Meloni media con Orban, Salvini sfrutta il caso Salis in vista delle europee mentre Tajani chiede silenzio

Il caso di Ilaria Salis e le immagini della donna costretta in catene in tribunale in Ungheria hanno scatenato un caso politico. Non solo di politica estera, ma anche interno alla maggioranza.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni si trova a dover gestire i suoi rapporti amichevoli con Viktor Orban ma anche le due fazioni “capitanate” dai due vicepremier: da un lato il ministro degli Esteri Antonio Tajani che chiede silenzio sulla vicenda e dal lato opposto il ministro dei Trasporti Matteo Salvini che, in vista delle elezioni europee, punta a ottenere consensi nell’elettorato di destra attaccando la stessa Salis.

La delusione di Roberto Salis dopo l’incontro con Nordio e Tajani

Intervistato dal Corriere della Sera il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha spiegato che per il caso Salislo Stato ha fatto il possibile. Anche di più. Abbiamo oltre duemila cittadini in carceri straniere e per ciascuno ci attiviamo, nei limiti di norma”, assicurando che i genitori di Ilaria Salisnon sono mai stati soli. Il padre l’ho incontrato due volte. E ci siamo mossi con doverosa sollecitudine, appena ci è stato prospettato il problema. Ma il nostro intervento ha un limite invalicabile: la sovranità della giurisdizione straniera”. Roberto Salis, il padre della 39enne, “ci ha chiesto di descrivere al giudice ungherese le garanzie offerte dallo Stato italiano in caso di applicazione degli arresti domiciliari. Era una richiesta irricevibile. Se fosse stata una semplice spiegazione, il magistrato avrebbe potuto rispondere che anche lui conosceva la legge italiana. Se invece fosse stata una surrettizia richiesta di convertire la misura cautelare, sarebbe stata un’interferenza. L’idea che un ministro italiano possa suggerire a un giudice, italiano o straniero, come comportarsi, sarebbe vista, giustamente, come un sacrilegio”. Nordio esclude anche la possibilità di chiedere gli arresti domiciliari in ambasciata sostenendo sia “impossibile. È territorio italiano, ma non ha né la struttura né la legittimazione a sostituirsi a un domicilio privato come luogo di detenzione. Se, in astratto, un detenuto si allontanasse, commetterebbe il reato di evasione punito dalla legge italiana, ma sarebbe arrestato in Ungheria che dovrebbe riconsegnarlo a noi. Avremmo un insolubile conflitto di attribuzioni, mai verificato. L’unica cosa che possiamo e stiamo facendo, è assicurarci che vengano rispettate le regole umanitarie ed europee sulla detenzione”.

I ministri Tajani e Nordio, Roma, 08 febbraio 2024. ANSA/ANGELO CARCONI

A La Stampa il padre della detenuta si è dichiarato “furibondo” dopo gli incontri con Nordio e Tajani: «è stato sconfortante con entrambi. Ci hanno lasciati completamente soli. Mia figlia Ilaria rischia di stare ancora molto tempo in quella galera di Budapest. Rivedremo le manette ai suoi polsi e le catene ai piedi molte altre volte ancora». L’uomo, insieme agli avvocati sta “riflettendo. Il piano A – ottenere aiuto dal governo italiano – è saltato. Adesso stiamo studiando dei piani alternativi. Il presidente della Repubblica è l’ultima arma che ci rimane”. Ai ministri Salis e i legali avevano chiesto “due documenti per sostenere la nostra richiesta di arresti domiciliari in Italia. Quei fogli di accompagnamento, firmati dai ministri, sarebbero serviti come garanzia per il governo ungherese. Ma li hanno negati entrambi”, ma, ha spiegato che “ci  hanno detto che la nostra era una richiesta irrituale. Una domanda che rischiava di creare dei precedenti. E poi hanno detto che sarebbe stata, anche, un’excusatio non petita”. 

