suo disappunto verso la decisione dell’EBU di vietare la bandiera palestinese. Il presidente dell’EBU Martin Österdahl aveva spiegato che si trattava di una questione di regolamento,e che “oltre a quella del Pride” e a quelle dei 37 Paesi in gara non sarebbero state ammesse altre bandiere.

Una motivazione simile, cioè la presunta violazione della neutralità politica che contraddistingue l’evento, è stata sostenuta dall’EBU in relazione al trucco di Bambie Thug. L’artista irlandese ha spiegato di aver ricevuto richiesta dall’organizzazione di rimuovere le scritte in alfabeto ogamico (utilizzato per trascrivere le antiche lingue celtiche) che significavano “Free Palestine” (“Palestina libera”) e “Ceasefire” (“Cessate il fuoco”). Inizialmente, ha affermato l’artista, l’EBU ha accettato di lasciare la scritta “Ceasefire” ma poi ha chiesto che anche questa fosse rimossa. Inoltre, Bambie Thug non ha partecipato alle prove della parata delle bandiere e alle prove generali della finale dopo aver saputo delle parole pronunciate dai commentatori della tv pubblica israeliana KAN durante la sua esibizione nella prima semifinale. Stando a quanto riportato dall’emittente pubblica irlandese RTE, i commentatori israeliani hanno messo in guardia i telespettatori, soprattutto i bambini, dall’esibizione dell’artista affermando che ci sarebbero stati “molti sortilegi, magia nera e abiti dark, simboli satanici e bambole voodoo”, per poi fare riferimento alle sue posizioni a sostegno della causa palestinese, affermando che “inoltre amano parlar male di Israele. Ma ne parliamo dopo [l’esibizione]. Prepariamoci alle maledizioni”. Nella sua risposta l’EBU ha affermato di “aver parlato con KAN, l’emittente israeliana, di questa questione e abbiamo ribadito l’importanza che tutti i commentatori rispettino tutti gli artisti che partecipano al concorso e si attengano alle regole e ai regolamenti della manifestazione”.

Nelle ultime ore è arrivata notizia che la radiotelevisione nazionale del Portogallo (Rtp) sta valutando di presentare una protesta formale all’EBU per aver caricato in ritardo l’esibizione di Iolanda, in gara per il Paese con Grito (arrivata decima) durante la finale. Oltre ad essere stata caricata mezz’ora dopo rispetto a quella degli altri concorrenti, l’esibizione scelta è stata quella della semifinale e non della finale. Il motivo, come riportaLa Repubblica, potrebbe essere legato al fatto che la cantante si è esibita con i motivi della kefiah dipinti sulle unghie e che alla fine della sua esibizione aveva gridato: «La pace vincerà». Il presidente del Consiglio di Amministrazione di Rtp Nicolau Santos ha affermato che la delegazione portoghese a Malmö ha immediatamente scambiato delle e-mail con gli organizzatori che hanno imputato l’accaduto a “un problema tecnico”. «È in questo scambio di e-mail – ha dichiarato Santos – che la persona che ha risposto alla nostra delegazione ha detto ‘Ma la vostra concorrente ha motivi filo-palestinesi dipinti sulle unghie’. Da parte nostra abbiamo chiesto: ‘Cosa c’entra questo?’ (…) e quello che è successo è che subito dopo è arrivato il video. Tutto è successo in una mezz’ora. Attendiamo ancora di sapere, la nostra delegazione resta in contatto con le persone dell’Eurovision. Siamo in attesa di spiegazioni migliori».

Il presidente ha, poi, fatto riferimento alle intimidazioni da parte di alcune persone appartenenti alla delegazione israeliana nei confronti dei colleghi. Santos ha dichiarato che a Lisbona si terrà una riunione con le persone preseti a Malmö per analizzare quanto accaduto. Intimidazioni denunciate nei giorni della kermesse anche dal giornalista spagnolo Juanma Fernández, che ha raccontato quanto successo in un video pubblicato sui suoi profili social.

