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Lo scontro politico incendia il caso giudiziario della 39enne italiana da oltre un anno in carcere a Budapest

Alla storia giudiziaria di Ilaria Salis si aggiunge un nuovo capitolo. Il 28 marzo 2024 il tribunale di Budapest ha respinto la richiesta degli arresti domiciliari presentata dagli avvocati della 39enne che da 13 mesi è reclusa in Ungheria, il giudice Jozsef Sós ha spiegato che “le circostanze non sono cambiate, esiste sempre il pericolo di fuga”, il nuovo capitolo di questa storia si scrive il 24 maggio, data della prossima udienza del processo. 

Come il 29 gennaio scorso Salis è entrata in aula tirata da un agente di polizia con una catena legata all’addome, le manette ai polsi, ceppi e catene alle caviglie. 

Il padre della detenuta, Roberto Salis, ha commentato la scelta del giudice come “l’ennesima prova di forza del governo Orban”, aggiungendo: «un po’ me lo aspettavo Ilaria qui è considerata un grande pericolo. I nostri ministri non hanno fatto una bella figura e il governo italiano dovrebbe fare un esame di coscienza: le catene non dipendono dal giudice, ma dal sistema carcerario e quindi esecutivo e il governo italiano può e deve fare qualcosa perché mia figlia non sia trattata come un cane». Roberto Salis sostiene inoltre che “ci sia una posizione del governo ungherese di infischiarsene delle direttive europee e questo leva anche un po’ il velo sulle responsabilità del governo italiano” dato che “il governo ungherese ha deciso di perpetrare questo atteggiamento inaccettabile per uno Stato che appartiene all’Unione europea” ribadendo che “Nordio ci aveva accusato di aver perso tempo ma non è cambiato nulla. Per cui c’è da convivere con la giustizia ungherese, con le istituzioni italiane. Ci dobbiamo aspettare che ci sia una protesta contro l’immobilismo italiano”. 

Ilaria Salis nel tribunale di Budapest il 28 marzo 2024. ANSA/Enrico Martinelli

Durante i momenti dell’udienza il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, aveva augurato l’assoluzione di Ilaria Salis aggiungendo di aver visto “che oggi è stata portata in aula ancora in manette e catene: non è un bel modo, non mi pare ci sia pericolo di fuga. Detto questo eviterei di politicizzare il caso se no si rischia lo scontro. A me preoccupa la cittadina Salis, non mi interessa se poi vogliono candidarla, ma se si deve trasformare il processo in scontro politico, lo scontro politico non favorisce la signora Salis”.

Sulla vicenda è intervenuta anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni che ai microfoni di Rai 1 ha argomentato: «vedere le manette su Ilaria Salis al processo è una cosa che su di me impatta, ma non è un trattamento riservato a lei: vale per tutti, lì come in molti altri Paesi occidentali. Abbiamo fatto sentire le nostre ragioni al Governo ungherese, ma in merito al processo ritrovarsi parlamentari italiani che dicono che il Governo italiano debba intervenire su quello ungherese… ‘Do you know’ stato di diritto? ‘Do you know’ autonomia della magistratura?». Meloni ha poi aggiunto: «il Governo può parlare, come ho fatto io con Orban, in merito al trattamento riservato a un cittadino e può intervenire solo a sentenza passata in giudicato, come accaduto con Chico Forti o Zaki, ma la campagna politica in Italia su Ilaria Salis rischia di non aiutarla, perché se insulti l’interlocutore a cui chiedi una mano, poi non la ottieni. Dovremmo abbassare la pressione e riportare la questione al livello giudiziario e di moral suasion».

Con una lettera inviata a la Repubblica Roberto Salis ha risposto a un intervento di solidarietà di Furio Colombo, scrivendo: «Ilaria espia la colpa di chi se la va a cercare: sono quelli che, anche se personalmente hanno tutto da perdere, non esitano ad assumere iniziative che ritengono doverose e irrinunciabili sulla base unicamente delle proprie convinzioni ideologiche. Ilaria ha ragione non si può stare a guardare questi tentativi di riesumazione dell’ideologia nazista o fascista, bisogna darsi da fare perché l’Unione europea renda intollerabili nel suo territorio queste manifestazioni. Ilaria è fatta così».

