Il cetaceo oggi non risulta più in pericolo di estinzione ma è minacciato dal cambiamento climatico
C’è preoccupazione nelle acque dell’Oceano Pacifico (e non solo). Una balena grigia è impigliata da settimane in una rete da pesca ma al momento si sono perse le sue tracce: l’esemplare è stato avvistato l’ultima volta martedì 9 aprile al largo della costa di San Francisco. Al momento, ha riferito l’emittente KRON-4 l’11 aprile, le ricerche sono state sospese a causa delle condizioni meteorologiche avverse e non riprenderanno fino alla prossima settimana. Gli scienziati del NOAA Fisheries e del Marine Mammal Center temono che la balena non riesca a nutrirsi.
L’animale era stato avvistato a marzo al largo di Laguna Beach. In quell’occasione i soccorritori non erano riusciti a tagliare la rete e a liberarla, ma aveva attaccato un tag di localizzazione alla coda del cetaceo e due boe per riuscire a tracciarla. Gli ultimi video e le ultime foto, diffuse l’11 aprile, mostrano il groviglio di reti stretto intorno alla coda della balena. Nello stesso giorno hanno tentato nuovamente di liberarla ma senza successo. In seguito se ne sono perse le tracce all’improvviso: il localizzatore, infatti, non è più attaccato. «Non abbiamo ancora capito perché, ma è successo qualcosa là fuori dove la boa del tag di geolocalizzazione si è rotta» ha dichiarato al San Francisco Standard il coordinatore del programma di risposta allo spiaggiamento dei mammiferi marini della California per il NOAA Justin Viezbicke.
L’esemplare stava compiendo l’annuale migrazione dal Messico all’Alaska. Come detto, il vero pericolo, secondo gli scienziati, è che il cetaceo non riesca a nutrirsi. «È lunga circa 9 metri. Non è ancora adulta, e comincia a sembrare magra – ha dichiarato ai media la Direttrice del Cetacean Conservation Biology del Marine Mammal Center Kathi George – Non è in grado di nutrirsi e sono abbastanza sicura che non stia mangiando».
A preoccupare gli esperti è anche il peso aggiuntivo dato dalla rete. «Questa rete da posta sulla coda inibisce la capacità della balena di nuotare come farebbe normalmente – ha affermato Viezbicke – Il peso in più e la resistenza stanno spingendo la coda verso il basso, e abbiamo visto balene grigie e megattere a cui la coda è stata completamente rimossa».Viezbicke ha, infatti, spiegato chele reti impigliate e la presenza di altri detriti può essere pericolosa per la vita delle balene grigie perché possono comportare l’asportazione della coda o delle pinne o provocare ferite che possono infettarsi.
L’obiettivo, ha spiegato Kathi George all’Associated Press è “recuperare l’attrezzatura che si trova sulla balena per poter avere maggiori informazioni su come è avvenuto l’impigliamento e ridurre i rischi”.
L’eccezionale migrazione e gli avvistamenti insoliti (e preoccupanti)
La balena grigia (Eschrichtius robustus), è l’unica specie della famiglia delle Eschrichtiidae. Fa parte dei Misitceti, un sottordine di cetacei dotati di fanoni, cioè lamine presenti al posto dei denti composte da cheratina e da un minerale chiamato idrossiapatite, di cui fanno parte anche la balena propriamente detta e le balenottere. Solitamente gli esemplari adulti raggiungono i 15 metri di lunghezza e un peso tra le 20 e le 30 tonnellate, in particolare le femmine che, come le altre balene con i fanoni, sono più grandi dei maschi. Come sindica il nome, la livrea è di colore grigio-ardesia o nerastro e presenta delle macchie bianche. È sprovvista di pinna dorsale, esattamente come le altre balene.
Sono tante le particolarità di questo cetaceo. Innanzitutto conserva i caratteri ancestrali, ovvero le cinque dita nelle natatoie e le 7 vertebre cervicali separate tra loro, le prime tipiche delle Balenidi, le seconde delle Balenotteridi. Inoltre, la balena grigia è l’unica tra le balene a nutrirsi setacciando i fondali: per alimentarsi nuota inclinata sul fianco e muove e immette grandi quantità di sabbia mista ad acqua che, poi, filtra attraverso i fanoni. È così che riesce a catturare piccoli pesci e alghe. Diversamente dalle altre specie, ha l’abitudine di avvicinarsi molto alle coste, addirittura arrivando anche nelle insenature e nelle baie poco profonde.
