Mark Zuckerberg ha presentato il futuro della tecnologia al Meta Connect 2024. Verso cosa ci stiamo muovendo?

Alla fine di settembre si è tenuto l’attesissimo Meta Connect 2024, l’evento annuale della compagnia durante il quale il Ceo Mark Zuckerberg ha annunciato le novità hi-tech in casa Meta e ha raccontato i progetti per l’espansione del “Metaverso”, concetto su cui stanno investendo tutte le principali realtà del settore e grande passione del “papà” di Facebook, che ci lavora ininterrottamente dal 2021. 

Durante il Meta Connect, Zuckerberg in persona ha presentato alcune delle novità a cui sta lavorando la compagnia di Menlo Park: i visori Quest low cost, i chatbot con alcuni attori famosi, e soprattutto il prototipo degli occhiali olografici a realtà mista Orion, tutti strumenti che andranno a implementare l’espereinza sulla piattaforma Horizon Worlds, dove agli utenti è possibile esplorare mondi virtuali in un vero e proprio “social media 5.0”.

Le novità illustrate da Zuckerberg promettono non solo un gigantesco passo in avanti nello sviluppo delle nuove tecnologie ma cambiamenti giganteschi in termini di vita quotidiana e società, con dei risvolti economici che potremmo definire quantomeno importanti. 

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Il Metaverso e Horizon Worlds

The Meta Connect 2024, Menlo Park. ANSA/Andrej Sokolow/dpa

Quando si parla di Metaverso la confusione è densa come un banco di nebbia a novembre. Facciamo un passo indietro. 

Horizon Worlds è stato il primo vero tentativo di Zuckerberg di mostrare al mondo cosa intendesse quando parlava di realtà virtuale. È un social in piena regola ma tridimensionale, in cui l’avatar dell’utente acquisisce le sfumature di un personaggio da videogame (compresi i comandi per muoverlo tra le varie stanze), e strizza l’occhio agli appassionati di Ready Player One (chi conosce il mondo virtuale descritto da Ernest Cline capirà l’analogia con l’Oasis). Potremmo descrivere Horizon Worlds come un ecosistema virtuale a cui si accede tramite un visore per la realtà aumentata (come quello appena presentato al Meta Connect 24) e un sistema di acquisizione del movimento tramite controller. Una volta dentro è possibile assistere a spettacoli, concerti, proiezioni di film, ma anche interagire semplicemente con altre persone attive in quel momento; è proprio come se la “piazza” virtuale che è oggi Facebook trasmutasse in una piazza “fisica”, e dunque – come nel miglior episodio di Black Mirror – fosse possibile “trasformarsi” nel proprio avatar e interagire a tu per tu con gli altri utenti, superando la logica della “scrittura di post”. 

Al di là del nome della piattaforma, il Metaverso in quanto tale è concepito per essere uno spazio virtuale di socializzazione e ha notevoli capacità per espandersi e andare a toccare altri aspetti della vita quotidiana: esperienze di lavoro, di apprendimento, di intrattenimento appunto (basti pensare alla sala cinema, in cui tramite il visore sembra davvero di trovarsi dentro un multisala a vedere un film sul grande schermo, senza il problema dei bambini che urlano o delle persone che parlano). Seppur inizialmente sia stato un flop (nel suo primo anno di vita Horizon World ha prodotto solo 470 dollari di ricavi, con un numero veramente esiguo di utenti attivi al giorno), con l’introduzione di nuovi strumenti quali il visore Meta Quest 3S e soprattutto gli occhiali Orion, Meta potrebbe essere davvero vicina a lanciare una nuova era di interazione digitale che potrebbe cambiare profondamente il modo in cui viviamo e lavoriamo.

A riprova di ciò, durante la convention Meta ha svelato la nuova tecnologia Hyperscape, che permette di scansionare facilmente ambienti fisici e di trasformarli in spazi virtuali esplorabili in alta fedeltà. Tramite un’applicazione su smartphone gli utenti potranno creare un vero e proprio “gemello” digitale di una stanza o di uno spazio realmente esistente e renderlo visitabile tanto per sé stessi quanto per gli altri da remoto. Con tutto ciò che questo significherà per il social sharing del futuro. 

È inutile sottolineare che da dopo la crisi pandemica si è in generale molto più attenti nel demonizzare strumenti nuovi (lo smart working è ormai realtà consolidata, così come lo sono le videocall o le piattaforme digitali per la scuola), e secondo gli analisti potrebbero presto aprirsi nuove opportunità commerciali e le migliorie hardware unitamente ai progressi dell’intelligenza artificiale potrebbero attrarre nuovi investitori. I numeri sembrano confermare questa teoria: dopo il Meta Connect 2024 il patrimonio di Mark Zuckerberg è decollato e, secondo il Bloomberg Billionaires Index, è diventato il secondo uomo più ricco del mondo superando per la prima volta nella sua storia Jeff Bezos: il suo valore è di 210,7 miliardi di dollari, contro i 109,2 del papà di Amazon. Davanti al signor Facebook c’è adesso solo Elon Musk, che “vale” 262,8 miliardi.