Roberto Salis ha aggiunto che la 39enne per 9 volte è stata condotta in aula in catene “purtroppo, a parte il 29 gennaio e il 28 marzo, non c’erano le telecamere a documentare le violazioni dei diritti umani”. Continua Salis: «siamo di fronte a un Paese illiberale in cui Orbán cerca di ritornare al tempo della legge del taglione. Quanti credono di poter evitare di prendere posizione nella questione di Ilaria, sostenendo che non è soggetta alla legge italiana, non sono veri patrioti. Io e mia moglie ci riteniamo genitori privilegiati. Abbiamo generato una creatura molto migliore di noi, verso la quale ci sentiamo in debito per ciò che concerne gli insegnamenti ideali. Fintanto che lei, io, mia moglie e tutti quelli che sostengono i valori per cui Ilaria lotta continuiamo nel nostro sforzo, il progresso avanzerà mentre le tenebre e i suoi artefici saranno destinati a una ineluttabile sconfitta».

Ilaria Salis nel tribunale di Budapest il 28 marzo 2024, sulla sinistra il padre, Roberto. ANSA/Enrico Martinelli

Le voci sulla candidatura europea

Ciò a cui fa riferimento il ministro Tajani è la possibilità presa in considerazione dal Partito Democratico di candidare alle prossime elezioni europee di giugno Ilaria Salis. Con l’elezione al Parlamento Europeo a Salis verrebbe riconosciuta l’immunità parlamentare che ne comporterebbe la scarcerazione, tra le fila democratiche l’immunità parlamentare sembra l’unica possibilità di garantire all’insegnante 39enne un processo equo. In più di un esponente Dem si dice favorevole alla candidatura, come l’ex segretario del PD, Nicola Zingaretti, che ha dichiarato a La Stampa: «quello che sta passando Ilaria Salis è una vergogna, e facciamo bene a tenere alta l’attenzione denunciando l’oscena subalternità del governo. Per quanto riguarda la candidatura è una valutazione che spetta a lei, alla sua famiglia e al gruppo dirigente del Pd: tutto il resto è rumore di fondo. Perché si tratta di una situazione delicata, da trattare con prudenza e non gettare nel tritacarne. Io non so cosa possa comportare la candidatura per la sua situazione, ma se può esserle utile mi chiedo: perché no?».

Dopo giorni di discussioni in questo senso la segretaria del Partito Democratico sembra escludere la candidatura. Ai microfoni di Porta a Porta Elly Schlein ha sostenuto come Salis non sia “in campo. Ho letto elucubrazioni su trattative, non c’è in corso nessuna trattativa” assicurando che “nel dibattito sul totonomi terrei fuori una situazione delicata come questa” e di aver voluto “incontrare il padre di Salis per discutere su come possiamo aiutare a togliere Ilaria dalla situazione inaccettabile in cui si trova”.

Elly Schlein, Roma, 03 aprile 2024. ANSA/GIUSEPPE LAMI

Il regolamento parlamentare europeo prevede che i membri del Parlamento dell’Unione Europea godano di immunità e non possano “essere detenuti né essere oggetto di procedimenti giudiziari” per tutta la durata del loro mandato (eccezion fatta nel caso in cui vengano fermati in flagranza di reato). Secondo quanto stabiliscono le regole dell’Eurocamera dunque se Salis venisse eletta le autorità giudiziarie ungheresi dovrebbero rilasciarla e il procuratore generale o il capo della procura competente, dovrebbe inviare al presidente del Parlamento Europeo una richiesta di autorizzazione a procedere per poter riprendere il processo. Il regolamento del Parlamento Europeo stabilisce che la richiesta per la ripresa del processo sia esaminata dalla commissione giuridica (composta dai parlamentari europei che si occupano di giustizia) che elabora una relazione e può confermare l’immunità, negarla, oppure le autorità giudiziarie dello Stato membro possono essere autorizzate a proseguire il processo, ma il parlamentare indagato o imputato resta libero fino alla sentenza definitiva. Questa decisione della commissione viene inviata all’assemblea e il Parlamento la discute alla prima seduta utile per approvarla o respingerla (a maggioranza semplice).

La versione ungherese

Zoltan Kovacs, portavoce del governo ungherse, ha dichiarato: «nei giorni e nelle settimane scorsi il padre di Ilaria Salis ha parlato con tutta la stampa europea occidentale e con alcuni media statunitensi. È stato invitato al Parlamento europeo e ha ripetutamente espresso gravi accuse infondate che non possono essere lasciate senza risposta. Va aggiunto che lui stesso ha trasformato il caso della propria figlia in una questione politica e ora si mostra sorpreso che a queste accuse vengano date risposte politiche. Come padre forse farebbe bene a riflettere su come sua figlia sia rimasta coinvolta in un episodio del genere».

Kovacs ha poi sostenuto che Salis fosse stata “coinvolta in passato in incidenti simili” e che il reato contestato “è estremamente grave e comporta condanne altrettanto severe secondo l’ordinamento giuridico ungherese”. 

