Tra romantica nostalgia e trafiletti di gossip, le teste coronate – come personaggi dello spettacolo – continuano a influenzare l’immaginario collettivo. Ma anche la politica
La monarchia ha rappresentato nel corso dei secoli molte cose diverse. È stata un privilegio, un’illusione, un nemico da combattere, un ideale; punto di partenza e conclusione di epoche storiche differenti, personaggio di racconti, fiabe, storie dell’orrore e favole moderne. Nella storia contemporanea è diventata perlopiù un’istituzione: come tante altre e al contempo diversa da tutte, perché ammantata da quel velo di fascino, mistero ed eleganza che non ha mai perso nonostante lo scorrere incessante del tempo.
Certo, i “sudditi” sono cambiati: oggi davanti a una testa coronata è più facile fare un selfie che una riverenza. I “Royals” sono entrati a far parte dello star system: alla stregua di attori sono diventati volti familiari da intrappolare in uno smartphone e ciò che rappresentano è quasi un brand, un marchio ben riconoscibile, che apprezziamo perché incarna una regalità altrimenti perduta. È l’ultimo, incantato e curioso miraggio di una creatura mitologica fatta in parte di fiaba e in parte di orgoglio nazionale.
Ad oggi si contano 43 monarchie nel mondo, anche se il conteggio è falsato dal Regno Unito: 15 Paesi infatti riconoscono ancora – in quanto membri del Commonwealth – il sovrano britannico come capo di Stato. La monarchia può assumere quattro forme diverse. Nella maggior parte dei regni moderni si parla di monarchia parlamentare, il cui emblema è proprio Buckingham Palace: il monarca è un capo di Stato con responsabilità pubbliche cerimoniali ma l’autorità politica è attribuita a un primo ministro che segue una costituzione. Re Carlo III è il capo di Stato in Gran Bretagna e viene riconosciuto sovrano nel Commonwealth, ma il suo ruolo è simbolico, non realmente governativo. Anzi, il monarca è super partes, oltre la politica: è simbolo di stabilità, di comunione, ma anche di immobilismo. Altri esempi di questo tipo sono i regni di Spagna, Svezia, Paesi Bassi, Belgio, Andorra, Danimarca, Lussemburgo in Europa; nel mondo lo stesso tipo di Governo si trova in Giordania, Barbados, Cambogia, Giappone, Lesotho, Malesia e Thailandia.
Diverso è il caso delle monarchie assolute: in questi regni il sovrano è l’autorità più importante, il suo volere è legge. Esempi ne sono il Brunei, l’eSwatini, l’Oman, ovviamente l’Arabia Saudita. Quest’ultimo è forse il più importante regno islamico e petrolifero e nelle mani del re c’è il 25% delle riserve di petrolio del pianeta. Un potere quantomeno pericoloso. Ci sono poi le monarchie costituzionali di Bahrain, Bhutan, Marocco, Tonga, Liechtenstein, il principato di Monaco, il Qatar e il Kuwait, in cui il monarca conserva gran parte dei suoi poteri pur essendo affiancato da una legislazione; e, infine, la monarchia costituzionale federale che troviamo negli Emirati Arabi Uniti che riunisce diversi Stati eleggendo un capo di Stato univoco.
Ci sono due casi molto particolari di monarchia in Europa: Andorra e il Vaticano. Per quanto riguarda Andorra, si tratta di una forma di principato parlamentare. I regnanti sono due: il presidente della Repubblica francese, ad oggi Emmanuel Macron, e l’Arcivescovo di Urgell in Spagna. Si tratta di una tradizione medievale: i conti di Foix e l’arcivescovo di Urgell raggiunsero questo accordo che venne poi trasmesso dai Foix al re di Francia, e in seguito al presidente della Repubblica. Perciò, benché con la riforma del 1993 il capo effettivo del principato di Andorra sia stato riconosciuto nel capo del Governo, Macron è in effetti il co-principe del Paese. Il Vaticano dal suo canto è forse il “reame” più intrigante di tutti. Come forma di Governo è equiparabile a una monarchia assoluta, con il Pontefice che detiene ben saldi i poteri legislativo, esecutivo e giudiziario. Si tratta di una monarchia teocratica elettiva nata nel 1929 con la firma del trattato Lateranense, con cui l’Italia riconosceva lo Stato del Vaticano, il più piccolo Stato indipendente al mondo.