«Diversi giornalisti israeliani hanno tentato di intimidirmi dopo che ho gridato ‘Free Palestine’ – ha affermato Fernández –  Un giornalista israeliano mi ha rimproverato e ha cominciato a farmi delle fotografie. Poco dopo è tornato insieme ad altri tre colleghi israeliani che hanno cominciato a dirmi che non dovevo stare lì. Poi hanno cominciato a fotografarmi e a condividere le mie immagini sui social. Esprimermi liberamente è un mio diritto. Stavo solo esprimendo la mia opinione a proposito del comportamento degli israeliani contro di noi qui all’Eurovision».

Alessandra Mele e Käärijä, entrambi in gara all’ESC lo scorso anno, si sono ritirati dal loro ruolo di portavoce di giuria, rispettivamente di Norvegia e Finlandia. Mentre la prima ha specificato si trattasse di un segno di protesta nei confronti della presenza di Israele e per accendere i riflettori sul massacro in corso a Gaza, il secondo non ha motivato la sua scelta. La vincitrice dell’edizione 2023 Loreen aveva dichiarato che si sarebbe rifiutata di consegnare il premio in caso di vittoria di Israele.

Nel frattempo l’11 maggio, giorno della finale, a Malmö è andata in scena un’altra finale, quella di Falastinvision, evento organizzato per sostenere la causa palestinese e trasmesso in streaming online. A vincere è stato Nour Badra con il brano F.T.R.T.T.S. .

Bambie Thug, concorrente dell’Irlanda – ANSA/EPA/JESSICA GOW SWEDEN OUT

La Rai e il televoto

Una questione ha invece riguardato la Rai. In occasione della seconda semifinale di giovedì 9 maggio l’emittente ha mandato in onda i risultati del televoto della serata che, da regolamento, devono rimanere segreti fino alla fine della competizione. Le percentuali hanno destato scalpore anche perché mostravano una percentuale molto alta (oltre il 39%) in favore di Israele.

La Rai ha, poi, spiegato in un comunicato che si è trattato di un errore e che i dati erano parziali. «In merito alla pubblicazione dei risultati della seconda semifinale di Eurovision Song Contest 2024 – ha scritto l’azienda in una nota – nei titoli di coda di tale semifinale, Rai precisa che si è trattato di un inconveniente tecnico a seguito del quale sono stati erroneamente evidenziati in grafica alcuni dati – del tutto parziali – del voto nazionale italiano».

È arrivata, poi, la risposta dell’EBU. «L’EBU ha investigato la questione con la Rai e il suo partner di televoto – ha affermato l’organizzazione – e può confermare che l’informazione è stata pubblicata per errore. Possiamo inoltre confermare che l’informazione non era completa».

La squalifica di Joost Klein

Un altro evento ha caratterizzato questa 68esima edizione dell’Eurovision, la squalifica del rappresentante dei Paesi Bassi Joost Klein, in gara con la canzone Europapa.Inizialmente di pensava fossero coinvolte altre delegazioni poi, in una nota ufficiale, l’EBU ha parlato di un “incidente” che ha coinvolto “un membro femminile dello staff di produzione” sul quale sono in corso le indagini della polizia svedese. Stando a quanto riferito da diversi media una camerawoman della produzione dell’Eurovision avrebbe sporto denuncia contro Klein a causa di “intimidazioni” che le avrebbe rivolto dopo aver pronunciato “insulti sessisti”.

La tv pubblica olandese Avrotros, invece, ha rilasciato la sua versione in un comunicato, in cui definisce “sproporzionate” le misure adottate contro il cantante. «Contro gli accordi presi – si legge nella nota dell’emittente olandese – Joost è stato filmato quando era appena sceso dal palco e doveva correre in camerino. Ha ripetutamente detto che non voleva essere filmato e non è stato rispettato. Ciò ha portato a una reazione minacciosa di Joost verso la telecamera, senza alcun tipo di contatto fisico».

Sulla vicenda non è ancora stata fatta chiarezza e si attendono delucidazioni.

Alla luce di quanto accaduto quest’anno molti si chiedono cosa succederà in futuro e come sarà il prossimo anno la kermesse musicale. Di certo c’è molto su cui riflettere. Siamo davvero “united by music”, come recita il motto dell’Eurovision? Vale per tutti?

di: Francesca LASI

FOTO: ANSA/EPA/JESSICA GOW SWEDEN OUT