ddl caccia

La bozza del disegno legge non è ancora ufficiale ma ha già sollevato ampie critiche. Legambiente: “palesemente incostituzionale, legalizza bracconaggio”

Se un cacciatore bussasse alla porta del proprietario di un fondo, questi non potrebbe impedirgli di “prelevare” fauna a scopo ludico nemmeno se lo volesse. Così stabilisce l’articolo 842 del Codice Civile, con le ovvie eccezioni che il fondo sia chiuso, che le colture presenti ne sarebbero danneggiate, e che il cacciatore non sia munito di licenza. Se vedete, in questo, una stortura nella normativa italiana sulla caccia, potrebbe non piacervi ciò che bolle in pentola al Ministero dell’Agricoltura.

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ANSA/FRANCO SILVI

Da alcune settimane si attende infatti l’approdo in Consiglio dei ministri di un ddl sulla caccia che punta a sostituire la legge attualmente in vigore sulla caccia (n. 157/1992), innovando innanzitutto le sue premesse. Nel testo della bozza del ddl caccia, si legge che la caccia “concorre alla tutela della biodiversità e dell’ecosistema” con “importanti ricadute” di carattere sociale ed economico. Chiarita subito la rilevanza del tema, con l’attività venatoria che diventa addirittura vessillo a tutela della biodiversità, il Governo vorrebbe modificare limiti e criteri della caccia e della protezione della fauna selvatica.

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Ddl caccia, la bozza

A discapito della promessa del ministro Francesco Lollobrigida di rinnovare il testo entro la prossima stagione venatoria, dunque entro agosto, la bozza del disegno di legge non ha ancora raggiunto il cdm. È verosimile che le novità trapelate dalla bozza pubblicata in anteprima dal Fatto Quotidiano abbiano indignato un’ampia fetta di opinione pubblica, tanto da costringere i proponenti a ritardare la presentazione della legge per ripensarne alcuni passaggi – sarebbe in atto un braccio di ferro politico e di merito tra il ministro dell’Agricoltura Lollobrigida e quello dell’Ambiente Pichetto Fratin, plastica metafora dell’eterno braccio di ferro tra categorie di cacciatori e armieri e associazioni di ambientalisti, ciascuno col proprio bacino elettorale da offrire in cambio.

Il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida al Caccia village di Bastia Umbra, Perugia (ANSA/Gianluigi Basilietti)

Gli interventi riguardano tanto le tempistiche quanto gli strumenti impiegati per la caccia. Per quanto riguarda le prime, ad oggi le stagioni venatorie vanno da settembre a gennaio (con qualche possibilità di deroga per le Regioni), perché da febbraio cominciano i periodi di migrazione e nidificazione dei volatili. La legge vorrebbe estendere il periodo in cui è consentita l’attività oltre febbraio. Settimanalmente, la legge vuole poi uniformare a livello nazionale un calendario settimanale di massimo tre giorni di caccia a settimana (a scelta), con il “silenzio venatorio” imposto di martedì e venerdì (giorni in cui è sempre vietato cacciare). 

Il WWF sulla biodiversità: Un tesoro naturale

Nondimeno, la bozza suggerisce un allentamento delle restrizioni oggi in vigore rispetto agli addestramenti dei cani (con abbattimento di fauna) e alle gare di caccia con cani, arrivando a consentire tali attività anche al di fuori della stagione venatoria e persino di notte. Non solo: sono comprese eccezioni anche per le aziende faunistico-venatorie nelle quali, se passasse la legge, sarebbe possibile cacciare anche al di fuori della stagione venatoria.

Roccoli e richiami vivi, un passo indietro

Tra i punti della bozza ci sarebbe anche un’estensione dell’impiego dei richiami vivi, una pratica duramente criticata dalle associazioni di tutela dei diritti degli animali ma ancora permessa dalla legge nei confronti di 7 specie di volatili (a patto che provengano da allevamenti). La tecnica prevede di esporre un uccellino ingabbiato nelle aree di caccia, in modo che con il suo richiamo vocale attiri a sé altri esemplari della stessa specie, così colti in trappola dai cacciatori. Per far sì che il piccolo canti lo si tiene rinchiuso al buio, in condizioni degradanti persino per un animale, così che anche d’inverno (periodo della caccia) l’uccellino pensi che sia primavera e intona ignaro il suo richiamo. Oggi, come detto, i richiami vivi sono ancora utilizzati ma per legge possono provenire solo da allevamenti autorizzati al loro rilascio, mentre è proibita la cattura selettiva di uccelli migratori a tale scopo.

ddl caccia cinghiale
ANSA/DPA/Thomas Trutschel

Limiti alle aree protette, largo alla caccia

Tra i metodi vietati, quindi, rientrano anche i roccoli, impianti che attraverso delle ampie reti verticali catturano i volatili durante i periodi di migrazione per farne richiami vivi. L’UE aveva già aperto una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia nel 2014 proprio per l’impiego sregolato di questi strumenti. La bozza di legge punta a consentire di nuovo l’impiego di roccoli (in barba al diritto comunitario?), estendendo inoltre le specie utilizzabili come richiami vivi, da 7 a 47.

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Via libera, sempre secondo le indiscrezioni, anche agli appostamenti fissi, oggi previsti solo in numero limitato per ciascuna Regione. È anche a proposito di spazi che avverrebbe, con la nuova legge, una vera rivoluzione nella caccia. La bozza infatti consentirebbe l’attività venatoria anche “nei territori e nelle foreste del demanio statale, regionale e degli enti pubblici in genere”, arrivando addirittura a imporre che ogni Regione rispetti una percentuale massima di aree protette e precluse alla caccia, pari al 30%. 

Spazio alla caccia al cinghiale

Alla caccia al cinghiale viene dedicato un intero articolo, allo scopo di estendere l’autorizzazione all’attività venatoria anche a imprenditori agricoli, proprietari e persino conduttori di fondi (fermo restando il possesso della licenza e la formazione obbligatorie). Questi cacciatori, previe analisi igienico-sanitarie, potranno “trattenere gli animali abbattuti” durante la “attività di controllo” a “compensazione dei danni subiti e dei costi sostenuti” – il riferimento qui è ai danni agricoli causati dalla fauna selvatica. L’ISPRA, che segnala una “proliferazione altissima” di cinghiali, circa un milione e mezzo nel 2023, ha stimato una spesa media annuale di 7 milioni di euro per i danni all’agricoltura, registrando circa 105mila casi in 7 anni, con Abruzzo e Piemonte le Regioni più colpite.

Critiche al ddl caccia

Inutile dire che la bozza, pur essendo tale, ha sollevato un polverone di polemiche, su tutti Legambiente che ha subito scritto una lettera a Giorgia Meloni. L’associazione accusa il testo di violare, oltre alla sopraccitata direttiva UE, anche l’articolo 9 della Costituzione, dove recita (come modificato nel 2022) che la Repubblica “tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni“.

di: Marianna MANCINI

CREDITI DELLA FOTO DI COPERTINA: ANSA/Syed Mahabubul Kader/ZUMA Press Wire