Al di là delle differenze che intercorrono dalle une alle altre, delle specificità di ogni Paese e cultura e di quel manto di bellezza e grazia di cui sono rivestite, parlare di monarchie nel 2023 suona quasi anacronistico. Il concetto stesso è difficile da modernizzare: ma benché non si possa portare nel presente l’Istituzione, è senz’altro possibile portarci i Reali. Il ruolo di un monarca oggi è quello di mantenere e alimentare il supporto popolare: è un simbolo di unione, come una bandiera a cui aggrapparsi durante una manifestazione; l’esistenza di un re o di una regina è spesso l’unica cosa in grado di mantenere in equilibrio un Paese sull’orlo di una guerra civile, soprattutto in quegli Stati multietnici in cui l’istituzione monarchica è l’unico collante tra gruppi etnici o tribali differenti. Sulle spalle dei re e delle regine del nostro secolo grava la responsabilità di essere scogli solidi in mezzo alla corrente impetuosa del cambiamento: mentre tutto scorre il sovrano resta immobile, stabile, fuori dal tempo. Rappresenta qualcosa che non può cambiare, un principio che, anche quando messo in discussione, rassicura perché rappresenta continuità e dona un senso di appartenenza ai sudditi. E per quanto riguarda gli altri, è un continuumcon la storia che funziona forse anche da memorandum: “in un mondo sempre più complesso, tutti abbiamo bisogno di certezze”. Persino di quelle che ci lasciano incerti. In fondo, ricordare da dove veniamo è l’unico modo che abbiamo per comprendere dove stiamo andando.
Box – L’incoronazione di Re Carlo III
Il 6 maggio del 2023, dopo uno “stage” durato 64 anni, l’eterno principe ereditario d’Inghilterra Carlo III è stato incoronato nell’Abbazia di Westminster. Al suo fianco la moglie, neo “regina Camilla” (rimosso il titolo di “regina consorte”), e a fare da paggio insieme a 7 altri nipoti l’erede al trono, George di Galles. Oltre duemila ospiti hanno assistito all’incoronazione del nuovo sovrano e, al netto delle polemiche “familiari” che come sempre infiammano il pubblico, la risonanza stessa dell’evento dimostra quanto affetto ci sia, tra gli inglesi e non solo, per la casata reale britannica.
Box – Eredi al trono, le future regine
Il 2022 ci ha lasciati orfani della regina Elisabetta II, l’ultima grande sovrana del mondo occidentale. Sul trono d’Inghilterra siede ora un altro Windsor: re Carlo III. E dopo di lui sarà il turno del principe William, e poi del piccolo George. Ci vorrà del tempo, insomma, prima che la corona inglese torni a posarsi sul capo di una donna. Ma nel mondo ci sono altri regni in cui una ragazza è pronta a essere incoronata e prendere le redini della monarchia per traghettarla nel nuovo millennio. In Spagna l’erede al trono è la principessa Leonor, figlia primogenita del re Filippo IV e della regina Letizia. In Belgio la prima in linea di successione è, quando si dice la sorte, la giovane Elisabetta, figlia di Filippo e Matilde d’Udekem d’Acoz. Anche i Paesi Bassi avranno una regina: la principessa Catharina-Amalia, figlia del re Guglielmo Alessandro e della regina Màxima Zorreguieta. Infine in Svezia dopo re Carlo XVI Gustavo, siederà sul trono la principessa Vittoria, figlia dell’attuale sovrana Silvia Sommerlath.
Box – Le paperelle antimonarchiche
Benché sembri improbabile, le papere gialle di gomma sono diventate, soprattutto nella zona orientale del mondo, un simbolo antimonarchico importante. Nel maggio 2013 l’artista olandese Florentijin Hofman ha esposto una serie di installazioni galleggianti denominate Rubber Duck. Vere e proprie papere giganti che hanno fatto il giro di diversi porti tra cui Hong Kong, Baku e Sydney. A poche settimane dall’esposizione dell’opera di Hofman a Hong Kong, il Governo di Pechino cominciò a censurare sui social media cinesi l’uso del termine “grossa papera gialla” perché aveva cominciato a circolare una versione della storica foto del “rivoltoso sconosciuto” di piazza Tienanmen con una papera gialla photoshoppata sopra. Da quel momento la papera è diventata emblema di molti conflitti politici e gonfiabili simili hanno cominciato a diventare protagonisti di manifestazioni in tutto il mondo. A Bangkok nel 2020 in occasione della riforma della Costituzione migliaia di studenti scesero in piazza chiedendo le dimissioni del Governo ed esibendo papere gonfiabili insieme al segno delle tre dita della saga di Hunger Games. In questa occasione, le papere vennero usate come uno strumento di difesa contro i getti d’acqua mista a sostanze chimiche irritanti degli idranti della polizia.