Secondo il presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, Giuseppe Santalucia, “non si tratta di dire ai magistrati ungheresi assolvete o scarcerate, ma sulle condizioni carcerarie è compito dell’esecutivo intervenire, non c’entra nulla l’indipendenza e l’autonomia della magistratura”.

Il memoriale di Ilaria Salis

La Repubblica e il Corriere della Sera, citando il Tg3, hanno diffuso una lettera scritta dalla 39enne dove racconta la sua esperienza. 

Salis fa partire il suo racconto l’11 febbraio del 2023 quando viene accolta dalle grida “Duce! Mussolini!” nella Questura di Budapest, “le ultime parole che riesco a comprendere prima di essere travolta dalla Babele ugro-finnica”, seguono “tre giorni di fermo e spostamenti concitati” poi il 14 febbraio giunge in prigione, “mi invade un vuoto prepotente e il tempo inizia a dilatarsi. I colori tetri e stinti, la penombra, l’aria viziata, latrati dei carcerieri, i rituali di ingresso: tutto questo spettacolo rimarrà impresso con tinte sinistre dentro di me”. Salis ricorda tutto dal “rituale di depositare gli oggetti personali” al sollievo quando le vengono tolte le manette, poi incontra gli agenti di polizia penitenziaria che indossano “uniforme paramilitare” e “passamontagna nero”. Sono giorni in cui “non capisco assolutamente niente di ciò che mi succede intorno. Sono talmente sfinita che mi addormento in continuazione e quando cerco di metter qualcosa sotto i denti vomito tutto all’istante”. In prigione “il tempo passa in modo strano. Le giornate non passano più, ma i giorni si susseguono veloci. Mi guardo in quello che probabilmente dovrebbe avere una funzione di specchio, ma, più che riflettere le immagini, in realtà le deforma, e mi dico: ‘Coraggio, Ila! Sempre a testa alta e con il sorriso. E quando uscirai di qui sarai più forte di prima’. Nei mesi seguenti mi impegnerò a fondo a onorare questa promessa e a crescere giorno dopo giorno, preparandomi per il momento in cui finalmente tornerò ‘a riveder le stelle’”.

Anche il CPT segue il caso

In una nota si legge: «il Comitato del Consiglio d’Europa per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti (CPT), dopo le interlocuzioni avviate nei giorni scorsi dal Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale – con l’omologo ungherese (il Commissario per i diritti fondamentali d’Ungheria) e con i competenti organi del Consiglio d’Europa e della Ue sul trattamento e sulle condizioni di detenzione in Ungheria della nostra concittadina Ilaria Salis – ha formalmente rassicurato l’Organismo di garanzia italiano» di stare seguendo con la massima attenzione il caso. «È stato lo stesso Presidente del CPT Alan Mitchell a confermare, infatti, al Garante che l’Organismo da lui presieduto sta seguendo con particolare attenzione ogni sviluppo relativo alle questioni evidenziate, sia nel contesto delle sue visite in Ungheria (l’ultima delle quali è stata condotta nel maggio 2023), sia nel dialogo in corso con le autorità ungheresi», si legge ancora nella nota.

L’incontro Meloni-Orban

La presidente del Consiglio ha avuto modo, dopo la telefonata avvenuta il 31 gennaio dove – secondo quanto fatto trapelare da Palazzo Chigi – Meloni aveva “nel pieno rispetto dell’indipendenza e dell’autonomia della magistratura ungherese” chiesto a Orban di vigilare sulla vicenda, i due primi ministri si sono incontrati a Bruxelles in occasione della riunione dei premier europei dove si è raggiunta l’intesa per destinare 50 miliardi di euro di aiuti a Kiev (proposta che vedeva in prima linea la resistenza dello stesso Orban).

