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In Belgio i cittadini di 16 e 17 anni potranno votare alle elezioni per il Parlamento europeo nel 2024 

Mentre Ursula von der Leyen si prepara al bis, si allarga il numero degli elettori che verranno chiamati al voto a breve per rinnovare il Parlamento europeo. In Belgio, poco meno di un anno fa, il 1° maggio 2023, è stata adottata la norma che abbassa da 18 a 16 anni la possibilità di votare per l’Eurocamera. Circa 280mila ragazzi cittadini del Paese cuore dell’Unione, potranno recarsi alle urne (possibilità fino a questo momento riservata ai maggiorenni) per esprimere la loro opinione alle europee 2024. Con la promulgazione di questa legge, il Belgio si unisce ad una strettissima cerchia di Paesi nei quali l’età minima per votare alle elezioni europee è 16 anni. Tra questi Malta, Germania, Austria e Grecia la quale alza il limite a 17 anni. 

È stato il Parlamento federale su proposta del gruppo dei Verdi e col voto della maggioranza di governo ad approvare la legge. I partiti facenti parte della destra nazionalista fiamminga, N-VA e il Vlaams Belang, hanno invece votato contro. Presentando la riforma, Annalisa Verlinden, ministra dell’Interno belga, aveva comunicato che questo sarebbe stato un modo per avvicinare i giovani alla politica rendendoli partecipi alla democrazia. La maggior parte delle decisioni che vengono prese a livello di comunità e di società hanno un forte impatto sul futuro delle generazioni di oggi, si pensi all’ambiente, alla mobilità lavorativa, alla tecnologia o all’intelligenza artificiale. Con questo provvedimento i sedicenni intenzionati a votare si devono iscrivere molto prima alle liste elettorali del proprio Comune, cosa diversa invece per i maggiorenni la cui iscrizione scatta in maniera automatica e con essa anche una possibile multa se non si recano ai seggi: in Belgio infatti vige l’obbligo giuridico di andare a votare e non farlo è un reato. Per le “matricole” quindi la scelta di iscriversi o meno è una decisione importante e decisa. Dare la possibilità di votare a ragazzi di 16 anni è però un provvedimento che non mette d’accordo tutti: la divisione dell’opinione pubblica è all’ordine del giorno nei Paesi democratici. Si è abbastanza maturi per farlo? Si è in grado, nel pieno dell’adolescenza, di contribuire a scegliere con cognizione di causa chi sarà a governare un’intera nazione?

Bruxelles, Parlamento Europeo (SHUTTERSTOCK)

“Il voto ai sedicenni è un passo in avanti, ma abbiamo bisogno di cambiamenti più radicali”

Questa legge si identifica come una grande conquista per diverse organizzazioni giovanili che adesso vorrebbero vedere questo importante cambiamento estendersi in tutta Europa. A marzo 2022 il Parlamento aveva comunicato di essere a favore dell’abbassamento dell’età per votare in tutti gli Stati membri salvo che gli Stati dell’Ue non decidano diversamente. Dopo due anni però la strada per adattarsi ai Paesi promotori dell’iniziativa sembra ancora molto lunga per molte nazioni che preferiscono (in alcuni casi) lasciare il diritto di voto ai minorenni soltanto per le consultazioni locali. 

A farsi sentire è stata Lauren Mason, Responsabile delle politiche del Forum europeo della gioventù: «Alcuni giovani pensano che la loro voce e i loro voti non contino: per questo abbiamo bisogno di un grande cambiamento politico. Il voto ai sedicenni è un passo in avanti, ma abbiamo bisogno di cambiamenti più radicali se vogliamo che i giovani si sentano veramente coinvolti nelle nostre democrazie. Ciò significa avere più giovani nei partiti o in posizioni di potere e che le opinioni dei giovani siano prese sul serio nella nostra politica». 

Oltre alla questione della maturità, vige un altro interrogativo: una volta donato loro il diritto, lo eserciteranno? Come detto in precedenza, in Belgio (come in altri Paesi) il voto è obbligatorio, ma in maniera generale le precedenti elezioni europee hanno presentato dati che indicano un’affluenza giovanile piuttosto bassa: il 42% tra gli under 25. Un obiettivo del Parlamento comunitario è quindi incrementare la partecipazione, le elezioni europee del 2024 saranno sicuramente un test per i politici che dovranno mostrarsi capaci di saper comunicare anche con i giovani elettori. 

«Per il Parlamento questa è una priorità, per molte ragioni. La prima è che queste sono probabilmente le elezioni che plasmeranno il futuro per le nuove generazioni: ciò che accadrà a livello europeo avrà probabilmente un impatto maggiore e più duraturo rispetto alle decisioni nazionali prese nel breve periodo», ha detto invece Jaume Duch, il portavoce del Parlamento Europeo.

Jaume Duch, portavoce del Parlamento Europeo (EPA/OLIVIER HOSLET)

…ma c’è chi non la pensa così: i pro e i contro della legge

L’estensione del diritto di voto ai sedicenni indicherebbe un chiaro e forte segnale, una maggiore dimostrazione di interesse dei politici nei confronti dei progetti e delle idee che i giovani hanno per il futuro. È però una questione delicata che presenta dei pro e dei contro. L’idea più comune è quella secondo la quale a 16 anni non si sia abbastanza maturi per esporre una preferenza politica in maniera consapevole e che non si sia opportunamente informati sulle decisioni che si possono influenzare. Molte persone fanno paragoni tra le diverse epoche e generazioni: quando negli anni Sessanta venne abbassata la maggiore età da 21 a 18 anni, le persone più giovani avevano tendenzialmente una maturità politica diversa rispetto ai coetanei di oggi. Sarà vero? Altri invece ritengono che i giovani siano inclini a votare come i genitori e che quindi questo ampliamento potrebbe trasformarsi in un metodo capace di dare più forza al voto di chi già lo esercita da tempo. E poi però c’è anche chi pensa che con questa norma si potrebbe abbassare il tasso di astensionismo elettorale in età adulta, un tema presente da troppi anni in diversi Paesi (tra cui il nostro) ma anche essere un modo efficace per motivare i ragazzi ad assumersi responsabilità politiche che si traducono in responsabilità sociali.

