Santanché

La ministra: ho detto la verità

Al Senato è il giorno della discussione della sfiducia della ministra del Turismo, Daniela Santanchè.

Presenti in Aula nei banchi del governo oltre alla ministra anche Musumeci, Bernini, Salvini, Giorgetti, Abodi, Casellati, Calderone e Roccella. La mozione è stata respinta con 111 voti contrari, 67 favorevoli e nessun astenuto. A favore hanno votato M5S, PD, AVS; Azione e Italia Viva non hanno partecipato al voto.

La mozione è stata presentata dal Movimento 5 Stelle, in Aula il capogruppo Stefano Patuanelli ha illustrato la mozione spiegando che “se avessimo ricevuto le risposte che chiedevamo nel corso dell’informativa oggi non saremmo qui“, la ministra è stata accusata di “mancanza di risposte” e “opacità” in riferimento all’informativa del 5 luglio scorso. «È evidente che la magistratura ha compiuto il suo dovere, ha scelto di secretare da ottobre dello scorso anno l’iscrizione nel registro degli indagati, la secretazione durava tre mesi e non c’è obbligo di avviso dell’iscrizione se non ci sono indagini personali. Bastava che fosse chiesto qualche giorno prima di venire a fare l’informativa. Mi auguro di cuore che la ministra esca pulita da qualsiasi indagine, me lo auguro per il mio paese, ma le condotte hanno una disgrazia rispetto al giuramento che si fa quando si diventa ministro. Molte polemiche sono state fatte, anche dalle opposizioni, sulla mozione individuale nei confronti della ministra Santanchè che, secondo le critiche, ricompatterebbe il governo. La mozione è una conseguenza logica di quanto detto e non farla sarebbe stato ipocrita» ha dichiarato Patuanelli.

Santanché ha dichiarato: «non intendo entrare nel merito in quanto ho già esposto i fatti con chiarezza e trasparenza. Ribadisco che il 5 luglio non ero stata raggiunta da informazione o avviso di garanzia da parte della procura di Milano». La ministra ha ribadito che “anche i giornali hanno scritto che nella mia residenza è arrivata il 17 luglio l’informazione di garanzia. Quindi in Aula ho detto la verità, e chi dice il contrario mente sapendo di mentire“. «Negli interventi da parte dei rappresentanti di gruppi di opposizione non ho mai trovato critiche o censure attinenti all’esercizio delle mie funzioni di ministro. Ci possono essere diversità di opinioni, diversità che io rispetto. Ho invece qualche difficoltà a comprendere come si possa promuovere sulla base di elementi di un’inchiesta pseudo-giornalistica una mozione di sfiducia individuale che non ha come oggetto il mio operato da ministro della Repubblica ma che ha per oggetto dei fatti che, se verranno evidenziati, antecedenti al mio giuramento da ministro» ha sostenuto la ministra. Al termine Santanchè ha dichiarato: «concludo confermando quello che sento per questa Assemblea e che nelle funzioni che esercito ho sempre inteso e intendo conformarmi ai principi di legalità, disciplina e onore che la Costituzione indica come principi a cui tutti quelli che sono chiamati a svolgere funzioni pubbliche devono attenersi».

Dalle fila di Azione arriva la decisione di abbandonare l’aula durante il voto. Carlo Calenda ha spiegato: «usciremo dall’Aula e non parteciperemo al voto, Le opposizioni erano unite nel chiedere le dimissioni, il M5s ha fatto però una fuga in avanti e il Pd ha deciso di seguirlo. Noi vogliamo le dimissioni di Santanchè ma è uno strumento sbagliato, un regalo. Santanchè si deve dimettere, è una questione di etica pubblica, ma fare una mozione di sfiducia sapendo di perdere può solo aiutare Meloni a tenere Santanchè e quindi diventa solo un fatto di marketing. Iv ritiene debba e possa restare al governo, noi no».

Piovono critiche dal presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte, che scrive sui social: «Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e Giorgia Meloni salvano la Ministra Santanchè nonostante abbia platealmente mentito al Parlamento e ai cittadini, nonostante condotte incompatibili col suo ruolo istituzionale, nonostante il chiaro conflitto di interessi. Noi abbiamo orgogliosamente votato la sfiducia al Ministro, qualche altra opposizione ha preferito disertare il voto abbandonando l’Aula. In situazioni come queste disertare è essere complici».

L’ex premier aggiunge: «in qualsiasi grande Paese oggi Santanchè non sarebbe più Ministra. In qualsiasi grande Paese il Premier l’avrebbe accompagnata alla porta già da giorni. Dai banchi dell’opposizione, Giorgia Meloni chiedendo le dimissioni di un Ministro per molto, ma molto meno, dichiarava pomposamente: ‘Viviamo in un tempo nel quale la politica, per recuperare la fiducia dei cittadini, deve stare un passo avanti alla società e dare il buon esempio’. Nel codice etico di Fratelli d’Italia, inoltre, Meloni – insiste l’ex premier – ha scritto nero su bianco che non si opera in situazioni di conflitto di interesse e che ci si dimette per ‘vicende giudiziarie o condotte conclamate incompatibili con il prestigio e l’integrità richiesti per ricoprire l’incarico’. Oggi, fatti alla mano, sappiamo che sono tutte chiacchiere. Alla prova di governo hanno dimostrato di non avere rispetto per se stessi, per gli interessi degli italiani, per il decoro delle istituzioni».

di: Flavia DELL’ERTOLE

FOTO: ANSA/FABIO CIMAGLIA