I “ferri del mestiere”

Mark Zuckerberg al Meta Connect con gli occhiali Orion. ANSA/Andrej Sokolow/dpa

Al Meta Connect, Zuckerberg ha presentato le nuove tecnologie Meta che, come dicevamo, hanno messo in evidenza i progressi notevoli fatti dalla compagnia nel campo dell’intelligenza artificiale in generale e della “realtà mista” in particolare. Uno degli annunci più attesi era quello degli Orion AR Glasses. Si tratta di occhiali di realtà aumentata, formulati con design ultraleggero e un campo visivo che raggiunge i 70 gradi di ampiezza, che sono un po’ una “finestra” sul futuro: uno strumento portatile e senza fili che rende l’integrazione tra mondo fisico e digitale più facile. 

Gli occhiali sono dotati di chip personalizzati che ne consentono una gestione piuttosto facile: sono dotati di risorse computazionali come l’hand tracking, l’eye tracking e la comprensione dell’ambiente circostante. Gli è possibile insomma interpretare i gesti delle mani e i movimenti degli occhi, e, grazie all’integrazione con il bracciale Neural Wristband riescono a riconoscere i micromovimenti del braccio (grazie alla lettura degli impulsi elettrici che il cervello invia ai muscoli). Se sembra familiare è perché lo è: più o meno è il funzionamento che dovrebbe avere Neuralink di Musk, solo che finora non ha avuto gli stessi risultati. 

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Per il momento gli Orion non sono disponibili sul mercato, soprattutto a causa dell’elevato costo di produzione e dei materiali usati, ma la demo ha dimostrato che il progetto è valido e funzionante, una piattaforma completa e convincente che prevede le interazioni multiplayer e potrebbe essere la svolta che serviva al Metaverso per diventare realtà. 

Tra le novità presentate c’è stato anche il nuovo visore, il Quest 3S, di cui ha colpito soprattutto il prezzo estremamente accessibile (299 dollari). L’obiettivo dichiarato è portare l’XR nelle case di un pubblico sempre più ampio – e in tempo per essere incartato e messo sotto l’albero, ovviamente. 

Altra grande novità è la nuova versione dei Ray-Ban Meta glasses con funzionalità AI, frutto dell’accordo tra Meta e EssilorLuxottica. Gli occhiali includono traduzioni in tempo reale e la possibilità di ricordare cose come la posizione degli oggetti; sono un accessorio moda insomma ma anche un altro passo per l’integrazione tra esseri umani e intelligenza artificiale in un’interazione continua e sempre nuova. 

Nel complesso, Meta e Zuckerberg sono in netto vantaggio su tutti gli altri nel campo delle IA indossabili e delle tecnologie che in un futuro nemmeno così lontano potrebbero sostituire – o quantomeno accompagnare da molto vicino – gli smartphone per come oggi li intendiamo. I vantaggi sono notevoli: una tecnologia di questo tipo, continuamente in ascolto dell’utente, può dare consigli su ciò che si ha intorno, aiutare a ritrovare oggetti smarriti (o a ricordare dove si è parcheggiata l’auto), aiutare i non vedenti con le descrizioni vocali di ciò che hanno intorno e facilitare le conversazioni tra persone di diversa nazionalità grazie alle funzionalità – finora zoppicanti – di traduzione simultanea. Ma quali sono gli svantaggi?

Chi ha paura del Metaverso? 

Naturalmente la prima grande trappola del Metaverso è da ricercarsi nella sfera etica e sociale. Le sfide sono significative, non è difficile immaginarne il perché: quasi 20 anni che dibattiamo coi social media tradizionali e ancora non sappiamo come arginare cose pericolose come le challenge tra i più giovani – talvolta mortali – e problemi più insidiosi ma ugualmente pericolosi come gli attentati costanti alla sanità mentale degli adolescenti – ma non solo – bombardati da notizie, narrative e commenti tutt’altro che sani. Insomma, internet è un posto che può essere poco salubre, e il Metaverso pone davanti a sé sfide altrettanto se non più gravose.

Uno dei temi più caldi quando si parla di “polemica” sulle nuove piattaforme è quello della privacy. Con l’integrazione della realtà virtuale nelle nostre vite quotidiane siamo sempre più in balia di un’intelligenza “tech” che potrebbe esporci a rischio in materia di sicurezza e accessibilità. Quella di rendere l’ambiente virtuale inclusivo e sicuro è una necessità, così come lo è assicurarsi che tutti gli utenti possano trarre eguale vantaggio dalle nuove opportunità offerte dal Metaverso, ma per il momento non sono state offerte vere soluzioni a questi problemi. 

