Un team di ricercatori di Exeter pensa di aver individuato l’origine della Pietra dell’Altare

Un gruppo di ricercatori dell’Università di Exeter in Inghilterra ha fatto una scoperta destinata a cambiare la millenaria e sempre misteriosa storia di Stonehenge. Secondo quanto riportato da National Geographic e pubblicato sulla rivista Nature, infatti, gli scienziati avrebbero individuato l’origine della cosiddetta “Pietra dell’Altare”, che si trova proprio al centro del monumento patrimonio UNESCO dell’umanità. Stando a quanto emerso dai nuovi rilievi, il blocco di arenaria verrebbe da un’area in Scozia a 750 chilometri di distanza dalla piana di Salisbury nell’Inghilterra meridionale in cui sorge Stonehenge. Se proviamo a immaginare questa distanza da coprire senza l’aiuto di macchinari cinquemila anni fa, riusciamo a comprendere quanto sia incredibile la scoperta stessa.

Ma facciamo un passo indietro.

L’alba a Stonehenge. SHUTTERSTOCK

Stonehenge, un mistero millenario

La storia di Stonehenge è uno di quei misteri che non smette mai di affascinare. Il sito archeologico, forse il più famoso del mondo, è stato costruito circa cinquemila anni fa, nell’età del bronzo e del ferro e la leggenda che permea questo cerchio di pietre, monoliti e arenaria fa concorrenza persino a quella delle piramidi dell’antico Egitto. Le pietre di Stonehenge hanno oltre 60 milioni di anni e pesano circa 25 tonnellate. Significa che ciascuna di loro è grossa come quattro elefanti: un peso immenso da trasportare in un’epoca in cui non c’erano di certo camion e gru. Il cerchio di Stonehenge fa parte di un gruppo più ampio di monumenti del primo neolitico, del tardo neolitico e della prima età del bronzo, che comprende più di 350 tumuli funerari tra Stonehenge Avenue, Cursus, Woodhenge e Durrington Walls. Secondo gli esperti il monumento ha assunto forme diverse nel corso dei secoli e non è sicuro che, al momento della sua erezione, apparisse come lo vediamo oggi. Ci sono infatti due diversi tipi di pietre: le pietre di Sarsen, lastre di arenaria da 20 tonnellate che compongono il ferro di cavallo centrale e il cerchio esterno di menhir (megaliti monolitici posti verticalmente sul terreno, qui da noi li chiamiamo in genere “pietra fitta”); e le “bluestone” più piccole, pietre da tre tonnellate che formano l’arco interno. Per quanto riguarda l’origine delle pietre di Sarsen che compongono l’anello esterno, sono state trovate tracce 25 chilometri a nord della piana di Salisbury; le pietre blu invece vengono fatte risalire al Galles fin dagli anni Venti anche se più recentemente sono stati fatti ritrovamenti in affioramenti nel Galles sud-occidentale, a circa 140 miglia da Stonehenge. Ma fino a ora l’origine della Pietra dell’Altare era rimasta un’enigma a cui i ricercatori lavoravano fin dagli anni ’70 e ’80 del XIX secolo.

A cosa servisse e perché fosse stato costruito Stonehenge sono le domande su cui da secoli gli esperti si interrogano senza riuscire a trovare – contrariamente a quanto accaduto per le già citate piramidi – una risposta univoca. Le ipotesi più credibili sono che si trattasse di un antico cimitero; di un luogo per studiare i movimenti degli astri celesti, pensiamo particolarmente a sole e luna; o infine un luogo di sacrificio per le religioni pagane.

Ci sono delle considerazioni che è opportuno fare prima di proseguire: il cerchio di pietre sembra essere in armonia con la rotazione della Terra intorno al Sole. In determinati momenti dell’anno – i solstizi di estate e inverno – i monoliti risultano essere perfettamente allineati al sole e questo crea una connessione che sarebbe bizzarro non cogliere con l’astronomia. Al contempo, presso il sito sono stati trovati moltissimi resti umani cremati: perciò da questo si potrebbe evincere un certo collegamento con il culto dei morti o quantomeno degli avi.

