Si è tenuta la 368esima edizione del Palio del 2 luglio di Siena. Secondo l’assessora al Turismo Giunti è “la città stessa”, secondo gli animalisti è “maltrattamento”. Ma cos’è davvero?

Dopo due rinvii per pioggia, è stata la contrada dell’Onda ad aggiudicarsi il Palio di Siena, grazie al fantino Carlo Sanna detto “Brigante” e al cavallo castrone sauro Tabacco. Il cielo grigio sopra Piazza del Campo si è così tinto di biancoazzurro e la gioia dei contradaioli è esplosa in abbracci e nel tradizionale inno. Uno spettacolo dal sapore antico che sembra non perdere il suo fascino magnetico, nonostante il passare dei secoli.

Secondo la definizione della Treccani, il Palio è una «tradizionale corsa equestre di origine medievale. Prende nome dal drappo di stoffa pregiata dato in premio ai vincitori delle gare».

Dal 13° secolo, sono documentate, in diversi comuni italiani, corse annuali di cavalli denominate “palio” e collegate a feste religiose. Le gare si disputano ancora oggi in città come Asti, Ferrara, Pisa, Vercelli, ma il più famoso è quello di Siena. Viene celebrato il 2 luglio (festa della Madonna di Provengano) e, dal 1701, anche il 16 agosto (festa dell’Assunzione). Prese forma con la nascita delle cosiddette contrade (attualmente 17: Aquila, Bruco, Chiocciola, Civetta, Drago, Giraffa, Istrice, Leocorno, Lupa, Nicchio, Oca, Onda, Pantera, Selva, Tartuca, Torre e Valdimontone), consociazioni popolari a carattere rionale sorte intorno al 1450, e la mantiene tuttora. 

Come funziona il Palio

Piazza del Campo coperta di tufo e con le tribune – Shutterstock

La corsa si svolge nella centrale Piazza del Campo: a ogni Palio partecipano 10 contrade tra le 17 totali, scelte a sorte e secondo un particolare regolamento che consente la costante rotazione delle partecipanti. Corrono di diritto le 7 contrade che non hanno corso il Palio corrispondente dell’anno precedente, e un mese prima del Palio (l’ultima domenica di maggio per quello di luglio, e la prima domenica dopo il Palio di luglio per quello di agosto) vengono estratte a sorte le 3 contrade mancanti; l’annuncio al popolo è dato attraverso le bandiere delle tre contrade estratte che vengono issate alle finestre di Palazzo Comunale. Vengono inoltre estratte le altre 7 contrade rimanenti, per stabilire l’ordine di sfilata nel corteo storico; esse parteciperanno di diritto al corrispondente Palio dell’anno successivo. In caso di Palio straordinario, avviene un sorteggio tra tutte le contrade per determinare le dieci partecipanti.

Per ciascuna delle 10 contrade designate prende parte un barbero (cavallo) montato da un fantino, e si svolge su tre giri della piazza del Campo, appositamente preparata; è preceduta da una lunga sfilata dei rappresentanti delle contrade con armi e bandiere.

La gara, in realtà, comincia circa una settimana prima, quando viene presentato il drappellone che il Comune ha commissionato a un artista locale (nel caso del Palio di luglio) o di fama internazionale (nel caso del Palio di agosto o di uno straordinario). Sempre in queste ore avvengono le visite preliminari dei cavalli che si intende presentare alla tratta.

Poi si dà il via alla festa: nel primo dei quattro giorni (29 giugno o 13 agosto) si tiene la “tratta”, ossia l’estrazione a sorte e successivo abbinamento dei cavalli alle contrade in gara. Tale operazione avviene in Piazza del Campo, e vi partecipano il sindaco di Siena, i dieci capitani delle contrade che prendono parte alla corsa, i tre “deputati della Festa”, oltre a un segretario e a due paggetti. Vengono predisposte due urne: nella prima vengono inserite dieci ghiandine contenenti proprio i numeri dall’1 al 10 (che corrispondono ai dieci cavalli partecipanti); nella seconda, quelle con i nomi delle dieci contrade. I due paggetti vengono incaricati di estrarre una ghiandina alla volta per ogni urna: è il sindaco a leggere ad alta voce i nomi estratti e l’abbinamento ai cavalli.

