Una realtà dinamica, attenta alla ricerca tecnologica e alla sostenibilità ambientale

Il sentire comune associa alle industrie metalmeccaniche (e non solo) le ciminiere dalle fumate grigie e nere, un’immagine non proprio rosea per la buona salute dell’ecosistema. Industria e ambiente paiono come il diavolo e l’acqua santa.

A smentire questo luogo comune ci aiuta Farina Presse, che ha elevato la sostenibilità ambientale e il risparmio energetico a pilastri della produzione. Marco Gritti, direttore generale dell’azienda detentrice di numerose certificazioni ISO per l’energia e l’ambiente, ce la spiega nel dettaglio.

Qual è il percorso evolutivo della vostra azienda?

«L’azienda nacque nel 1932 per volere di Domenico Farina a Lecco, gestita per tre generazioni dalla famiglia Farina-Civardi. Nel 2018, fu venduta perché venne a mancare il prosieguo generazionale e l’acquisì il gruppo Schuler, il più grande a livello mondiale nella formatura del metallo con sede a Göppingen (Germania): l’azienda fu proiettata su nuovi mercati con sistemi produttivi in Europa, Cina, nelle Americhe e vanta compresenze in più di 40 Paesi. Per fare un esempio, la società capogruppo conta attualmente più di 5.000 persone. Con un team di 45 persone, siamo sempre attenti alla ricerca tecnologica per il nostro core business, la progettazione e produzione di linee complete per lo stampaggio a caldo dei metalli in ambito automotive, aeronautico, energetico, eolico, agricolo, ferroviario dalla fase di pianificazione a quella dell’installazione e assistenza tecnica con i sistemi di supporto più all’avanguardia».

Quali sono i vostri prodotti di spicco?

«Negli ultimi tre anni, abbiamo avviato degli studi per rendere i nostri impianti e prodotti più “ecosostenibili”. Da ciò, nasce la linea di “presse green” a risparmio energetico: attraverso un sistema KERS per il recupero energia tramite inverter e motori coppia, permette all’impianto di consumare il 40% in meno di energia elettrica rispetto alle presse di vecchia generazione. In più sono silenziose e non avendo vibrazioni, si riducono impatti e costi per la realizzazione delle fondazioni, i tempi di fermo e di manutenzione e i relativi interventi. In questo modo, l’operatore trae innumerevoli benefici da un migliore habitat di lavoro. Nel corso del 2021, abbiamo acquisito ordini solo per questa tipologia di pressa e ne sono stati tratti grandi vantaggi per l’ambiente: se avessimo venduto solo presse tradizionali, infatti, gli impianti avrebbero richiesto in un anno circa un milione e settecentomila kilowattora di energia in più, vale a dire 1.300 tonnellate di anidride carbonica immessi nell’atmosfera smaltibili con circa 20.500 alberi dell’età di 10 anni. Possiamo vantare per il 2022 un fatturato “ecosostenibile” di circa il 70-80% del totale. Si sono visti netti miglioramenti anche nelle performance dei macchinari di ultima generazione: i tempi dei cicli di produzione sono inferiori, con più colpi al minuto, un’efficienza energetica quasi del 100% rispetto alle macchine tradizionali che, invece, trasformano parte dell’energia elettrica prelevata in termica dissipata in calore e non viene utilizzata per lo stampaggio».

Quali sono le vostre aspettative per il futuro?

«Noi investiamo circa il 30% del nostro EBITA annuale in ricerca e sviluppo, supportati anche dai nostri partner (ABB) per ottimizzare sempre di più i risultati raggiunti nel campo dell’ecosostenibilità: per il 2022, i nostri ingegneri interni con i fornitori partner e gli ingegneri della Schuler sono al lavoro per arrivare al 60% di risparmio energetico».

Vigilando sull’andamento dei mercati e delle esigenze dei clienti, Farina Presse si sta concentrando sulla deformazione a caldo dei particolari in alluminio, soprattutto in quelle realtà dove le macchine elettriche stanno prendendo il sopravvento.