26 esecuzioni capitali valgono 10 anni in meno di pena per Mohammad Shahjahan, in carcere dal 1991 per omicidio
Ha trascorso oltre 31 anni in carcere, ottenendo uno sconto di pena grazie a una speciale mansione ricoperta in carcere: quella di boia.
È la storia di Mohammad Shahjahan, 73enne condannato per omicidio e detenuto dal 1991 nel carcere centrale di Dacca, in Bangladesh. Durante la sua reclusione l’uomo ha curato l’esecuzione di 26 condannati alla pena di morte, tra cui capi politici e militanti islamisti, ottenendo così – come prevede la legge – una riduzione di pena di 10 anni. Ora, dopo 31 anni, 6 mesi e due giorni, è un uomo libero.
La legge del Bangladesh prevede che i boia vengano scelti tra i detenuti e che ogni detenuto riceva uno sconto di pena di due mesi per ogni esecuzione, con il limite di un solo sconto per anno. «Ero un po’ più coraggioso e perciò mi assegnarono il lavoro di boia. Se non lo avessi fatto io, lo avrebbe fatto qualcun altro», ha racconta il 73enne ai giornalisti.
Tra i condannati che hanno trovato la morte per “mano” sua ci sono i 6 presunti autori dell’assassinio di Sheikh Mujibur Rahman, il padre della nazione, e diversi personaggi di spicco della formazione islamista Bangladesh Jamaat-e-Islami.
di: Alessia MALCAUS
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