Il metodo elaborato dal team medico dell’ospedale universitario potrebbe azzerare i casi di funzione ritardata del trapianto che costringe molti pazienti alla dialisi
Il National University Hospital di Singapore sta sperimentando un nuovo metodo per preservare i reni prima che vengano impiantati in pazienti sottoposti a trapianto di rene.
La procedura, già sperimentata con successo su tre pazienti, ha come obiettivo quello di evitare la cosiddetta complicanza della funzione ritardata del trapianto, una complicazione in cui il trapianto renale tarda a funzionare rendendo necessaria la dialisi nella prima settimana post-trapianto. Questa condizione colpisce circa è il 30% dei trapianti di rene da donatori a Singapore.
La conservazione tradizionale dell’organo prevede che questo venga conservato nel ghiaccio in attesa di trapianto. La procedura della NUH, invece, grazie a una macchina di perfusione ipotermica, pompa liquido di conservazione freddo sotto i quattro gradi centigradi nei reni del donatore per ottimizzarli per l’impianto. La perfusione ipotermica simula il pompaggio del liquido, incentivando il lavaggio di microcoaguli di sangue e tossine. In questo modo, quando il rene viene impiantato, è pronto a ricevere il flusso sanguigno del corpo umano.
Ora la NUH, in particolare team di medici del Centro universitario nazionale per i trapianti di organi (Nucot), punta a rendere la procedura operativa a livello nazionale tramite la collaborazione con l’Unità nazionale per i trapianti di organi del Ministero della Salute.
di: Alessia MALCAUS
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