ostaggi

Morti almeno 15 palestinesi nei raid notturni

In attesa della tregua non si placa il fuoco. Nell notte Israele ha condotto diversi attacchi, secondo quanto riporta il Guardian che cita media locali, i raid notturni aerei e di artiglieria hanno provocato almeno 15 morti nella città meridionale di Khan Younis, altri attacchi sono stati segnalati anche al campo profughi di Jabaliya, e al campo di Nuseirat.

Secondo quanto si apprende dall’ufficio del premier israeliano Benyamin Netanyahu è stata ricevuta una lista preliminare degli ostaggi che domani, 24 novembre, verranno liberati. I funzionari israeliani stanno controllando la lista e contattando le famiglie. Intanto le brigate Ezzedine al-Qassam, braccio armato di Hamas, hanno confermato che la tregua “inizierà venerdì mattina alle 7” locali (le 6 in Italia) e “durerà quattro giorni a partire da venerdì mattina e comprende un arresto completo delle attività militari“, nel corso dei giorni verranno liberati “50 prigionieri sionisti“, ovvero gli ostaggi, si tratta di “donne e bambini sotto i 19 anni” in cambio del rilascio, per ciascuno, di “tre prigionieri palestinesi, donne e bambini“.

In mattinata a proposito della tregua il giornale israeliano Haaretz aveva spiegato che sarebbe stata attuata solo una volta finalizzati i tempi per l’attuazione dell’accordo con Hamas, mancherebbe infatti l’elenco dei cittadini israeliani che Hamas intende rilasciare e Hamas non avrebbe ratificato l’accordo raggiunto con il Qatar, che dovrebbe garantire che tutte le parti rispettino i termini concordati. Secondo il portavoce di Hamas in Libano, Walid Kilani, Netanyahu “malgrado l’opposizione di alcune persone” è stato “costretto ad accettare l’accordo“, e ha aggiunto che “Hamas rimane comunque prudente circa l’effettiva entrata in vigore dell’accordo, vista la scarsa fiducia che abbiamo nel nemico“. Dall’Egitto arriva la notizia, tramite il capo dell’Ufficio stampa del governo, Diaa Rashwan, che “la tregua, con tutte le sue condizioni, entrerà in vigore domani, venerdì“. Inoltre si aggiunge che “le comunicazioni e le consultazioni egiziane continuano con tutte le parti riguardo alla tregua concordata nella Striscia di Gaza“. Al momento si stanno consultando “le procedure esecutive dettagliate che entrambe le parti dell’accordo dovranno implementare e rispettare“.

Al-Jazeera ha reso noto che le forse israeliane di difesa hanno arrestato il direttore dell’ospedale Al-Shifa, Muhammad Abu Salmiya, e altri lavoratori dell’ospedale. Secondo quanto riferito dall’esercito il direttore “è stato arrestato a seguito delle prove che mostrano che la struttura sotto la sua direzione è servita come comando e centro di controllo di Hamas“, sostenendo inoltre che “il tunnel del terrore sotto l’ospedale ha anche usato l’elettricità e le risorse sottratte all’ospedale“. Hamas, sempre secondo l’esercito israeliano, “ha immagazzinato numerose armi all’interno dell’ospedale e sul terreno dell’ospedale stesso” e “dopo il massacro del 7 ottobre, terroristi di Hamas hanno cercato rifugio all’interno dell’ospedale, alcuni di loro portando con sé ostaggi provenienti da Israele. Una perizia patologica ha confermato anche che l’omicidio della soldatessa Noa Marciano è avvenuto all’interno dell’ospedale. Sotto la sua gestione si svolgeva una vasta attività terroristica di Hamas. I risultati del suo coinvolgimento in attività terroristiche determineranno se sarà soggetto a ulteriori interrogatori“.

Intanto l’Afp ha annunciato che nel cimitero di Khan Yunis, nel sud della Striscia di Gaza, è stata creata una fossa comune dove sono stati seppelliti i resti di persone non identificate, avvolti in teli blu. Alcuni sarebbero bambini. Bassem Dababesh, del comitato di emergenza del ministero per gli affari religiosi, ha dichiarato che “poiché questi martiri non avevano nessuno a cui dire addio, abbiamo scavato una fossa comune per seppellirli. Sono martiri sconosciuti“. I resti provenivano dagli ospedali indonesiano e di al-Shifa, sarebbero stati “trattenuti” da Israele prima di essere rilasciati dopo le rappresentanze di “paesi terzi e delle Nazioni Unite” aggiunge il comitato.

Intanto il premier Netanyahu ha annunciato di aver incaricato il Mossad di scovare i vertici di Hamas che vivono all’estero, in conferenza stampa ha spiegato di aver “dato istruzioni al Mossad di agire contro i capi di Hamas, ovunque si trovino“.

Il vicepremier e ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha spiegato che “l’attacco criminale” compiuto da Hamas il 7 ottobre è stato fatto “con l’intenzione di compiere una strage che avrebbe avuto un effetto mediatico superiore a quello di un semplice attacco terroristico“, con l’obiettivo “di far saltare qualsiasi possibilità di accordo tra Israele e Paesi arabi, di far coalizzare tutti i Paesi arabi contro Israele, e di mettere in difficoltà le relazioni tra mondo arabo e G7, i grandi Paesi dell’occidente“.

Aggiunge Tajani, però, che questo “tentativo non è riuscito, però il disegno c’è” e che “grazie alla nostra diplomazia siamo riusciti a scongiurare questo disegno. I Paesi del G7 si sono schierati a favore della pace e non sono caduti nella trappola di Hamas, mi auguro che anche Israele non lo faccia“. Secondo il ministro adesso “bisogna politicamente scongiurarlo, e credo che l’Italia che avrà la guida del G7 da gennaio stia svolgendo un ruolo di grande importanza proprio per le relazioni che ha non solo con Israele, che è nostro alleato, ma anche con tanti Paesi del mondo arabo che sono nostri interlocutori privilegiati“. A proposito della tregua Tajani sostiene sia “un primo passo positivo. È importante che il primo gruppo di ostaggi possa raggiungere le proprie famiglie“.

di: Flavia DELL’ERTOLE

FOTO: EPA/ABIR SULTAN