L’azienda ha messo a punto un impianto per trasferire l’anidride carbonica dall’ambiente al sottosuolo

Quante volte abbiamo sentito parlare della famigerata anidride carbonica e del suo impatto sull’ambiente? Spesso i media associano l’aumento di tale sostanza ai cambiamenti climatici e anche l’Unione Europea si è espressa a favore di direttive specifiche per contrastarlo. E quante volte sono apparsi, sullo schermo delle nostre televisioni, i mari di plastica, laghi di rifiuti industriali e le terre sommerse di immondizia?

Ecube SRL rende questi problemi un’opportunità di crescita. Ce la racconta nel dettaglio Corrado Paitoni, General Manager dell’azienda.

Qual è stato il percorso di evoluzione della vostra azienda?

«Nacque da un’esperienza di automazione e robotica industriale, il nostro core business fino a tre, quattro anni fa, quando ci fu una svolta tramite analisi di mercato e collaborazioni esterne: ci focalizzammo sugli impianti ambientali nel settore del riciclo degli scarti. Partecipammo innumerevoli volte come fornitori di automazione con aziende che producevano questa tipologia di impianti o comunque si occupavano del trattamento delle acque. Entrammo in una commessa per ripartire come fornitori di reparti di automazione e ci occupammo di tutto il processo per il trattamento degli scarti di cartiera. Da questa competenza nacque l’idea e l’esigenza da parte di una delle più grandi cartiere europee, di realizzare un’installazione per lo stabilimento cartario di Verzuolo (CN), inizialmente di proprietà di Burgo Group, mentre adesso appartiene alla multinazionale irlandese Smurfit Kappa. Ci proponemmo come fornitori della soluzione completa. Ciò ci permise di affinare l’esperienza nel settore e di portare sul mercato una vera e propria innovazione. Siamo infatti una delle poche realtà in Italia ad aver predisposto un impianto per il recupero degli scarti pulper di cartiera, trasformandolo in materia prima secondaria».

Lo scarto di pulper si forma nella “fase di lavorazione della carta da riciclare nelle cartiere” immessa nel pulper, un macchinario che “attraverso l’azione meccanica di pale in rotazione e la presenza di acqua porta in sospensione le fibre di cellulosa della carta”.

Quali sono i vostri prodotti di rilievo?

«Oltre all’impianto per il recupero degli scarti di cartiera, un altro fiore all’occhiello dell’azienda è la produzione di biochar tramite processi di pirolisi. Consiste in un reattore portato a temperature tra 500-800 °C in cui avviene la dissociazione molecolare: le parti organiche passano dallo stato solido allo stato gassoso. Tale gas viene bruciato in un post-combustore ad alta temperatura (circa 1200 °C) e ciò che rimane all’interno del reattore viene chiamato “char”. Il “char” è regolato con apposite normative europee ed è in grado di catturare l’anidride carbonica senza l’uso di agenti chimici per invertirne il flusso dall’ambiente al sottosuolo. La peculiarità del “biochar” sta nella sua costituzione: in rifiuti accuratamente classificati, il carbonio viene concentrato nel char che diventa, a seconda delle sostanze organiche di riferimento, un fertilizzante da immettere nel sottosuolo».

Quali sono le vostre aspettative per il futuro?

«Stiamo vivendo un momento favorevole di crescita: dopo anni di sviluppo e ricerca svolta all’interno dell’azienda, la richiesta di prodotti Ecube è aumentata notevolmente. Le cartiere, anche di ambito internazionale, sono interessate al nostro progetto. Nel contempo, stiamo seguendo con le università i processi di sequestro del carbonio, atti a rispondere alle direttive europee che richiedono e finanziano progetti per invertire la Co2 dall’ambiente al sottosuolo».

Ecube SRL è una realtà dinamica, sempre in ascolto delle esigenze dei mercati e delle aziende. Alla base del suo successo, c’è il connubio tra biologia e ingegneria, senza mai dimenticare l’importanza della ricerca per proporre impianti all’avanguardia che possano essere nostri fedeli assistenti per la sostenibilità ambientale.