Per sottolineare la sua opinione Kovacs ha scritto su X che “Ilaria Salis non è un’eroina. Lei e i suoi ‘compagni’ sono venuti in Ungheria e hanno commesso aggressioni barbare e premeditate contro cittadini ungheresi: questi sono i fatti. Tutto ciò che va oltre è una mera invenzione politica e noi difenderemo la reputazione e l’integrità della nostra magistratura, non importa quanto forte la sinistra gridi al lupo”.

La parole di Mattarella 

Roberto Salis dopo la decisione del giudice di negare i domiciliari alla figlia ha scritto una lettera a Sergio Mattarella: «ho mandato una Pec al presidente della Repubblica, una lettera molto asciutta riferendomi a quella che gli avevo inviato il 17 gennaio e a cui aveva subito risposto. È il garante della Costituzione e l’articolo 3 si applica a tutti i cittadini italiani: può intervenire sul governo Orban e deve smuovere il governo italiano perché evidentemente non ha fatto quello che doveva fare». Il giorno dopo aver ricevuto la lettera il Presidente della Repubblica ha telefonato a Roberto Salis che all’Ansa ha riferito di come Mattarella abbia “ribadito la sua vicinanza personale a me e alla famiglia e mi ha garantito il suo personale interessamento al caso. Lo ringrazio per la solerzia con cui mi ha risposto in meno di 24 ore e soprattutto per la sensibilità e la vicinanza al dramma che sto vivendo con la mia famiglia”. Mattarella ha inoltre aggiunto che “sperava fossero giorni diversi” e di comprendere bene lo stato d’animo dell’uomo assicurandogli che in qualità di Capo dello Stato, seppur le sue possibilità non siano ampie sul piano operativo e passino attraverso il Governo, farà quanto possibile.

Roberto Salis, Roma, 05 marzo 2024. ANSA/ETTORE FERRARI

Anche Ilaria Salis dalla sua cella ha ringraziato Sergio Mattarella, sempre tramite l’Ansa la 39enne ha dichiarato: «sono molto contenta, ringrazio davvero il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Mi ha molto impressionato che abbia telefonato lui in prima persona e che lo abbia fatto con questa rapidità. Lo ringrazio davvero tanto per il suo coinvolgimento».

Le prossime tappe

Dopo l’udienza del 28 marzo l’avvocato ungherese di Ilaria Salis, Gyorgy Magyar, ha spiegato che “bisogna aspettare che la Corte metta per iscritto l’ordinanza pronunciata ieri e ci vorrà qualche giorno dopo le feste di Pasqua. Subito dopo e presenteremo il ricorso alla corte d’appello”. L’avvocato non ha fatto previsioni in merito ai tempi per la sentenza. 

Il legale ha poi annunciato che “depositeremo dei ricorsi alla Cedu per denunciare le condizioni detentive che Ilaria Salis ci ha raccontato e che abbiamo visto anche di persona nelle udienze con quel sistema barbaro di portare i detenuti in aula”, aggiungendo che “”è già stata impugnata la decisione di respingere la richiesta dei domiciliari”.

Parola all’esperta

Abbiamo parlato delle vicende di Ilaria Salis con la Dottoressa Ludovica Chiussi Curzi, ricercatrice di tipo B in Diritto internazionale, Dipartimento di Scienze Giuridiche presso l’Università di Bologna.

Secondo Lei quali sviluppi possiamo attenderci dalla vicenda legale di Salis? Quali sono le possibilità del ricorso alla corte d’appello dei legali di Ilaria Salis?

«Arduo fare previsioni. Ilaria Salis è accusata del reato di lesioni personali a danno di due militanti di estrema destra durante una manifestazione neonazista a Budapest, con l’aggravante, secondo l’accusa, di aver commesso tale reato “all’interno di un’organizzazione criminale”. Per i reati contestati la Salis, che si è sempre dichiarata innocente, rischia fino a 24 anni di reclusione. Dopo più di un anno di carcerazione preventiva in condizioni che appaiono incompatibili con gli obblighi internazionali ed europei ai quali l’Ungheria è vincolata, il 28 marzo il Tribunale di Budapest  ha respinto la richiesta avanzata dai legali della Salis di concederle gli arresti domiciliari in Ungheria. All’udienza, dove la Salis è apparsa ancora una volta con catene alle caviglie e manette ai polsi, il giudice ungherese ha ribadito il permanere del pericolo di fuga, respingendo la richiesta di trasferimento dalla custodia cautelare in carcere agli arresti domiciliari. Non sono ancora state rese note le motivazioni alla base del diniego di arresti domiciliari, diniego che appare difficile da comprendere in termini giuridici, dato che era stata garantita una cauzione e un domicilio a Budapest dove la Salis avrebbe potuto scontare i domiciliari. Questo non fa certamente ben sperare per l’esito del ricorso che i legali della Salis hanno già annunciato contro l’ordinanza del giudice Sos. Esperire tutti i ricorsi interni resta in ogni caso di fondamentale importanza in vista di un eventuale ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo a Strasburgo. Intanto bisognerà attendere fino al 24 maggio per l’udienza di merito. In quell’occasione saranno sentiti i testimoni dell’accusa e i manifestanti presuntivamente aggrediti dalla Salis a febbraio 2023».

