Nell’arringa il legale difensore del padre della 18enne punta il dito contro una “pressione mediatica che rende ardua qualsiasi difesa”
Il difensore del padre di Saman, Shabbar Abbas, l’avvocato Enrico Della Capanna, pronuncia la sua arringa nel processo per la morte della 18enne. La Procura di Reggio Emilia nell’udienza precedente ha chiesto l’ergastolo per il padre e la madre della giovane, con due anni di isolamento diurno, e 30 anni per lo Danish Hasnain e i cugini Nomanulhaq Nomanulhaq e Ikram Ijaz.
La difesa punta il dito contro due testimoni chiave del processo, il fratello e il fidanzato di Saman che Della Capanna definisce “due anime nere di questo processo, si sono costituite parti civili e a loro l’accusa ha attribuito un credibilità e una dignità superiore a quella che dovrebbero avere“.
«Su questa vicenda c’è stata una pressione mediatica che rende ardua qualsiasi difesa, il verdetto è scritto – prosegue la difesa. – Cosa potranno pensare i giudici popolari di Shabbar Abbas, di Nazia (la madre è ancora latitante, ndr) o di questi disgraziati che sono qui di fronte a voi?».
Shabbar, continua il legale “è un uomo che ha lasciato il proprio Paese per costruire per sé e la propria famiglia un futuro migliore, non è mai stato un uomo violento, cattivo, litigioso“.
Nega poi ogni collegamento con l’Islam integralista: «certo, era legato alle sue tradizioni e alla sua cultura – spiega, – ma non era particolarmente legato alla religione. L’imam dice di non aver mai visto lui e la moglie alla moschea».
di: Marianna MANCINI
FOTO: ANSA