Mentre impazzano le proteste nel Paese dopo l’annullamento della storica sentenza Roe vs Wade, nel 2022 sono attesi altri discussi pronunciamenti della Corte

Con l’annullamento della storica sentenza Roe vs Wade sul diritto all’aborto, le proteste divampano oggi nelle principali città di tutti gli States, non solo a Washington davanti alla sede della Corte ma anche a Denver, Atlanta, Chicago e Philadelphia. Nelle piazze i manifestanti si sono incontrati con i pro-life scesi in strada per festeggiare.

Mentre in 6 Stati (Kentucky, Louisiana, South Dakota, Arkansas, Missouri e Oklahoma) il divieto di aborto è già diventato realtà a poche ore dalla pronuncia della Corte, altri 14 Stati potrebbero bandire il diritto precedentemente sancito entro il prossimo mese. Il divieto è stato convalidato anche in Alabama dove era già stato imposto e poi bloccato.

Nei prossimi giorni toccherà a North Dakota e Utah mentre per Mississippi, Wyoming, Idaho, Tennessee e Texas servirà più tempo, anche se la decisione di adeguarsi al divieto è già stata presa.

Altri Governatori hanno invece alzato gli scudi, come quello di New York e la California dove il governatore ha annunciato protezione legale per chi interrompa la gravidanza, estendibile anche a persone provenienti da altri Stati.

Nel frattempo un gruppo di 83 magistrati di 28 Stati hanno pubblicamente annunciato che non perseguiranno chi “cerca o pratica l’aborto: siamo uniti nella nostra ferma convinzione che i magistrati abbiano la responsabilità di astenersi dall’utilizzare le risorse limitate del sistema legale penale, per criminalizzare decisioni personali“.

Ora si teme per le prossime pronunce attese della Corte Suprema che entro luglio dovrà deliberare in merito ad altri diritti e temi fondamentali, dall’ambiente al rapporto tra Stato e religione fino al diritto di voto.

La Corte è composta da 9 membri di cui la maggioranza di 6 giudici è conservatrice, grazie alle tre nomine di Donald Trump.

La prima pronuncia attesa è quella sul caso che oppone lo Stato del West Virginia all’Epa, l’agenzia federale per la protezione dell’ambiante cui viene contestata la capacità di attuare regolamentazioni applicabili a più centrali elettriche. I conservatori spingono per lasciare che sia il Congresso a deliberare mentre i democratici propendono per una maggiore flessibilità nell’attività regolatoria.

Il secondo caso riguarda la libertà di culto: un ex coach di football di una scuola superiore nei pressi di Seattle è stato licenziato per aver pregato in campo al termine di una partita; mentre l’uomo rivendica il diritto a esercitare la sua libertà religiosa, il distretto scolastico ritiene che il docente stesse facendo pressione alla sua squadra affinché prendesse parte alla preghiera.

In questo caso è facile supporre che la Corte favorisca gli interessi dei gruppi religiosi riaffermando la libertà di culto del singolo, così com’è già avvenuto in una recente sentenza contro lo Stato del Maine che escludeva le scuole religiose dal finanziamento statale all’istruzione destinato alle scuole private. Una decisione che secondo un giudice della Corte, oppostosi al verdetto finale, “continua a smantellare il muro della separazione tra chiesa e Stato voluto dai padri fondatori“.

In autunno la Corte dovrà rivedere anche il diritto di voto esprimendosi sull’azione affermativa, dunque volta a correggere leggi discriminatorie, sui diritti di voto.

di: Marianna MANCINI

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