Caporalato

Un uomo ha sparato contro tre condomine uccidendole, ancora ignote le cause del gesto

A Roma in zona Fidene un uomo è entrato armato di pistola in un bar, in via Monte Giberto 21, e ha iniziato a fare fuoco sugli avventori uccidendo tre persone. La sparatoria sarebbe nata in seno a una riunione di condominio.

La sala operativa del Nue 112 ha ricevuto molte chiamate simultanee ed ha inviato immediatamente sul posto le forze dell’ordine ed il 118. Ancora ignote le cause del gesto. Le vittime sono tre, donne e condomine, che sarebbero state il bersaglio principale dell’assassino, si tratta di Sabina Sperandio, Elisabetta Silenzi e Nicoletta Golisano. Secondo una ricostruzione di un testimone l’uomo nel corso della riunione avrebbe estratto la pistola e avrebbe sparato in direzione delle donne. Il sospettato è stato tratto in arresto dalle forze dell’ordine.

Il fermato è il 57enne Claudio Campiti. Stando alle ricostruzioni, l’uomo aveva fatto richiesta di porto d’armi che però gli era stato negato proprio in virtù dei suoi rapporti conflittuali con il consorzio condominiale Valleverde, con cui risultano diverse denunce incrociate. L’aggressore avrebbe dunque preso l’arma in un poligono di tiro. All’uomo sono contestate le accuse di triplice omicidio volontario con le aggravanti della premeditazione e dei futili motivi.

«Noi avevamo presentato diverse denunce – raccontano alcuni dei consorziati dopo la sparatoria. – Non voleva pagare le spese del consorzio e quest’estate avevamo organizzato un campo di pallavolo ed era arrivato a minacciare i ragazzi perché si sentiva infastidito».

Intanto è arrivato il cordoglio del primo cittadino della Capitale, Roberto Gualteri, che in un tweet scrive: «gravissimo l’episodio di violenza che sconvolge la nostra città. Tre vite spezzate e feriti gravi per una sparatoria durante una riunione di condominio. Sono in contatto con il Prefetto e domani parteciperò al Comitato per l’ordine e la sicurezza. La mia vicinanza alle famiglie».

Anche la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha espresso il suo dolore per la vicenda. In un post su Facebook ha scritto: «Nicoletta era mia amica. Era una mamma protettiva, un’amica sincera e discreta, una donna forte e fragile allo stesso tempo. Ma era soprattutto una professionista con un senso del dovere fuori dal comune. Non è giusto morire così. Era felice e bellissima. È stato quel senso del dovere a portarla lì, di domenica mattina, dove un uomo la aspettava per ucciderla a colpi d’arma da fuoco. Lascia il marito Giovanni e uno splendido bambino di dieci anni, Lorenzo. Con la sua, altre famiglie, alle quali esprimo tutta la mia vicinanza, sono state distrutte. L’uomo che ha ucciso queste tre donne innocenti, e ha ferito altre tre persone, è stato fermato e spero la giustizia faccia quanto prima il suo corso. Il poligono dal quale aveva sottratto la pistola (il porto d’armi gli era stato rifiutato) è sotto sequestro. Eppure la parola “giustizia” non potrà mai essere accostata a questa vicenda. Perché non è giusto morire così».

Secondo le ricostruzioni giornalistiche la vita dell’omicida è stata segnata nel 2012 quando Campiti ha perso il figlio di 14 anni su una pista da slittino della Croce Rossa a Sesto Pusteria. L’uomo era convinto che la pista fosse pericolosa e portò i responsabili in tribunale. Nel 2017 la Corte d’Appello di Bolzano confermò la sentenza di primo grado, condannando quindi a un anno e tre mesi di reclusione, il maestro di sci Alessio Talamini, il direttore del centro sciistico di Sesto-Croda Mark Winkler e l’addetto alla sicurezza Rudolf Egarter. Il risarcimento per la famiglia fu di 240.000 euro.

di: Caterina MAGGI

aggiornamento di: Marianna MANCINI

FOTO: ANSA/US POLIZIA