La joint venture, figlia di un’azienda produttrice di sistemi di fissaggio, ha innovato il settore del monitoraggio delle infrastrutture

Può un oggetto di uso semplice come un bullone farsi “intelligente” e contribuire al monitoraggio di strutture e infrastrutture? Sì, e Tokbo lo dimostra. Ci parla di questa realtà, nata dalla creatività e dalla capacità di trasformare un prodotto meccanico standard in uno strumento moderno grazie all’applicazione dell’elettronica, il CEO Ivan Moroni.

Com’è nata Tokbo?
«Tokbo fa parte del gruppo Agrati, azienda produttrice di sistemi di fissaggio per il mercato automotive, che nel 2018 ha portato avanti un progetto nato all’interno del suo reparto di ricerca e sviluppo. Il bullone “intelligente” è stato brevettato nel 2020; abbiamo poi sondato le possibilità di applicazione sul mercato, scoprendo che il prodotto poteva essere efficace nel mondo industriale e infrastrutturale. Nel 2021 è quindi nata Tokbo, azienda dedicata interamente a questo tipo di business. Inserita sul mercato nel 2022, l’azienda ha terminato 20 installazioni nei settori infrastrutturale e ferroviario».

Come può un bullone diventare “intelligente”?
«Il bullone è un elemento semplice di giunzione costituito da vite e dado. L’innovazione tecnologica risiede nella capacità del nostro bullone di inviare “messaggi”, comunicando informazioni sul suo stato e sulla struttura in cui si trova: ad esempio, se per qualche motivo si sta allentando la sua forza e quindi si sta svitando, o (grazie anche all’aggiunta di un accelerometro) se intorno al bullone ci sono vibrazioni anomale che potrebbero dare problemi alla struttura. Eventuali anomalie vengono segnalate tramite alert e warning a seconda della criticità della situazione».

Tokbo lavora in Italia ma anche all’estero: moltissime installazioni sono state fatte in Sud America dove, di recente, la società ha acquisito un ulteriore ordine per operazioni su ponti ferroviari. L’azienda ha inoltre contatti aperti con il Nord America in ambito industriale, con la Germania e, a breve, sonderà il terreno in Giappone.

Cosa c’è nel vostro domani?
«Al momento stiamo allargando la gamma della famiglia dei fissaggi e stiamo sviluppando sistemi che possano garantire un retrofit agile. Il nostro obiettivo è proprio quello di lavorare su qualcosa di già installato. Stiamo poi potenziando un sensore diverso, che ci permetterà di elaborare la durability residua delle infrastrutture per evitare danneggiamenti nel tempo e soprattutto per iniziare a predire la vita residua dell’infrastruttura».

Tokbo vuole continuare a lavorare sempre di più sul mercato estero, con attività mirate che possano consolidare e creare canali importanti nel mondo. Una realtà innovativa nata da pochissimo che ha però un obiettivo preciso: servirsi del monitoraggio per restituire sicurezza e stabilità a qualsiasi tipo di costruzione o applicazione industriale.