Meloni, dopo aver parlato con l’omologo ungherese, parla per la prima volta pubblicamente di quanto accade a Salis sottolineando, a proposito delle catene, che “accade in diversi Paesi, anche occidentali” aggiungendo che “non è nostro costume, sono certo immagini che impattano ma in altri Stati sovrani funziona così”. Meloni ribadisce inoltre che “anche in Ungheria c’è l’autonomia dei giudici e i governi non entrano nei processi” ma, spiega, “quello di cui ho parlato col primo ministro ungherese Orban” è “che venga riservato un trattamento di dignità, rispetto e un giusto processo” per Ilaria Salis.

Il premier ungherese Orban ha dichiarato che la detenuta “ha potuto fare telefonate e non è stata isolata dal mondo, non è corretto dire così” e ha assicurato di aver “illustrato la storia” a Meloni, ribadendo che “i magistrati ungheresi non rispondono al governo, la magistratura è indipendente, non posso influenzarli in nessun modo. L’unica cosa su cui posso intervenire è fornire i dettagli sulla detenzione ed esercitare un’influenza perché abbia un equo trattamento. Tutti i diritti sono garantiti”.

Da Budapest parla anche Balazs Orban, il direttore politico del premier, che scrive su X che “i media di sinistra, le Ong e i gruppi di lobby” avrebbero “orchestrato un attacco contro l’Ungheria” diffondendo “bugie inventate”. Balazs Orban aggiunge: «un anno fa, l’attivista di estrema sinistra Antifa Ilaria Salis – che questo lunedì è arrivata sorridente alla sua riunione preparatoria – insieme ai suoi colleghi, si è recata in Ungheria e ha brutalmente aggredito dei passanti per motivi politici. L’ufficio del procuratore capo di Budapest l’ha accusata di tentate lesioni personali gravi come parte di un’organizzazione criminale e il procedimento legale ha seguito la legge ungherese, adattata alla gravità dei reati. Sembra ragionevole, ma a quanto pare non tutti sono d’accordo».

Meloni e Orban, Bruxelles, 1 febbraio 2024. EPA/ZOLTAN FISCHER

Le mosse di Salvini

All’interno dei confini italiani la vicenda continua ad animare il dibattito politico. Ad alzare le tensioni è, principalmente, Matteo Salvini che dichiara: «è fondamentale chiedere condizioni di detenzioni civili, umane, rispettose, e un giusto processo. Spero che si dimostri innocente perché qualora fosse ritenuta colpevole, atti di violenza imputabili a un’insegnante elementare che gestisce il presente e il futuro di bimbi di 6-7-8 anni sarebbero assolutamente gravi». Aggiunge il vicepremier: «il fatto che poi sia a processo anche in Italia per altri episodi di violenza e altre aggressioni sicuramente è spiacevole però le catene in un’aula di tribunale non si possono vedere. Quindi bene fa il governo italiano a chiedere il rispetto dei diritti di colei che è presunta innocente, fino a prova contraria. Poi la sinistra che invoca l’indipendenza della magistratura in Italia ovviamente immagino abbia lo stesso rispetto per le magistrature di altri paesi europei. Contiamo su un processo giusto e veloce sperando nella sua innocenza. Se fosse dimostrata colpevole, ovviamente sarebbe incompatibile con l’insegnamento in una scuola elementare». Il partito del ministro, la Lega, ha poi attaccato nuovamente Salis parlando di una vicenda giudiziaria che l’ha vista protagonista nel 2017. La Lega diffonde una nota scrivendo che la detenuta in Ungheria “è finita a processo” per aver “assaltato il 18 febbraio 2017, a Monza, un gazebo della Lega”. Salis, però, non solo è stata assolta ma la giudice del Tribunale di Monza nelle motivazioni evidenziò che proprio Salis impedì che le violenze proseguissero mettendo il “braccio dietro la schiena ad un giovane che aveva appena buttato a terra la bandiera leghista, come ad invitarlo a proseguire nel corteo”. Il legale della 39enne, Eugenio Losco, ha ribadito che “Salis è stata assolta per non aver commesso il fatto in relazione all’episodio dell’aggressione al gazebo della Lega nel 2017” e che la donna “non è stata affatto individuata dalle due militanti della Lega ma solo individuata come partecipante al corteo che si svolgeva quel giorno a Monza da un video prodotto in atti”. Sulle polemiche alzate dalla Lega interviene il padre di Ilaria Salis, Roberto, definendole “fuori luogo” e sottolineando che “qui ci sono diritti umani calpestati. E ci sono mine vaganti che vanno a frugare nel passato per dire che Ilaria, in fondo, se l’è cercata. Ci faremo dare opportuna procura da Ilaria perché, a seguito delle dichiarazioni lesive della sua reputazione per quanto riguarda il presunto assalto al chiosco della Lega a Monza, abbiamo deciso di querelare Matteo Salvini per diffamazione” e ai microfoni di Retequattro aggiunge: «abbiamo un cittadino che sta affogando e dei politici che invece di salvarlo, pressano la testa sotto l’acqua: la querela è pronta ma deve firmarla mia figlia. Poi la formalizzeremo». 