D’altronde è pur vero che è difficile risolvere un “gap” finché non si è palesato. A preoccupare molti è che l’inserimento di dati estremamente sensibili in rete ci renda facili prede di truffatori e criminali informatici (a vari livelli di pericolosità), ma non solo; la tecnologia del metaverso potrebbe rivoluzionare il mondo della formazione, dell’istruzione: da un lato si potrebbe favorire l’interazione tra studenti e professionisti in tutto il mondo abbattendo le più grandi barriere geografiche e fisiche della storia, ma dall’altro perché ciò sia possibile si renderanno necessari investimenti significativi in infrastrutture e formazione e, in mancanza delle stesse, la disparità, il gap informatico tra fasce a diverso reddito di popolazione, aumenterà drammaticamente. 

C’è anche un’altra questione per così dire “spinosa”: in molti si domandano cosa accadrà se la realtà virtuale finirà per sostituire completamente – o quasi – quella fisica. Quale sarà il futuro delle relazioni umane se saremo più felici di trascorrere una serata nel Metaverso con indosso un paio di occhiali che non in un bar con gli amici? È una realtà sociale che non appare più così impossibile ed è stato lo stesso Mark Zuckerberg a rispondere a chi gli domandava se ciò fosse possibile. «Una delle prime domande che si sentono porre alle persone sulla questione del Metaverso e degli occhiali smart è: “rimpiazzeranno le interazioni fisiche?”. La mia risposta è “no”. Già ora le persone non hanno il numero di interazioni fisiche che vorrebbero. Questo tipo di tecnologia non va a sostituire nessuna forma di interazione più valida che si può avere senza questi dispositivi. Il fatto è che la persona media vorrebbe avere 10 amici e invece ne ha due o tre». Il punto quindi è che l’uso dell’IA e delle nuove tecnologie non ha l’obiettivo di ridurre le interazioni fisiche ma di ampliare la possibilità di connessione per le persone, in una società che è già caratterizzato da un crescente isolamento sociale che ha più d’una motivazione. «Non è che se utilizzo gli occhiali smart poi passo meno tempo con mia moglie. Al massimo posso invece passare più tempo con mia sorella che si trova fisicamente lontana. Penso che le persone abbiano bisogno di questo», ha aggiunto Zuckerberg in un’intervista pubblicata sul canale YouTube di Cleo Abram. «Le principali cause che stanno portando le persone a socializzare di meno precedono gran parte della tecnologia moderna» sottolinea ancora, dichiarando che bisognerebbe dedicare più tempo a discutere delle dinamiche socioeconomiche e politiche che si stanno verificando nel mondo per comprendere questa verità. «È una riflessione più ampia da fare. Io penso che l’unione dell’online e del mondo fisico possa solamente creare relazioni più ricche». 

In conclusione, il Metaverso – così come l’intelligenza artificiale nel suo complesso – non è che un mezzo, uno strumento. Estremamente potente certo, ma comunque uno strumento e in quanto tale non è ne “buono” ne “cattivo”. Sono le mani che lo muoveranno che stabiliranno anche da che lato penderà la bilancia. In sostanza, le mani di buona parte dell’Occidente digitalizzato. Come di consueto.

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Ma quanto vale il Metaverso?

Quanto vale il Metaverso in numeri? Beh, secondo le previsioni la spesa globale potrebbe aumentare da 12 miliardi di dollari del 2020 a 72,8 miliardi di dollari entro quest’anno. Bisogna considerare il fatto che dal 2021 gli investimenti sono stati notevoli e solo lo scorso anno Meta ha speso oltre 13,7 miliardi per la divisione Reality Labs, nonostante le ingenti perdite (come accennavamo il primo esperimento con Horizon non è andato a buon fine).

Tuttavia tanto il Metaverso quanto l’Intelligenza artificiale sono in forte crescita e secondo uno studio condotto dalla Boston Consulting Group, entro il 2025 raggiungeranno un valore stimato tra 250 e 400 miliardi di dollari. Secondo lo studio le motivazioni sono da ricercare nel continuo interesse manifestato da grosse aziende – a partire dal gaming, ma non solo – come Microsoft e Playboy. Sono nomi che investono nei tre principali fattori del Metaverso: i mondi, gli strumenti (di cui parlavamo prima, visori e occhiali in primis) e gli asset (oggetti, fondi o materiali da acquistare e scambiare). Si sta creando quindi un nuovo canale di interazione con il cliente finale che queste realtà hanno tutto l’interesse a sfruttare.

Il solo mercato degli asset, secondo BCG, potrebbe arrivare a valere oltre 300 miliardi di dollari e quello dell’hardware di accesso a 50 miliardi.

Il Metaverso potrebbe essere la pentola d’oro alla fine dell’arcobaleno insomma, e gli investitori lo sanno. Resta da capire come porre rimedio a quelle sfide etico-sociali di cui è ancora difficile tracciare i contorni e convincere gli scettici. C’è da dire che ci fu anche chi dubitò che internet sarebbe mai diventato uno strumento alla portata di tutti.
Eppure, eccoci qua.

di: Micaela FERRARO

FOTO: SHUTTERSTOCK/ANSA