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Meloni e La Russa ricordano il punto di svolta della legge del 2004 nel ricucire la pagina di storia

Si celebra oggi in Italia il Giorno del Ricordo per commemorare i massacri delle foibe e l’esodo giuliano dalmata, una delle pagine più tragiche della storia italiana, quando l’Istria e la Dalmazia tra il 1943 e il 1947 divennero teatro di stragi.

Secondo le stime furono tra i 5.000 e i 10mila gli italiani vittime delle foibe, mentre tra i 250mila e i 350mila italiani furono costretti a lasciare le loro case.

Il discorso di Mattarella

«Sono passati quasi vent’anni da quando il Parlamento italiano istituì, con una significativa ampia maggioranza, il Giorno del Ricordo, dedicato al percorso di dolore inflitto agli italiani di Istria, Dalmazia e Venezia Giulia nella drammatica fase storica legata alla Seconda Guerra Mondiale e agli avvenimenti a essa successivi. Una legge, che vuole conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale». Così il presidente della Repubblica Sergio Mattarella esordisce alla cerimonia al Quirinale in occasione del Giorno del Ricordo.

«Oggi si ricordano vessazioni e violenze dure, ostinate, che conobbero eccidi e stragi e, successivamente, l’epurazione attraverso l’esodo di massa. Un carico di sofferenza, di dolore e di sangue, per molti anni rimosso dalla memoria collettiva e, in certi casi, persino negato. Come se le brutali vicende che interessarono il confine orientale italiano e le popolazioni che vi risiedevano rappresentassero un’appendice minore e trascurabile degli eventi della fosca epoca dei totalitarismi o addirittura non fossero parte integrante della nostra storia», ha proseguito.

«Nessuno deve avere paura della verità. La verità rende liberi. Le dittature – tutte le dittature – falsano la storia, manipolando la memoria, nel tentativo di imporre la verità di Stato. La nostra Repubblica trova nella verità e nella libertà i suoi fondamenti e non ha avuto timore di scavare anche nella storia italiana per riconoscere omissioni, errori o colpe. Ribadendo la condanna per inammissibili tentativi di negazionismo e di giustificazionismo, segnalo che il rischio più grave di fronte alle tragedie dell’umanità non è il confronto di idee, anche tra quelle estreme, ma l’indifferenza che genera rimozione e oblio», ha aggiunto.

E ancora: «la civiltà della convivenza, del dialogo, del diritto internazionale, della democrazia è l’unica alternativa alla guerra e alle epurazioni, come purtroppo ci insegnano – ancora oggi – le terribili vicende legate all’insensata e tragica invasione russa dell’Ucraina. Un inaccettabile tentativo di portare indietro le lancette della storia, cercando di ritornare in tempi oscuri, contrassegnati dalla logica del dominio della forza. Sui Balcani, la presenza di segnali ambigui e regressivi, con rischi di ripresa di conflitti, ammantati di pretesti etnici o religiosi, richiede di rendere veloce con decisione e coraggio il cammino dell’integrazione europea dei Balcani occidentali».

«Italia, Slovenia e Croazia, grazie agli sforzi congiunti e al processo di integrazione europea hanno fatto, insieme, passi di grande valore. Lo testimoniano Gorizia e Nova Gorica designate insieme unica capitale europea della cultura del 2025», ha concluso.

La cerimonia a Basovizza

Oggi a Basovizza ha luogo una cerimonia solenne per commemorare le vittime delle foibe, l’esodo giuliano-dalmata e le drammatiche vicende del confine orientale negli anni a cavallo del secondo dopoguerra. Tra le autorità presenti ci sono il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, il presidente del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, il sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza, la capogruppo dem alla Camera, Debora Serracchiani, autorità civili e militari. Nell’area della cerimonia sono schierati i gonfaloni, tra gli altri, dei Comuni di Trieste e Muggia e della Regione Fvg.

Le parole di Meloni, La Russa e Tajani

In occasione del Giorno del Ricordo la premier Giorgia Meloni ha dichiarato: «sulle foibe l’Italia ha ricucito una pagina dolorosa della storia nazionale con la legge n. 92 del 30 marzo 2004. Il nostro Paese rende il suo tributo ai martiri delle foibe e agli italiani costretti ad abbandonare le proprie case per il solo fatto di essere italiani. La memoria dell’esodo giuliano-dalmata è stata per troppi anni vittima di una vera e propria congiura del silenzio».

Il presidente del Senato Ignazio La Russa, ieri presente a una cerimonia in ricordo delle vittime alla foiba di Basovizza, ha sottolineato che la tragedia delle foibe “non può e non deve essere dimenticata, così come deve essere dimenticato l’esodo dall’Istria, dalla Dalmazia, da Fiume, gli italiani che furono di fatto costretti a lasciare le loro case, i luoghi dove erano nati e dove vivevano, e che furono accolti malissimo dall’Italia di allora“.

«Io credo – ha proseguito nel suo messaggio in occasione del Giorno del Ricordo – che la svolta c’è stata nel 2004 quando è stata istituita la Giornata del ricordo. Io ero capogruppo di Alleanza nazionale ed ebbi l’onore di firmarla questa legge, insieme a Menia. Una legge che oggi comincia veramente a dare i propri frutti. Quella legge fu votata praticamente all’unanimità tranne 12 che non la votarono alla Camera. Oggi a distanza di anni considero quel momento uno dei momenti fondanti della memoria comune della nostra Nazione. Quando la memoria diventa comune – ha quindi concluso – diventa un momento di crescita quale è oggi il ricordo della tragedia delle foibe, la tragedia di coloro che dovettero abbandonare le loro case».

Infine, il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, ha lanciato un appello per “guardare al futuro senza rancore, ma anche senza dimenticare”. Nel suo intervento al Quirinale ha ricordato “lo strazio delle molte donne” che sul confine orientale persero la vita e subirono violenze senza che ora se ne ricordi neanche il nome. «Continuò così la sparizione della nostra gente e per molti anni è stata dimenticata. Ora però si deve tornare a parlarne, grazie alla legge istitutiva del Giorno del Ricordo, ma per pensare ad un futuro “di pace” animato da una “memoria condivisa”. Basovizza deve essere considerato un simbolo per un futuro comune di pace», ha aggiunto.

di: Alessia MALCAUS

FOTO: ANSA/FRANCESCO DEFILIPPO