Matteo Salvini, Roma, 23 gennaio 2024. ANSA/ALESSANDRO DI MEO

La Lega replica nuovamente con una nota: «prendiamo atto con curiosità della scelta di querelare Salvini. La Lega invece rinnova l’impegno affinché i diritti della donna detenuta in Ungheria siano tutelati. E aggiunge l’auspicio che Ilaria venga assolta rapidamente da tutte le accuse, a differenza di quanto è avvenuto in altra vicenda chiusasi con sentenza di condanna confermata in Cassazione il 3 luglio 2023 per concorso morale nella resistenza a pubblico ufficiale. Certo, resta sempre la domanda: è normale che un’educatrice venga fermata in una capitale europea con un manganello?», a proposito della carriere lavorativa di Salis Tuttoscuola precisa: «non lavora come maestra in una scuola primaria, mentre ha svolto delle supplenze brevi in una scuola secondaria di primo grado, ovvero alla scuola media, come docente di Lettere. E non è neanche un’insegnante precaria con contratto annuale (fino al termine delle lezioni o fino al 31 agosto), ma ha fatto supplenze occasionali fino all’anno scorso». Secondo quanto riporta Sky Tg24la condanna di Salis per concorso esterno in resistenza a pubblico ufficiale con sentenza definitiva della Cassazione dello scorso luglio è relativa ad alcuni scontri scoppiati nel 2014 con le forze dell’ordine intervenute per sgomberare un centro sociale a Milano, in via Ravenna 30, in uno stabile di proprietà del Comune”. 

E quelle di Tajani

Di tutt’altro avviso è il vicepremier forzista Antonio Tajani. In un colloquio con il Fatto quotidiano sul caso di Ilaria Salis il ministro spiega senza mezzi termini che “più si sta zitti e prima si risolve questa situazione. Io chiedo a tutti di fare silenzio e di parlare il meno possibile di questa questione, solo così si potrà risolvere come successo con Zaki e Alessia Piperno”. Alla domanda dei cronisti a proposito dell’atteggiamento di Salvini il ministro degli Esteri dichiara: «mi riferisco anche a lui in questo modo si sta facendo un danno alla Salis. Più si parla e più la si danneggia. Lo dico a Salvini ma anche alla segretaria del Pd Schlein» per il segretario di Forza Italiain questo modo si sta politicizzando una questione che non va politicizzata. Salvini commette un errore”. Ribadisce poi Tajani che “il trattamento che sta ricevendo Salis è inumano, noi siamo sempre per la presunzione di innocenza quindi finché una persona non è condannata è innocente”. A livello pratico “per il momento non possiamo chiedere gli arresti domiciliari fino a che l’avvocato della sua famiglia non lo fa e finora non lo ha fatto perché teme possibili ritorsioni da parte dei neo-nazisti ungheresi. Inoltre non possiamo chiedere di fare il carcere in Italia in attesa della sentenza perché non ha commesso reati nel nostro Paese. Quindi al momento non abbiamo alcun appiglio legale. La nostra idea è quella di chiedere all’Ungheria che il processo si faccia in tempi brevi – entro un mese – e poi riportare la donna in Italia. Possono concederci questo: una sentenza di condanna o assoluzione in 30 giorni e poi la riportiamo qui”, torna a sottolineare il ministro che “in Ungheria la magistratura è indipendente dal governo come in Italia, quindi dobbiamo rispettare la parola di Orban e non possiamo farci molto. Sicuramente però i modi del premier ungherese non sono i miei”.