Stonehenge dall’alto. SHUTTERSTOCK

Come spesso accade quando la verità è incerta e il mistero è affascinante, sono fiorite leggende anche molto famose intorno al sito di Stonehenge, alcune anche molto antiche e “rinomate”. Per quanto riguarda le pietre blu ad esempio, che sembrano esser state trasportate via terra per oltre 300 chilometri dalle Preseli Hills nel Galles occidentale, sono citate addirittura nell’opera del XII secolo di Goffredo di Monmouth, “Historia Regum Britanniae” (vale a dire “Storia dei re della Britannia”. Monmouth era un personaggio molto amato e nel suo libro raccontò la leggenda di come mago Merlino in persona distrusse un antico cerchio megalitico noto come Danza dei Giganti e si servì di 15mila uomini per ricostruire lo stesso cerchio nella piana di Salisbury. Secondo Goffredo i giganti avevano portato questi massi in Irlanda dall’Africa perché avevano proprietà curative ed era questo il motivo per cui Merlino li aveva poi voluti in Inghilterra; il libro di Monmouth fu considerato veritiero per quasi 600 anni, fino al tardo periodo Tudor nel XVII secolo, e contribuì ad alimentare la leggenda sulla magia e sul ruolo dei druidi (che verrà ripreso dai neopagani in epoca decisamente più recente).

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L’enigma della Pietra dell’Altare

«Questa pietra è diversa dalle pietre blu in termini di peso, dimensioni, tipo di roccia e posizione del monumento» ha spiegato, citato dal National Geographic, uno degli autori dello studio, Richard Bevins, scienziato della terra all’Università di Aberystwyth in Galles. Una diversità che rieccheggia tanto nella sua origine quanto nella sua utilità.

Per risolvere il mistero, i ricercatori hanno confrontato la composizione chimica della Pietra dell’Altare con affioramenti sparsi per tutto il Galles e in alcune zone dell’Inghilterra, in collaborazione con la Curtin University di Perth, in Australia, reparto di geologia. È stato analizzato un frammento rimosso dalla Pietra nel 1844 ed è stata trovata una corrispondenza alla composizione chimica del blocco; a quel punto i ricercatori hanno cercato di identificare l’età dei vari minerali che si erano cementati insieme e hanno confrontato i risultati con i dati riportati per gli affioramenti, fino a trovare una corrispondenza nella Scozia Nord-orientale. Secondo Nick Pearce, geologo dell’università di Aberystwyth, “queste impronte digitali sono molto caratteristiche, non credo che ci sia un altro posto a cui possano corrispondere“.

Ma qual è il punto di corrispondenza? Si chiama Bacino Orcadiano e si estende per diverse migliaia di chilometri quadrati con uno spessore di circa cinque miglia in alcuni punti. La Pietra dell’Altare, lunga quasi cinque metri e pesante oltre 6 tonnellate, è stata trasportata da qui per 750 chilometri e non è dato sapere nemmeno se via terra o via mare, tra la decisamente boscosa Gran Bretagna e la parecchio montuosa Scozia, anche se secondo David Nash, geomorfologo all’Università di Brighton, un ghiacciaio potrebbe aver aiutato a fare “un pezzo di strada” seppur non a coprire interamente la distanza. Il resto potrebbe esser stato fatto via mare, navigando lungo la costa e poi spostandosi via fiume il più possibile prima di trascinare la gigantesca pietra fino al luogo dove oggi possiamo ammirarla.

Chiaramente questo enorme lavoro lascia immaginare l’importanza che questa pietra doveva rivestire per chi aveva commissionato il sito o chi desiderava costruirlo; secondo un archeologo dell’università di York, Jim Leary, “è possibile che il megalite sia stato utilizzato in altri cerchi di pietre o monumenti lungo il percorso. Si può immaginare che quella pietra abbia avuto un percorso lungo e tortuoso forse per un periodo di oltre 100 anni, prima di finire a Stonehenge“.

