Filomena Gallo e l’Associazione Luca Coscioni lottano da anni per il diritto alla genitorialità e alla libertà di scelta. L’intervista de Il Mondo

di Alessia Turchi

In Italia, l’accesso alla procreazione medicalmente assistita (PMA) è ancora segnato da restrizioni che costringono molte persone a cercare soluzioni all’estero. Nonostante gli interventi della Corte Costituzionale che hanno smantellato alcune limitazioni della Legge 40, le donne single e le coppie dello stesso sesso sono ancora escluse dalla PMA. Recentemente, il Parlamento ha approvato una legge che rende la gestazione per altri (GPA) un reato universale, criminalizzando chi vi ricorre anche in paesi in cui è legale.

Filomena Gallo, avvocata e Segretario Nazionale dell’Associazione Luca Coscioni, è da anni in prima linea nella difesa del diritto alla genitorialità e della libertà di scelta. Ha dato un contributo significativo alla modifica della Legge 40 sulla fecondazione assistita, portando avanti battaglie legali che hanno restituito libertà di scelta a migliaia di persone. Grazie all’Associazione ed al team legale da lei coordinato, numerose restrizioni sono state dichiarate incostituzionali.

L’avvocata Filomena Gallo

Da oltre vent’anni lotta per i diritti riproduttivi e ha dato un contributo significativo nelle modifiche alla Legge 40 sulla fecondazione assistita. Quali sono le vittorie più importanti e le sfide ancora aperte? 

«Ogni vittoria ha garantito maggiore libertà di scelta e l’accesso alle tecniche di medicina riproduttiva. Un esempio importante è la cancellazione del divieto di fecondazione con più di tre gameti e l’obbligo di trasferire in utero tutti gli embrioni contemporaneamente. Questa pratica comportava il rischio di nessuna gravidanza o, al contrario, gravidanze plurime, con gravi rischi per la salute della donna e dei nascituri. Nel 2009, la Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionale questo divieto. Nel 2014, la Corte Costituzionale ha annullato il divieto che impediva alle persone sterili di accedere alla fecondazione con gameti di donatori anonimi. Questo divieto costringeva molte coppie a recarsi all’estero, dove la tecnica era consentita, creando un evidente paradosso normativo: in Italia, la legge 40 vietava l’eterologa, ma allo stesso tempo garantiva piena tutela ai bambini nati con questa tecnica all’estero, riconoscendoli come figli legittimi della coppia senza alcun legame giuridico con i donatori anonimi. Con la sua sentenza, la Corte ha finalmente eliminato questa incongruenza, riconoscendo il diritto di accesso alla fecondazione eterologa anche in Italia. 

Nel 2015, un altro divieto è stato superato: quello che impediva alle persone fertili portatrici di patologie genetiche di accedere alla fecondazione assistita per ottenere informazioni sullo stato di salute dell’embrione prima della gravidanza. Questo impedimento costringeva molte persone a fare indagini solo durante la gravidanza, con il rischio di dover prendere decisioni dolorose come l’interruzione della gravidanza. La Corte Costituzionale ha rimosso questo divieto, garantendo maggiore sicurezza e libertà di scelta. 

Ogni anno, grazie agli interventi della Corte Costituzionale ed alle persone che hanno deciso di opporsi alla Legge 40, nascono oltre 14.000 bambini. Questo è il risultato più bello, ma continuiamo a lavorare per abbattere gli ultimi divieti ancora presenti e per garantire a tutte le persone il diritto di scelta in materia di salute riproduttiva». 

Il caso di Evita, la donna single che ha richiesto l’accesso alla procreazione medicalmente assistita, ha portato la questione davanti alla Corte Costituzionale. Come sostiene l’Associazione Luca Coscioni la battaglia per l’accesso alla PMA di donne single e coppie dello stesso sesso? 

«Evita si è rivolta a Paola Stringa, avvocata e socia dell’Associazione Luca Coscioni, che fa parte del nostro team legale. Anche Serena, un’altra donna nella stessa situazione, ha deciso di agire legalmente con il nostro supporto. L’Associazione sta sostenendo entrambe nelle loro battaglie giudiziarie, grazie ad un team di avvocati specializzati che, negli ultimi 13 anni, abbiamo formato proprio per affrontare questioni di questo tipo».

In un Paese con un forte calo delle nascite ed un progressivo invecchiamento della popolazione, quanto potrebbe incidere una riforma della fecondazione assistita su queste dinamiche demografiche?

«Penso che una riforma sarebbe fondamentale, anche perché le risoluzioni del Parlamento Europeo e le osservazioni del comitato ONU sui diritti sociali invitano a rimuovere ogni ostacolo all’accesso alla PMA, per garantire il diritto alla salute riproduttiva ed affrontare le sfide demografiche. Tuttavia, servono politiche più ampie a sostegno delle famiglie, come più asili, aiuti per l’assistenza agli anziani, detrazioni fiscali per i servizi alla genitorialità, come già avviene in molti Paesi europei. È essenziale anche garantire il diritto alla preservazione della fertilità e prevedere permessi per chi deve sottoporsi alla PMA. In sintesi, il sistema intero è da rinnovare».

Il Parlamento ha recentemente approvato il disegno di legge che rende la gestazione per altri un reato universale. Quali sono le principali implicazioni legali e sociali di questa normativa e come pensa che influenzerà le coppie italiane che ricorrono alla GPA all’estero?

«Questa legge trasforma in criminali persone che, in realtà, non hanno commesso alcun reato. Come si può considerare un criminale qualcuno che si reca in un paese dove la gestazione per altri è legale e regolamentata? Il legislatore rischia di privare i bambini di una famiglia che li ha voluti ed amati fin dall’inizio, impedendo la trascrizione dei certificati di nascita con entrambi i genitori, prevedendo pene detentive per le famiglie e sanzioni fino ad un milione di euro.

Se davvero si volessero contrastare gli abusi, basterebbe adottare la nostra proposta di legge sulla GPA solidale, che garantisce tutele a tutte le persone coinvolte. Inoltre, prevede l’integrazione dell’articolo 600 del codice penale per punire con pene severe, fino a 20 anni di reclusione, chiunque costringa una donna a portare avanti una gravidanza per altri, non con pene ridicole da tre mesi a due anni. Questo sì che sarebbe un vero reato universale».

Quali sono le prossime iniziative, legali e politiche, che l’Associazione Luca Coscioni intende portare avanti per garantire un accesso più equo alla fecondazione assistita e superare le restrizioni ancora presenti? 

«L’Associazione continua a battersi per l’eliminazione del divieto di accesso alla fecondazione medicalmente assistita per coppie dello stesso sesso e persone single, oltre che per la possibilità di donare alla ricerca scientifica gli embrioni non idonei alla gravidanza. Un altro obiettivo chiave è l’introduzione di una legge che regoli la gravidanza per altri in forma solidale, mantenendo il divieto per quella commerciale, ma garantendo il pieno riconoscimento del rapporto di filiazione per i bambini nati attraverso questa tecnica.

In Italia, purtroppo, in assenza di un legislatore rispettoso della libertà di scelta, sono ancora una volta i tribunali a dover colmare le lacune normative. La politica, negli ultimi 21 anni, ha ignorato diritti sanciti dalla Costituzione e dalle convenzioni internazionali, lasciando che siano i cittadini e la giustizia a farsi carico di queste battaglie fondamentali».