Antonio Tajani, Roma, 01 febbraio 2024. ANSA/VINCENZO LIVIERI

Il padre della 39enne ha inoltre fissato un incontro con i ministri Tajani e Nordio, mentre ha già incontrato il presidente del Senato La Russa, che ha parlato di “un incontro molto cortese. Ricordatevi che io prima di fare il politico sono avvocato penalista, di carcere. Quindi per me non è difficile immedesimarmi nel desiderio del padre, prima di tutto, che sia rispettata la dignità della figlia imputata” e ha dichiarato che “partendo da questo la vicinanza è stata immediata e spontanea”. «Al di là del merito del processo su cui non posso dire naturalmente nulla, mi esprimo fortemente sul diritto alla dignità della ragazza nell’esposizione delle famose catene, che ci sono in tanti Paesi e in parte anche in Italia. L’importante è che non vi sia una esibizione dei modi con cui la sicurezza viene assicurata». La Russa ha risposto anche alle domande dei giornalisti circa la difesa di “una militante antifascista” e il presidente ha risposto “sì, perché non c’entra il merito della vicenda”, dato che “stiamo parlando di una italiana che, al di là del giudizio che uno può dare, delle sue idee, e del modo con cui traduce le sue idee, se il fatto è vero o non è vero che lei partecipava a quella spedizione, è comunque una cittadina italiana per la quale è giusto siano tutelati i diritti della persona”. Continua La Russa spiegando che la decisione sugli arresti domiciliari per Salisnon attiene al grado di responsabilità per i fatti contestati, se possono essere concessi, e il fatto che li abbiano respinti ma esaminati significa che in teoria possono essere concessi. Io non sono contrario, anzi, sono estremamente favorevole. Poi però decide liberamente la magistratura ungherese”, aggiungendo che “la decisione dei domiciliari non può essere nostra. Ci può essere per esempio la disponibilità del luogo in Ungheria, in attesa di un’eventuale richiesta in Italia, e potrebbe essere l’ambasciata”. «Politicizzare questa situazione, da parte di chiunque, è sbagliato, se uno ha a cuore il rispetto dei diritti della ragazza imputata in Ungheria. Ci vuole rispetto prima di tutto per la magistratura ungherese, il rispetto e la richiesta forte che siano garantiti i suoi diritti come noi li riconosciamo in Italia – sostiene La Russa. – Tanto più lo faremo coralmente, e credo che questa sia la volontà anche del padre, tanto più avremo la possibilità che questo sia un risultato ottenibile. Bisogna tutti abbassare i toni se si hanno a cuore i diritti delle persone».


NOTA DEL DIRETTORE: Nell’editoriale uscito sul numero di febbraio si fa riferimento al caso Salis e al processo ancora in corso. Nel momento in cui il testo è stato scritto, era appena stato divulgato il video dell’aggressione a Dudog. Ci teniamo a specificare il senso del riferimento a Ilaria Salis, che come scritto nell’editoriale, nel video “sembrerebbe” far parte del gruppo di assalitori. Non si intende però con questo affermare in alcun modo che Salis nello specifico abbia posto in essere il pestaggio. Al momento della pubblicazione sono in corso le indagini per verificare l’effettiva identità degli assalitori e non è stata formulata alcuna sentenza ufficiale.

di: Flavia DELL’ERTOLE

FOTO: ANSA/Filippo Attili – Palazzo Chigi