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Proseguono le proteste della maggioranza serba nel Nord del Paese, mentre la Nato ha rinforzato il contingente Kfor di 700 uomini

Fiato sospeso nel nord del Kosovo dove gli scontri rischiano di far ripiombare il Paese nell’incubo di un nuovo conflitto civile. Proseguono infatti le proteste della compagine serba, in particolare a Zvecan, a circa 50 km dalla Capitale Pristina.

Qui la maggioranza serba chiede il ritiro delle unità di Polizia dal nord del Paese e la rinuncia dei sindaci di etnia albanese eletti lo scorso 23 aprile. Per il momento i protestanti intonano musiche patriottiche e canti tradizionali ma le truppe Kfor (la missione di pace guidata dalla Nato recentemente integrata di altri 700 uomini) hanno transennato l’area per evitare nuovi scontri in Kosovo.

Intervistato dalla Cnn il premier Albin Kurti ha accusato una “calca di nazionalisti estremisti di destra pagati da Belgrado” di essere responsabile delle proteste, ricordando che “la polizia deve far rispettare lo stato di diritto, mantenere l’ordine, la pace e la sicurezza“. Kurti si è detto anche disponibile a incontrare il presidente serbo Aleksandar Vucic in qualsiasi momento, accettando la proposta di mediazione di Bruxelles perché “le relazioni bilaterali e di buon vicinato possono svolgersi solo basandosi su valori europei“.

I militari dell’Alleanza monitorano anche gli altri Comuni settentrionali a maggioranza serba, in particolare i municipi di Zubin Potok e Leposavic. Anche qui proseguono le proteste, con i manifestanti serbi che hanno presidiato la sede comunale per tutta la notte costringendo il sindaco all’interno.

Anche Mosca segue la situazione, con il portavoce del Cremlino Peskov che ha ribadito il “sostegno incondizionato alla Serbia e ai serbi“. «Crediamo che tutti i diritti e gli interessi legittimi dei serbi del Kosovo debbano essere rispettati e garantiti» ha aggiunto ribadendo che “non ci deve essere spazio per azioni provocatorie che violino i diritti dei serbi“.

Intanto è arrivata già la prima “sanzione” da Washington: gli Stati Uniti hanno infatti espulso il Kosovo da un’esercitazione Nato a guida americana in Europa, l’operazione Defender 23, da aprile a giugno. «Per il Kosovo questa esercitazione è finita» ha dichiarato l’ambasciatore statunitense a Pristina Jeffrey Hovenier, in risposta al rifiuto di Kurti di ritirare i sindaci kosovari e albanesi dalla zona settentrionale del Paese, a maggioranza serba, dove sono concentrate le proteste.

di: Marianna MANCINI

FOTO: ANSA/EPA/GEORGI LICOVSKI