Sull’anello di pietra serena intorno alla Piazza, ricoperto da uno strato di terra composto da una miscela di tufo, argilla e sabbia, si corrono in tutto sei prove, durante le quali i fantini hanno la possibilità di conoscere meglio il comportamento del cavallo che monteranno e di farlo abituare alla Piazza, ai suoi rumori e ai ritmi propri della corsa. Anche le prove vengono seguite da numerosi contradaioli e turisti, anche sui palchi montati all’esterno della pista. E poi, ovviamente, la gara. 

Tra gli appuntamenti che segnano l’avvicinarsi della “carriera” vi sono la cena della prova generale, la cosiddetta “messa del fantino” e la benedizione di cavallo e del fantino stesso. E poi canti, processioni, iniziative conviviali in ogni contrada. Che si susseguiranno per settimane nella contrada vincitrice. 

Altre notizie sul Palio di Siena

“Il Palio è la città, tutto l’anno”

Vanna Giunti – foto Comune di Siena

Assessora al Turismo Vanna Giunti, oltre ad una corsa equestre di tradizione storica, il Palio è anche una grande attrazione turistica:

«Il turismo a Siena conosce periodi di overbooking ma il Palio ha sempre creato un’attrazione particolare. Se gli eventi di contrada sono legati principalmente ai locali, che magari portano qualche amico, in quei giorni è l’intera città  che vive, che pulsa quasi 24 ore al giorno: i turisti assistono alle processioni, ai canti, vedono la preparazione della Piazza… . Ma chi è venuto più volte in città sa che il Palio non dura solo 10 giorni, ma tutto l’anno. È la vita stessa della nostra città». 

E i dati regionali per il 2023 confermano questo amore, soprattutto da parte degli stranieri. Il numero dei turisti è tornato al di sopra dei livelli pre-pandemia, con una crescita del +6,4% rispetto allo scorso anno, con gli arrivi stranieri che trainano, al +21%. 

«Sono dati molto positivi, in particolare dopo il duro periodo del Covid. In particolare assistiamo ad un’esplosione degli Air B&B, rispetto agli alberghi tradizionali, anche perché più economici. I primi dati di quest’anno, invece, ci mostrano un turismo più “spendente”». 

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Siena è diventata, nel 2023, la “Prima città d’arte sostenibile” d’Italia: cosa comporta nella gestione dei flussi turistici importanti, come sicuramente sono i giorni del Palio? Avete pensato a un ticket, come a Venezia?

«Al momento non abbiamo pensato a un ingresso a pagamento, perché stiamo lavorando su un piano strategico, che contiene diversi elementi, che mirano a non subire il turismo ma a gestirlo: ad esempio sugli accessi degli autobus con turisti che arrivano e non pernottano. La volontà non è ridurre il numero, ma poter garantire un numero di arrivi che sia sostenibile per la città. Bisogna far capire al turista che ci sono dei mesi in cui c’è meno affluenza ma in cui, comunque, la città ha molto da offrire. Il lavoro importante è destagionalizzare il turismo, decongestionare gli hotspot. Tra l’altro, in estate a Siena fa molto caldo: per questo abbiamo lanciato l’iniziativa “Shop and stroll (“passeggiata serale”, ndr)”, con negozi aperti fino alla mezzanotte, quindi con orari più accessibili dal punto di vista climatico». 

Siena è una città affascinante ma questo non spiega questa passione, sia della città ma soprattutto dei turisti, per una corsa di cavalli di origine medioevale. 

«Il segreto è che il Palio non è un evento, non è una manifestazione, non è folklore, il Palio è la vita dei senesi. Lo vivono tutto l’anno, lo sentono come cosa propria e quindi ci mettono tutto il loro cuore. E sappiamo che le cose fatte con il cuore sono quelle che incuriosiscono, attraggono e, soprattutto, vengono sempre bene. E il Palio viene sempre bene, perchè c’è una passione per tutto, c’è una passione per l’organizzazione, c’è una macchina amministrativa che lavora appositamente tutto l’anno e che nei giorni clou è impegnatissima, quasi 24 ore al giorno. Anche i contradaioli lavorano tutto l’anno, con una serie di iniziative che fanno vivere la città in maniera sentita. Il senese è particolare e vuole proteggere una tradizione che è sì pubblica ma anche intima, famigliare. E poi c’è l’imprevedibilità: puoi avere il miglior cavallo e il miglior fantino, ma la vittoria è tutta in quei tre giri di Campo».