Spesso si pensa che i ragazzi non siano interessati alla politica quando in realtà sono proprio loro a farsi trovare in prima linea per comunicare le loro opinioni su tematiche come la crisi climatica, il diritto allo studio o la parità di genere. Con il passare degli anni, hanno saputo adeguare il loro contributo alla vita politica per diffondere ciò che vorrebbero vedere realizzato all’interno della società. Non dimentichiamo infatti che sono soprattutto le nuove generazioni a dover subire o ad avere vantaggio dalle scelte politiche che vengono prese tutti i giorni e quindi forse questa normativa non sarebbe poi così male. L’approvazione di questa legge potrebbe anche trasformarsi in una vera e propria sfida per i partiti che darebbero maggiore rilevanza all’opinione delle nuove generazioni. L’Unione europea ha espresso la sua opinione mostrandosi a favore attraverso piani finanziati da Erasmus+, come il progetto Youth Upgrade for Europe. Secondo la Commissione europea conoscere a fondo l’Ue fin da molto giovani è fondamentale per il futuro della stessa e questo può avvenire sì attraverso l’istruzione formale ma anche rendendoli partecipi in prima persona e quindi facendoli collaborare attivamente alla vita politica.

Cosa ne pensa la politica italiana?

Anche in Italia nel 2022 è avvenuto un abbassamento dell’età degli elettori, per la prima volta, infatti, i ragazzi tra i 18 e i 25 anni hanno potuto esercitare il diritto di voto per eleggere il Senato. Non è tutto perché in passato era già stata lanciata, da alcuni leader, l’idea di ampliare il diritto di voto ai ragazzi tra i 16 e i 17 anni senza però ottenere alcun successo. 

Nel 2019 Enrico Letta aveva proposto questo modello, ma dato il fallimento ci aveva riprovato due anni dopo divenendo anche questo un flop. Prima di lui, nel 2007, Veltroni, aveva avanzato la proposta a favore dei più giovani, nel 2015 invece ci provò la Lega presentando una proposta di legge costituzionale per allargare l’elettorato attivo, iniziativa che venne avanzata anche dai socialisti. 

La Costituzione italiana oggi dice che bisogna aver compiuto almeno la maggiore età per pronunciare il proprio voto per la Camera, e 25 anni per il Senato. 

Elezioni politiche del Senato in Italia (SHUTTERSTOCK)

Arriverà anche in Italia il momento per una riforma simile a quella che è stata approvata in Belgio? Ciò che è accaduto in passato potrebbe far ben sperare. Prima della Seconda guerra mondiale bisognava avere almeno 21 anni per votare, in quasi tutto il mondo. Soltanto dagli anni Settanta, anche grazie a diverse proteste giovanili, molte nazioni abbassarono a 18 anni il diritto di elettorato sia attivo che passivo. Nel Regno Unito avvenne nel 1969, negli Stati Uniti nel 1971, in Canada e Germania Ovest nel 1972, in Australia e Francia nel 1974 e infine nel 1975 anche in Italia. 

Cosa succede nel mondo?

Tra i Paesi extra-europei che oggi concedono il voto ai sedicenni sono l’Argentina e il Brasile: qui il voto nella fascia d’età 18-70 è obbligatorio e chi lo evita potrebbe ricevere una sanzione. Ai seggi possono recarsi anche i ragazzi che hanno compiuto 16 anni che sono residenti a Cuba, in Ecuador – obbligo dai 18 ai 65 anni – e in Nicaragua.

Ci sono poi anche le nazioni che prevedono il voto a 17 anni come il Timor Est, l’Etiopia, l’Indonesia, la Corea del Nord e il Sudan e anche quelli in cui si deve aspettare di aver 21 anni (Oman, Kuwait) oppure quelli come gli Emirati Arabi Uniti in cui è obbligatorio avere almeno 25 anni, in alcuni casi anche di più visto che l’età minima può variare da emirato a emirato. 

Rimanendo tra i confini europei invece, specifichiamo che nel 2007, il Consiglio dei ministri austriaco è stato il primo ad approvare l’abbassamento dell’età per il diritto di voto. Si può esercitare in tutte le elezioni ma per essere eletti bisogna averne almeno 18, 35 invece per diventare presidente della Repubblica. In Scozia i sedicenni hanno votato al Referendum per l’Indipendenza del 2014 ma non hanno potuto farlo per esprimere la loro opinione sulla Brexit, facendo nascere così molte polemiche. Dal 2015, i più giovani possono esprimere il loro voto in tutte le consultazioni politiche del loro Paese. In Germania invece il diritto di voto ai 16enni è garantito nelle elezioni dei Parlamenti di alcuni Länder ma non di tutti; in Estonia e in Norvegia questo particolare provvedimento è seguito solo per le elezioni locali. 

di: Alice GEMMA

FOTO: SHUTTERSTOCK