Uno studio evidenzia come la sedentarietà e le cattive abitudini indotte dalla pandemia hanno inciso sull’aumento dei casi di pubertà precoce nelle ragazze

Secondo uno studio pubblicato nel Journal of the Endocrine Society ci sarebbe una correlazione fra la pandemia di Covid-19 e l’aumento della pubertà precoce. Lo afferma una ricerca dell’Università di Genova e dell’Istituto Gaslini finanziata dal Ministero della Salute italiano.

La pandemia avrebbe infatti accentuato potenziali fattori di rischio per malattie endocrine come la sedentarietà e il troppo tempo trascorso davanti a tv, smartphone e schermi. È così che è sempre più frequente che i ragazzi comincino a sviluppare i cambiamenti fisici prima degli 8 anni.

A questo si aggiunge l’aumento di altre patologie endocrine connesse, come l’obesità, tutte evidenziate dallo studio insieme ad altri “fattori che contribuiscono come cattive abitudini alimentari e poco esercizio fisico, troppo tempo davanti allo schermo e disturbi del sonno“.

Valutando l’incidenza della pubertà precoce prima e dopo la pandemia in 133 ragazze italiane, i ricercatori hanno individuato 72 casi di pubertà precoce da gennaio 2016 a marzo 2020 e 61 casi tra marzo 2020 e giugno 2021. Queste ragazze, con punteggi di indice di massa corporea mediamente più alti, hanno trascorso in media due ore al giorno utilizzando dispositivi elettronici. L’88,5% di loro ha interrotto ogni tipo di attività fisica.

«Il ruolo dello stress, l’isolamento sociale, l’aumento dei conflitti tra i genitori, lo stato economico e l’aumento dell’uso di disinfettanti per mani e superfici rappresentano potenzialmente ulteriori ipotesi interessanti sul motivo per cui la pubertà precoce stia aumentando nei giovani» spiega l’autore dello studio Mohamad Maghnie, precisando comunque che “la conseguenza dell’adattamento biologico non possa essere completamente esclusa“.

di: Marianna MANCINI

FOTO: PIXABAY

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