JABALIA STRISCIA DI GAZA

“Siamo alle porte di Gaza City” ha dichiarato il generale israeliano Cohen

È drammatica la situazione nella Striscia di Gaza.

L’Alto Commissariato Onu per i diritti umani ha dichiarato che i raid israeliani sul campo profughi di Jabalia nella Striscia di Gaza potrebbero costituire un crimine di guerra.

«Dato l’alto numero di vittime civili e l’ampiezza della distruzione dopo i raid aerei israeliani sul campo profughi di Jabalia – ha scritto su X l’ufficio Onu per i diritti umani – siamo seriamente preoccupati che questi attacchi sproporzionati siano crimini di guerra».

il portavoce delle forse di difesa israeliane (Idf) Daniel Hagari ha affermato che al momento non è in grado di dire quante siano le vittime civili e che Hamas si nasconde dietro infrastrutture civili. «Loro vogliono queste immagini di distruzione». Secondo fonti palestinesi, invece, sarebbero decine i civili uccisi.

«Siamo alle porte di Gaza City». Così il generale Itzik Cohen, comandante della 162esima divisione dell’esercito israeliano. Cohen, citato dai media, ha dichiarato che le forze armate israeliane sono “nel profondo” della Striscia di Gaza.

L’esercito e le forze di sicurezza israeliani hanno dichiarato di avere ucciso il capo dell’unità missilistica anticarro di Hamas nella Striscia di Gaza Muhammad Asar. Quest’ultimo, riferiscono i media, sarebbe stato colpito da un jet da combattimento dell’Idf.

«Hamas – ha dichiarato Cohen- ha scelto questa guerra, noi non abbiamo scelto questo conflitto». Il generale ha affermato che cinque giorni fa la divisione ha ricevuto una “missione importante: andate e finite in maniera definitiva Hamas”.

A un’emittente libanese il funzionario di Hamas Ghazi Hamad ha dichiarato: «Dobbiamo dare una lezione a Israele e lo faremo ancora e ancora. L’attacco alluvione di Al-Aqsa del 7 ottobre è solo il primo e ce ne saranno un secondo, un terzo, un quarto». Secondo Hamad Israele “è un Paese che non ha posto sulla nostra terra, dobbiamo cancellarlo”.

Italiano uscito da Gaza: sono provato, ma sto bene. Impossibile lavorare sul campo

«Sono provato, ma sto bene. Il nostro ruolo è di stare al fianco della popolazione, ma le condizioni drammatiche sul campo non ci consentono di lavorare». Così Jacopo Intini, uno dei cittadini italiani recentemente usciti dalla Striscia di Gaza a Sergio Cipolla, presidente della ong Ciss di Palermo. Insieme a Intini ha lasciato Gaza anche la moglie Amala Khayan, anche lei operatrice dell’organizzazione. «Stanno bene, la loro uscita da Gaza è coincisa col bombardamento del campo di Jabalya, che per noi è una importante sede di lavoro» ha dichiarato Cipolla.

Usa: ampio cessate il fuoco adesso non è la risposta giusta

Secondo il portavoce del Consiglio per la sicurezza nazionale Usa John Kirby un ampio cessate il fuoco generale a Gaza in questo momento “non è la giusta risposta”.

Msf: smette di funzionare unico ospedale per malati di cancro a Gaza

Medici senza frontiere ha dichiarato che oggi, 1 novembre, ha smesso di funzionare l’unico ospedale pubblico a Gaza per persone con il cancro.

«Da oggi, 1 novembre, ha smesso di funzionare l’ospedale dell’Amicizia turco-palestinese a Gaza a causa della mancanza di carburante e dei diversi attacchi che hanno colpito la struttura – ha dichiarato Msf – Si tratta dell’unico ospedale pubblico per malati di cancro nella Striscia, e ora la vita di decine di pazienti oncologici è in serio pericolo. Il 30 ottobre scorso un attacco alla struttura, supportata da Medici Senza Frontiere (MSF), ha causato gravi danni al terzo piano dell’edificio, secondo quanto riferito dalle persone in loco. Fortunatamente nessun paziente è rimasto ferito perché in quel momento tutte le persone all’interno della struttura si erano rifugiate al piano terra».

di: Francesca LASI

FOTO: ANSA/EPA/MOHAMMED SABER