Ricostruzione del modo in cui la pietra potrebbe esser stata trasportata. SHUTTERSTOCK

Stonehenge tra mito e leggenda

Dal momento che gli archeologi non hanno mai smesso di interrogarsi su Stonehenge – complice la difficoltà di trovare delle risposte chiare – e considerando che, di conseguenza, gli scavi e le ricerche non si sono mai fermate, non dovrebbe sorprendere che ogni tanto qualche nuova scoperta riporti a galla tutto quel bagaglio di miti e leggende che permeano uno dei luoghi più affascinanti esistente sulla Terra. Scopriamo i più famosi.

Eclissi solare a Stonehenge. SHUTTERSTOCK

Il mito dei druidi

L’associazione tra le pietre di Stonehenge e i druidi è vecchia come il mondo. Si sono scritti libri, film, serie tv che partono – chi in un modo chi nell’altro – da questa associazione. I druidi erano la classe di sacerdoti dei Celti che, si narra, padroneggiava la magia. Dal momento che i megaliti di Stonehenge sembrano richiamare una qualche funzione religiosa i primi studiosi hanno presupposto che questo sito fosse una sorta di “chiesa” per i druidi. Le fonti storiche sono varie, ma incomplete: esistono testi greci e romani che accennano ai druidi e secondo Cesare praticavano sacrifici umani; queste figure vennero però reinventate in qualche modo dal Romanticismo e si ammantarono di nuove vesti con il neopaganesimo che fece propri i druidi “letterari” (soprattutto quelli descritti dalla penna di John Aubrey nel ‘700). Benché gli studi più recenti abbiano dimostrato che Stonehenge è molto più vecchia, costruita in un’epoca in cui i Celti non erano ancora in Gran Bretagna, l’associazione ha fatto così presa sul grande pubblico che è quasi impossibile scardinarla. Basti pensare davvero ai prodotti culturali che girano intorno a questo mito: la serie per ragazzi “Il giovane Indiana Jones” per citarne una, ma anche il molto più recente “Outlander”.

Il mistero di Stonehenge. SHUTTERSTOCK

Merlino e re Artù

Altro mito già citato precedentemente è quello che nasce dall’opera Historia Regum Britanniae scritta da Geoffredo di Monmouth che ha gettato le fondamenta per la leggenda di Merlino; pare che questa figura tanto amata dalla mitologia locale abbia fatto trasportare delle pietre magiche da un monte in Irlanda per donare al re un posto dove seppellire i suoi principi caduti. L’opera di Monmouth come abbiamo visto era considerata così attendibile che ci vollero decenni prima che gli storici si liberassero di questo bagaglio culturale leggendario e proseguissero con le ricerche scientifiche.

Gli alieni

Negli anni ’70 un autore svizzero di nome Erich Von Daniken diede vita a un nuovo filone letterario noto come “sensazionalismo archeologico a sfondo alieno”. Pubblicò dei veri best seller pseudoscientifici tutti più o meno basati sul concetto che “il mondo non è quello che crediamo”. Ovviamente, Stonehenge divenne un soggetto piuttosto promettente: un cerchio di misteriose pietre troppo pesanti e troppo alte per immaginare che siano state trasportate da un essere umano, disposte ordinatamente per assolvere una funzione difficile da stabilire con certezza ma che sicuramente ha qualcosa a che fare con l’osservazione del cielo, il tutto datato circa cinquemila anni prima. Con un antefatto così iniziare a parlare di alieni non fu difficile, come non lo era stato per le piramidi o per l’Isola di Pasqua: la risposta di Von Daniken era dunque questa, Stonehenge era stata costruita dagli extraterrestri. Una teoria che, un po’ per fascino un po’ per un certo spiritualismo dell’autore, ebbe più presa di quanto ci si sarebbe potuti aspettare.

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di: Micaela FERRARO

FOTO: SHUTTERSTOCK