Opera di ingegno italiano, è ancora oggi snodo cruciale e spartiacque geopolitico nell’area MeNa

Le sue sponde hanno visto passare faraoni, re persiani, galee piene di spezie dall’Oriente e battelli a vapore, fino alle moderne navi container (compresa quella che si è incastrata sui suoi argini il 23 marzo 2021). È però nell’Ottocento che nasce (nel senso che veniva inaugurato il 17 novembre 1869) il Canale di Suez, opera monumentale di ingegneria che nonostante l’ormai sempre maggiore concorrenza delle aerovie è ancora snodo fondamentale del commercio europeo e mondiale. Tanto che quando la Ever Given, una portacontainer portata fuori rotta da una tempesta di sabbia, si è incagliata sulle sue sponde, l’incidente ha fatto tremare i mercati, fermato le altre navi che per giorni non sono potute transitare nel passaggio e creato forti tensioni diplomatiche tra l’Egitto (accusato di negligenza) e il mondo. Fino a quando il 29 marzo il colosso di acciaio è stato disincagliato e il passaggio è stato riaperto.

L’idea di un canale che collegasse il Mediterraneo ai mari di Arabia e in ultimo al pacifico, via fiume Nilo, era stata già carezzata da Napoleone Bonaparte nel 1799 con lo scopo di aprire una via strategica alle colonie britanniche. Il progetto, abbandonato per una serie di calcoli errati, fu ripreso sempre dai francesi nel 1846, tra lo scetticismo della comunità internazionale: l’opera era costata il doppio rispetto alle stime iniziali, all’epoca poche navi erano equipaggiate per poterne usufruire e ferrovie e transatlantici sembravano poter competere senza problemi, anzi superare la comodità offerta da uno scalo marittimo intermedio. Invece lo snodo divenne fondamentale e strategico, tanto da poter essere usato come arma di ritorsione militare e diplomatica.

Gli eventi più emblematici sono datati nel secolo scorso: il 26 luglio 1956 il presidente Nasser annunciò la nazionalizzazione del canale, in cui le banche e le imprese britanniche detenevano ancora una quota del 44%. Mentre Israele occupava la Penisola del Sinai il Regno Unito e la Francia dispiegarono alcune portaerei. Londra e Parigi iniziarono a bombardare l’Egitto il 31 ottobre per costringerlo a riaprire il canale, ma Il Cairo rispose affondando tutte le 40 navi presenti nel canale, chiudendolo di fatto fino all’inizio del 1957. Fu solo con l’intervento di Urss (che minaccio di intervenire a fianco dell’Egitto) e degli Stati Uniti (che mediarono tramite l’Onu) che la crisi si risolse con il ritiro di Francia, Regno Unito e Israele dall’area, segnando tra l’altro il primo “battesimo di fuoro” per le operazioni di peacekeeping delle Nazioni Unite (fu infatti la prima missione dei Caschi Blu). Ma il caso diplomatico più incredibile che interessò il Canale si ebbe alcuni anni dopo, quando durante la Guerra dei Sei Giorni l’Egitto, per contrastare l’offensiva israeliana nel Sinai, chiusero il canale bloccando diverse navi per otto anni.

Il Canale di Suez, in ogni caso, è anche un po’ una creatura italiana: il progetto finale fu infatti creato da Luigi Negrelli, un ingegnere nato a Fiera di Primiero, allora Tirolo italiano e quindi parte dell’Impero austriaco. Non solo: si trovava infatti a lavorare in Egitto alla sua costruzione anche il padre del poeta Giuseppe Ungaretti, Antonio (1842-1890) che era un operaio impiegato allo scavo; così il poeta, considerato uno dei maggiori esponenti della poesia di primo Novecento italiani, nacque ad Alessandria d’Egitto.

di: Caterina MAGGI

FOTO: EPA/JIM LO SCALZO