“Facciamolo diverso”

Il cavallo del Bruco morto dopo aver centrato il bandierino alla seconda curva di San Martino, nel 2004 – Ansa

«Partiamo dal presupposto che riteniamo sia possibile modificare la tradizione del Palio di Siena, rendendola più etica e rispettosa nei confronti degli animali. La trasformazione del Palio in un altro tipo di gara che non coinvolga i cavalli è assolutamente possibile. Tutti gli animali dovrebbero vivere liberi nel loro habitat naturale, lontani dalle tensioni e dai pericoli delle competizioni. A dirlo è Walter Caporale, presidente di Animalisti Italiani ONLUS, attualmente sotto processo per diffamazione, accusato dal Comune di Siena, dopo alcune dichiarazioni sui media proprio sul Palio

Quali sono le sue, vostre, proposte?

«Intanto è necessario che il Consorzio del Palio si impegni concretamente e maggiormente per garantire il massimo benessere dei cavalli. Intanto c’è un possibile miglioramento delle condizioni di gara: proponiamo l’implementazione di ulteriori misure di sicurezza per ridurre il rischio di incidenti durante la corsa. Questo include la manutenzione accurata della pista e l’utilizzo di tecnologie avanzate per monitorare la salute dei cavalli. Anche il tipo di piazza in cui i cavalli sono costretti a correre andrebbe rivisto, poiché non è adeguata per la sua conformazione. Inoltre, chiediamo la presenza di un team veterinario altamente qualificato, disponibile prima, durante e dopo la gara, per assicurarsi che i cavalli siano in perfette condizioni fisiche. E poi trasparenza e controlli: invitiamo le autorità competenti a garantire una maggiore trasparenza riguardo i controlli veterinari e le condizioni di addestramento dei cavalli, per assicurare che vengano rispettati i più alti standard di benessere animale».

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Tuttavia i contradaioli adorano, nel senso letterale del termine, il loro cavallo. 

«Vorremmo collaborare con le contrade e con gli organizzatori del Palio per promuovere buone pratiche nella gestione e nell’addestramento dei cavalli, attraverso workshop e seminari informativi. Non solo nei giorni del Palio». 

Come sta andando la vostra battaglia?

«Purtroppo ad oggi ciò che ho ricevuto è solo una denuncia per diffamazione dal Comune di Siena perché ho difeso la sacralità della vita dei cavalli durante una trasmissione radiofonica. Per garantire la mia sicurezza, in seguito ad alcune minacce dalla comunità senese, ho dovuto trasferire il processo presso il tribunale di Lanciano, in Abruzzo, per tutelare la mia incolumità. Nonostante queste difficoltà, restiamo determinati a portare avanti la nostra missione per un trattamento più etico e rispettoso degli animali. In media al Palio di Siena un cavallo all’anno subisce incidenti, maltrattamento o muore. In una società civile, moderna e tecnologica come la nostra non è più ammissibile. Siena pensi a modelli sostitutivi. Ricordiamo il fantino Giovanni Atzeni, detto Tittia: ha vinto al fotofinish qualche anno fa grazie ad almeno 18 frustate nei quindici secondi finali, montando il cavallo esordiente Zio Frac. Questo dato è ancora più significativo considerando che nell’ultima curva il fantino ha usato il frustino al posto delle redini. Tale trattamento riservato ai cavalli, spesso vittime di incidenti mortali, lo chiamate spettacolo? E se fosse una corsa di bambini, voi ci mandereste i vostri figli? Noi non ci stiamo!».

Cos’è il Palio?

Festeggiamenti dopo il Palio – Shutterstock

Il Palio è un’antica tradizione, una gara equestre, un valore familiare, un’attrazione turistica, un business. È tutte queste cose insieme. Ma nessuna di esse, né il loro insieme, è in grado di descriverne il fascino ancestrale. Ed è vero che il Palio vive tutto l’anno, non solo nelle sedi delle Contrade: si canta lungo le strade la notte, quando si torna dalla discoteca; si racconta sui muri e nei bar, anche con chi è semplicemente di passaggio, se riesce a scalfire la riservatezza senese. Vive nei drappi esposti dalle finestre delle case, nei piccoli segni (una spilletta, un ciondolo, un anello di contrada) che spiccano sull’abbigliamento formale dei bancari. 

«Non si riesce mai a spiegare bene cosa c’è dentro il Palio – conclude Giunti -, perché il Palio è soprattutto una cosa intima. E un senese ha difficoltà a esprimerlo: è troppo forte». 

Chiunque abbia vissuto a Siena, anche per un breve periodo, lo sa. E conserverà per sempre il fazzoletto della contrada in cui ha abitato. E, forse, anche questo spiega cos’è il Palio.

di: Giulia GUIDI

FOTO: ANSA/SHUTTERSTOCK