Le cose che ci salvano
Il mondo di Gea è fatto di piccole cose, essenziali, spesso riciclate: ognuna ricca di storie da raccontare
“Se salvi una cosa questa, un giorno, può salvare te“. È questo il cuore del nuovo romanzo di Lorenza Gentile, Le cose che ci salvano, che racconta la storia di una ragazza in cerca del proprio posto nel mondo, riuscendo con la consueta delicatezza a dare voce a una generazione piena di angosce e speranze, che combatte quotidianamente con gli orrori di un presente infausto senza poter realmente smettere di sognare e inseguire i migliori panorami per il futuro.
Gea ha 27 anni, vive da sola in un appartamento sui Navigli di Milano e fa la tuttofare. È molto brava ad aggiustare le cose e l’arte del riciclo è per lei l’unica vera religione. Eredità di un’infanzia difficile, in cui il suo unico amico era suo fratello Andrea: cresciuti da un padre iperprotettivo nella fortezza della “Rocca”, una casa in aperta campagna lontana da tutto e tutti, i due fratelli sono stati allenati a sopravvivere a situazioni estreme, perché secondo il padre la fine del mondo era “sempre in agguato”. Un’infanzia rubata, senza amici, con la morte come unico vero filo conduttore. Gea sogna di avere degli amici ma, prima ancora, sogna di essere felice: il tema della felicità e quello della libertà si intrecciano inesorabilmente, sullo sfondo di una Milano che appare molto più paesana di quanto siamo soliti immaginarla. Proprio a Milano, in una rara visita alla nonna fatta da bambina, Gea è stata per la prima volta davvero felice: in quell’occasione la donna l’ha portata a visitare un negozio di antiquariato della zona, il “Nuovo Mondo”, gestito dalla carismatica Dorothy, e Gea ha scoperto incredula cosa si prova a essere circondati da persone che capiscono e condividono le proprie passioni. Lì, al “Nuovo Mondo”, ha capito che poteva essere molto più di una bambina solitaria preoccupata della benevolenza di un padre autoritario. Ma quando finalmente da adulta ha trovato il coraggio di tornare, la saracinesca rossa della bottega era sbarrata e sua nonna era morta. Tuttavia, Gea sa che gli oggetti conservano sempre qualcosa, un tratto, un profumo, una parte della storia delle persone cui sono appartenuti: prendersene cura li trasforma in talismani contro la solitudine, contro il male che alberga nel passato. E benché il passato sia l’unica cosa che non è in grado di aggiustare, capisce di avere solo due possibilità: lasciare che il “Nuovo Mondo” vada in pasto a una società di speculazione immobiliare oppure salvarlo. E per farlo, dovrà rimettere mano ai cocci della sua vita e costruirsene una nuova.
Dopo il successo di Le piccole libertà, Lorenza Gentile torna con un romanzo delicato, confortevole, intelligente. Come già accaduto con Oliva, la sua protagonista conquista il lettore con i suoi modi spontanei, regalando “pillole per lo spirito” disseminate tra le pagine come brevi citazioni e poesie tra le panchine dei Navigli. Con un entourage di personaggi eclettici e irresistibili e una Milano familiare e inedita al contempo, Gentile affronta temi quanto mai attuali come quello dell’economia circolare, del progresso, del cambiamento climatico. Ma soprattutto, induce a fare una riflessione importante: bisogna imparare a lasciar andare il passato, solo così si può avere un futuro.