Un contractor statunitense è morto giovedì 23, si pensa per un drone iraniano. Nella notte, un raid Usa ha colpito e ucciso miliziani filo-iraniani
La Siria è teatro di un’escalation costante della guerra, che giovedì 23 marzo ha toccato un nuovo apice. Un drone, attribuito dal Pentagono all’Iran, ha infatti colpito una base militare nel nord-est del Paese, uccidendo un soldato contractor statunitense e ferendo altri 6 soldati.
Un attacco cui Washington ha risposto immediatamente, lanciando una serie di raid mirati nella notte del 23 concentrandosi su strutture di gruppi affiliati al Corpo delle guardie rivoluzionarie islamiche dell’Iran nell’Oriente del Paese. I raid americani avrebbero ucciso a loro volta almeno 8 miliziani filo-iraniani, come ha stimato l’Osservatorio siriano per i diritti umani.
Secondo le informazioni diffuse dal Dipartimento della Difesa statunitense, il primo attacco è avvenuto intorno alle 14 di giovedì e avrebbe ferito cinque soldati siriani e un contractor vicino a Hasakah. L’attacco, oltre “a una serie di recenti attacchi contro le forze della coalizione in Siria da parte di gruppi affiliati all’Irgc“, ha scatenato la risposta nella notte, come ha spiegato il segretario della Difesa Austin: «come ha chiarito il presidente Biden, prenderemo tutte le misure necessarie per difendere il nostro popolo e risponderemo sempre in un momento e in un luogo a nostra scelta».
Quanto al raid degli Stati Uniti, l’Ong Osservatorio precisa che hanno “preso di mira dei depositi di armi nella città di Deir Ezzor, dove sono stati uccisi sei combattenti filo-iraniani, altri due dei quali sono stati uccisi da attacchi che hanno colpito il deserto di Moyadine e le vicinanze di al-Boukamal“.
di: Marianna MANCINI
FOTO: US NAVY / Christopher Lindahl