Le proteste: “è l’anno del sangue, Khamenei è finito”
Non si placano in Iran le proteste scatenate dalla morte di Mahsa Amini, deceduta dopo esser stata arrestata per aver indossato male il velo. Proprio quel velo è diventato il simbolo della rivolta che si è scatenata nel Paese: le mobilitazioni hanno coinvolto tutti, uomini e donne indistintamente, che sono scesi in piazza, hanno tagliato i capelli e bruciato gli hijab.
Si sono aggiunti alle proteste anche i lavoratori delle raffinerie iraniane, che hanno fermato la produzione in diversi siti produttivi di greggio. Tra i primi a incrociare le braccia i dipendenti del complesso petrolchimico di Bushehr (Bushehr Petrochemical Company) situato nella città di Asaluye, nel Sud dell’Iran. Il Governo ha bloccato l’accesso a internet, ma nonostante questo sono trapelati video in cui si vedono i lavoratori che urlano vari slogan come: «Morte al dittatore», «Morte a Khamenei!», «È l’anno del sangue, Seyyed Ali Khamenei è finito!», mentre ergono barricate di fuoco e tirano pietre per impedire alle forze antisommossa di raggiungerli.
È già una settimana che il Council of Oil Contract Workers aveva annunciato la decisione di scioperare se le forze di sicurezza avessero continuato a reprimere le proteste: «Smetteremo di lavorare e ci uniremo alla gente se continuerete a uccidere e arrestare persone nella loro protesta contro l’hijab obbligatorio», era stato l’avvertimento. Detto fatto.
In una nota, i lavoratori hanno comunicato: «Noi, i lavoratori del settore petrolchimico, siamo uniti a tutti i cittadini dell’Iran, e ribadiamo la nostra rabbia per l’omicidio di Mahsa Amini per mano della polizia morale. Sosteniamo la lotta popolare contro chi colpisce le donne».
di: Micaela FERRARO
FOTO: EPA/CHRISTOPHE PETIT TESSON