Tra i più noti prodotti finanziari, prevedono aspetti da conoscere meglio
I minibond sono strumenti di debito alternativi con i quali le aziende non quotate, tipicamente PMI, possono reperire le risorse necessarie a finanziare i propri programmi di investimento senza ricorrere al credito bancario. Si tratta quindi di prestiti obbligazionari di finanza alternativa a medio-lungo termine studiati per società in cerca di liquidità. I minibond non nascono infatti per aiutare aziende in crisi, ma per offrire ad attività sane efficaci sistemi di finanziamento che non si appoggino esclusivamente al circuito tradizionale del credito bancario e propongano alternative valide ai sistemi di debito standard.
Sono stati introdotti in Italia con l’entrata in vigore del “Decreto Sviluppo” e del “Decreto Sviluppo Bis” a partire dal 2012. Come avviene per tutte le obbligazioni anche i minibond hanno un proprio tasso d’interesse, sotto forma di cedola periodica, e una data di scadenza compresa in media tra tre e 7 anni. In questo caso si possono distinguere in “amortising”: con graduale restituzione del capitale a scadenze predefinite; “bullet”: con rimborso integrale alla scadenza dello strumento.
Il “Decreto Destinazione Italia” del 2013 ha stabilito che gli emittenti di minibond devono essere società italiane non quotate, diverse dalle banche e dalle micro imprese, con un fatturato superiore ai due milioni di euro e un organico composto da almeno 10 dipendenti. Ma sono diversi gli attori coinvolti. C’è la figura dell’advisor che affianca l’azienda nel coordinamento delle fasi propedeutiche all’emissione; il consulente legale a cui spetta la realizzazione della totalità degli adempimenti normativi e regolamentari necessari all’emissione; l’arranger che assiste l’emittente nella strutturazione del minibond e nel collocamento presso gli investitori; la società di revisione che certifica i bilanci dell’emittente; le agenzie di rating autorizzate che intervengono nel caso in cui l’emittente decida di dotarsi di un rating per la sua emissione; Borsa Italiana che interviene nel caso in cui l’emittente decida di quotare i propri titoli presso il segmento professionale ExtraMOT PRO3. Con la recente revisione del Regolamento sul crowdfunding, la Consob ha esteso la possibilità di collocare i minibond anche sui portali di equity crowdfunding.
I minibond hanno diverse finalità: possono essere utilizzati per garantire la liquidità di breve periodo e finanziare il capitale circolante; sostenere piani di sviluppo industriale o programmi di internazionalizzazione di medio-lungo periodo; effettuare il rifinanziamento di debiti in scadenza.
L’emissione di minibond garantisce poi una serie di vantaggi per le imprese come la diversificazione delle fonti di raccolta di capitale, che permette di frazionare il rischio e di ridurre la dipendenza dal canale bancario; stabilità del prestito, grazie al fatto che durata e rimborsi sono preventivamente concordati prima del collocamento e non sono modificabili a discrezione dell’investitore; le imprese emittenti, soprattutto se quotano i titoli sul mercato, migliorano la visibilità del brand sul mercato, contribuendo ad accreditare l’azienda e/o la business community.
Il rendimento di un investimento in debito di PMI è meno volatile e più alto rispetto a quello offerto da altri strumenti finanziari, ma non sempre i rischi ad esso associati sono semplici da gestire. L’analisi delle PMI è infatti operazione complessa che spesso richiede una conoscenza diretta e approfondita del settore. Questa è la ragione per cui i minibond possono essere sottoscritti soltanto da investitori istituzionali come assicurazioni, banche, fondi pensione e investitori privati qualificati, che rispondono quindi a determinati requisiti in termini di patrimonio e di esperienza sul campo.