Se verranno confermate le voci sulla candidatura europea di Ilaria Salis, quale scenario si apre? 

«Da diverse settimane si sente discutere di questa  possibilità. Al di là delle speculazioni politiche, l’elezione al Parlamento Europeo comporterebbe l’immunità della Salis in quanto eurodeputato ai sensi dell’art. 9 del Protocollo 7 sui privilegi e le immunità dell’Unione Europea, in base al quale i parlamentari che si trovano  sul territorio di un altro Stato membro non possono essere detenuti né essere oggetto di procedimenti giudiziari. Il processo e la carcerazione preventiva di Salis sarebbero dunque sospesi. É opportuno ricordare che tale immunità perdura soltanto fino al perdurare della carica. Si tratterebbe dunque di una “soluzione” di carattere temporaneo».

Corteo a sostegno di Ilaria Salis, Milano, 17 febbraio 2024. ANSA/MOURAD BALTI TOUATI

Quali sono le “armi” in diritto internazionale che la diplomazia italiana ed europea può mettere in campo in questo caso?

«Ciascuno Stato ha generalmente discrezionalità nella scelta della tipologia e delle modalità di misure detentive, purché tali misure siano compatibili con gli obblighi dello Stato in questione. L’Ungheria è stata già in passato condannata dalla Corte Europea dei diritti dell’uomo per le condizioni delle proprie carceri. Ai sensi dell’articolo 3 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) nessuno può essere sottoposto a tortura, trattamento o pena disumano o degradante. Inoltre, una sproporzionata durata della carcerazione preventiva e l’impossibilità di convertirla in misure alternative, potrebbero configurare una violazione dell’art. 5 della medesima convenzione, che tutela il diritto alla libertà e alla sicurezza. I legali della Salis potrebbero rivolgersi dunque alla Corte di Strasburgo, ma non prima di aver esaurito tutte le vie di ricorso in Ungheria, o alternativamente dopo aver dimostrato (cosa assai difficile), che non vi sono ricorsi effettivi davanti ai giudici ungheresi. Vi sono poi altre norme internazionali potenzialmente coinvolte, come  gli artt. 7, 9, 10 e 14 del Patto ONU sui diritti civili e politici. Gli articoli di questo trattato, ratificato quasi universalmente, prevedono il divieto di trattamenti disumani e degradanti e il diritto alla libertà personale, disponendo che la detenzione in attesa di giudizio “non deve costituire la regola”, e che “qualsiasi individuo privato della propria libertà deve essere trattato con umanità”. Nell’ultimo rapporto sull’Ungheria, il Comitato per i diritti umani ha osservato l’eccessiva durata della carcerazione preventiva e l’utilizzo eccessivo di misure limitative della libertà personale prima della condanna definitiva. I legali della Salis potrebbero, sempre previo esaurimento dei ricorsi interni, rivolgersi al Comitato diritti umani che monitora il Patto ONU sui diritti civili e politici. Non si tratta di un procedimento giurisdizionale, e la “decisione” del Comitato non è vincolante. Si tratterebbe comunque di un ulteriore strumento di pressione sul Governo Ungherese. Infine, per quanto concerne il diritto dell’Unione europea, le condizioni alle quali è sottoposta Ilaria Salis sembrerebbero incompatibili con la presunzione di innocenza prevista dalla Direttiva UE 2016/343. Quest’ultima prevede che chiunque sia accusato o sospettato di un crimine, non sia presentato come colpevole in tribunale o in pubblico mediante l’uso di mezzi di coercizione fisica, a meno che simili misure non siano strettamente necessarie per la sicurezza pubblica o in caso di pericolo di fuga. Vi sono infine due importanti strumenti, la Decisione Quadro 829/2009, contenente misure che consentano “a una persona residente in uno Stato membro ma sottoposta a procedimento penale in un secondo Stato membro di essere sorvegliata dalle autorità dello Stato in cui risiede in attesa del processo”, e la decisione quadro 909/2008  che prevede invece l’esecuzione della pena definitiva nel Paese d’origine del condannato. Entrambi i provvedimenti sarebbero potenzialmente applicabili a Ilaria Salis, ma la loro efficacia non può prescindere dalla cooperazione dei giudici ungheresi. Le pressioni della magistratura ungherese da parte dell’esecutivo sono note da tempo.  Nell’ultima Universal Periodic Review, procedura di monitoraggio dei diritti umani in seno al Consiglio diritti Umani delle Nazioni Unite, tra le raccomandazioni per il Governo Ungherese vi era proprio quella di garantire la piena indipendenza della magistratura e la separazione dei poteri».

