È quasi certa la vittoria del Partito per la Libertà, meno certo il futuro dell’Esecutivo
Con i seggi scrutinati al 98% sembra confermata la vittoria di Gert Wilders, l’istrionico leader del Partito per la Libertà olandese che cambierà la faccia del Paese dopo 10 anni di Mark Rutte.
Spesso appellato come il “Trump olandese” per i suoi toni populisti e le sue posizioni di estrema destra, Wilders è in testa con il suo partito che dovrebbe aver raddoppiato i seggi da 17 a 35. La vera sfida per lui però sarà riuscire ad allearsi in una coalizione per formare un Governo, per il quale servirebbe la soglia lontanissima di 76 seggi su 150 totali.
Al momento all’orizzonte non si vedono papabili alleanze. Dietro al Pvv, distaccata di molto, c’è l’alleanza progressista GroenLinks-PvdA formata da verdi e laburisti e guidata da Timmermans, ex vicepresidente della Commissione Ue con 26 seggi.
Terzo il conservatore VVD, il partito di Rutte che è crollato da 34 deputati a 23. Infine, 20 seggi al Nuovo Contratto Sociale di Pieter Omtzigt (20 seggi).
La sfida delle alleanze non spaventa Wilders, che promette già di essere il “premier di tutti” e che “governeremo“. Le trattative con i potenziali alleati di Governo sono già in corso. Fra le sue priorità, lo ha ribadito ancora oggi, ci saranno “restrizioni significative all’asilo e all’immigrazione“.
Al momento sono due le formazioni che hanno già accettato un accordo con Wilders. Si tratta del nuovo arrivato, NCS di Pieter Omtzigt che aveva già dichiarato che anche in caso di vittoria del suo partito avrebbe ceduto l’incarico di premier ad un’altra persona. Omtzigt ha idee conservatrici sull’immigrazione e sull’aborto ma progressiste in termini di politica economica. Avrebbe appoggiato un’alleanza con Wilders anche Caroline van der Plas, leader del Movimento agricoltore contadino anch’esso favorevole a stringere le maglie dell’immigrazione.
Il portavoce della Commissione europea, Eric Mamer, ha dichiarato che “i Paesi Bassi sono un membro fondatore dell’Unione europea” e “continuiamo ovviamente a contare sulla forte partecipazione dei Paesi Bassi all’Unione europea“, aggiungendo inoltre che “le elezioni si svolgono a intervalli regolari negli Stati membri e questo di per sé non mette in alcun modo in dubbio l’appartenenza di qualsiasi paese all’Ue“.
di: Marianna MANCINI
FOTO: ANSA/EPA/REMKO DE WAAL