La candidatura con AVS

Il 19 aprile è stata ufficializzata la candidatura di Salis alle elezioni europee con Alleanza Verdi-Sinistra. In una nota del gruppo si legge che “Avs in accordo con Roberto Salis ha deciso di candidare sua figlia Ilaria, detenuta in Ungheria, in condizioni che violano gravemente i diritti delle persone, nelle proprie liste“, l’obiettivo della candidatura è quello di “tutelare i diritti e la dignità di una cittadina europea” e di generare “una grande e generosa battaglia affinché l’Unione Europea difenda i principi dello Stato di Diritto“.

Il padre della 39enne ha spiegato che “Ilaria assume questa decisione non come via di fuga dal processo ma per poterlo affrontare nella piena tutela dei suoi diritti. La strada politica decisa è la più coerente con il suo trascorso politico“. Roberto Salis, in una nota, ha aggiunto inoltre che la figlia “ringrazia quindi sentitamente la Direzione di Alleanza Verdi e Sinistra ed in particolare Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni per la fiducia accordatagli“.

Le vicende del coindagato di Salis, Gabriele Marchesi

Parallelamente alle sorti di Ilaria Salis la corte d’appello di Milano ha respinto la richiesta dell’Ungheria di consegnare Gabriele Marchesi, il 23enne coindagato della 39enne che da fine novembre si trovava ai domiciliari dopo essere stato arrestato nel capoluogo lombardo sulla base di un mandato di arresto europeo. Marchesi, come Salis, era accusato di lesioni aggravate “potenzialmente letali” ai danni di militanti nazisti (che non hanno mai sporto denuncia e che hanno riportato ferite giudicate guaribili in cinque giorni dall’ospedale a Budapest), alla notizia della sua libertà l’avvocato Mauro Straini ha dichiarato fosse “molto sollevato ma, essendo molto giovane, è anche frastornato”.

Gabriele Marchesi, Milano, 28 marzo 2024. ANSA/MOURAD BALTI TOUATI

Straini aggiunge: «non è la prima volta che viene rigettata una richiesta di consegna a un altro Paese dell’Unione Europea. E questo perché è un dovere continuo e inderogabile verificare il rispetto dei diritti fondamentali. Questa è una garanzia per tutti noi, è una garanzia per il sistema democratico» il verdetto dunque “riconosce la fondatezza delle considerazioni della difesa basate su plurime fonti che hanno consentito di ritenere fondato il rischio di un trattamento inumano”.

Cuno Jakob Tarfusser, sostituto procuratore generale di Milano, ha sostenuto quello ribadito dalla corte d’appello, le lesioni contestate “hanno generato solo 3-5 giorni di prognosi alle presunte vittime che in Italia sarebbero state considerate lievissime” e in base al “principio di proporzionalità” che “è onnicomprensivo e pervasivo” è necessario “respingere la richiesta di consegna, al di là della questione Salis”. A proposito delle accuse di aver commesso lesioni “in ambito di un’organizzazione criminale” (che in Ungheria sono punite con pene tra i due e i 16 anni di carcere) i giudici lombardi hanno convenuto che Marchesidotato di fissa dimora, sconosciuto alle carceri italiane, incensurato, si è sempre presentato in udienza e un inserimento in carcere anche temporaneo sarebbe percepita come particolarmente degradante e avrebbe un impatto sensibile sulle sue condizioni psichiche” in base a quanto riporta l’ultimo report internazionale (del 2018) sulla situazioni delle carceri ungheresi; inoltre la durata del processo e “la complessità degli accertamenti per stabilire se ha partecipato ai fatti” non scongiura il “reale rischio che sia leso uno dei suoi diritti fondamentali”. 

di: Flavia DELL’ERTOLE

FOTO: ANSA/Enrico Martinelli