La casa della balena grigia è il nord l’Oceano Pacifico. Secondo alcune in testimonianze, in passato sarebbe stata censita anche nel nord dell’Atlantico, ma in questa zona l’animale risulta estinto dal Diciottesimo secolo.

Il passato di questo cetaceo è stato parecchio travagliato. All’inizio del Diciannovesimo secolo era comune avvistare balene grigie anche lungo le coste occidentali del Pacifico, dal Giappone alla Corea, ma la popolazione di questa zona è stata sterminata. La balena grigia per molto tempo è stata vittima della caccia – che ha raggiunto il suo picco alla metà dell’Ottocento – e dopo aver rischiato l’estinzione, è stata nominata specie protetta nel 1946. Tra l’Ottocento e l’inizio del Novecento ha avuto luogo un massacro nell’area della Bassa California (Baja California), in Messico, dove le balene grigie si radunavano durante la stagione riproduttiva. È proprio qui che questi cetacei migrano: si tratta di una delle migrazioni più lunghe e peculiari tra le creature marine. La necessità di lunghi spostamenti è dettata soprattutto da esigenze riproduttive: le acque al largo della Bassa California sono più adatte ad accogliere i piccoli, che vengono al mondo dopo un anno di gestazione. Qui l’alimentazione delle balene grigie è diversa rispetto alle fredde acque del Mare di Bering, al largo dell’Alaska, ed è costituita principalmente da piccoli crostacei chiamati anfipodi. La nutrizione è fondamentale, soprattutto in questa fase, vista l’impegnativa migrazione, una delle più lunghe tra i mammiferi: solitamente percorrono fino a 16 chilometri tra l’andata e il ritorno, anche se a un esemplare è stata attribuita una traversata di 22 chilometri.
Oggi a minacciare la balena grigia è il cambiamento climatico. In passato hanno suscitato clamore gli avvistamenti di esemplari in zone lontane dal loro habitat naturale, l’ultimo proprio lo scorso marzo nelle acque dell’Oceano Atlantico settentrionale dove, appunto, si pensava fosse estinta. Un gruppo di scienziati del New England Aquarium (NEA) di Boston durante un volo di ricognizione nei pressi dell’isola di Nantucket, in Massachusetts, ha avvistato proprio un esemplare di balena grigia. Gli scienziati hanno visto l’esemplare immergersi e riemergere diverse volte, comportamento tipico di questo mammifero marino in procinto di alimentarsi. Il team, vista l’eccezionalità dell’evento, ha sorvolato l’area per circa 45 minuti e ha condotto diversi accertamenti per avere la certezza che si trattasse proprio di una balena grigia. Per gli esperti la causa di questo spostamento potrebbe essere proprio la crisi climatica: i ghiacci del passaggio a nord-ovest, che collega l’Atlantico e il Pacifico, sono andati gradualmente ad assottigliarsi a causa dell’aumento delle temperature, che riguarda tutti gli oceani. Negli ultimi 15 anni ci sono stati diversi avvistamenti di balene grigie in zone lontane dal loro habitat, come il mar Mediterraneo.
Negli anni scorsi a colpire era stata la morìa di balene grigie: nel 2019 215 animali sono stati ritrovati senza vita nella costa del Pacifico del Nord America e da allora l’evento si ripete con ritmi inquietantemente regolare. Questo ha caausato una notevole diminuzione del numero di esemplari di balena grigia: si è passati dai 27mila del 2016 ai 14.500 del 2023. Non è ancora stata individuata la causa, ma uno studio del Marine Mammal Institute dell’Oregon State University pubblicato su Science del 2023 ha ipotizzato che anche qui l’origine sia da ricondurre al cambiamento climatico. Nello specifico allo scioglimento dei ghiacci artici, che avrebbe pesanti effetti sulla rete trofica (cioè alimentare) delle balene grigie. Nella parte sommersa dei ghiacci artici crescono le alghe, cibo preferito degli anfipodi, di cui la balena grigia si nutre. Lo scioglimento dei ghiacci porta a una minore presenza sia di alghe, sia di anfipodi e questo minerebbe l’alimentazione dei cetacei, che potrebbero indebolirsi durante la migrazione. Questa è solo un’ipotesi e, secondo la rivista scientifica, al momento la situazione non sarebbe così grave da portare a rischio estinzione la balena grigia, ma è un ennesimo campanello di allarme sugli effetti devastanti del cambiamento climatico.
di: Francesca LASI
FOTO: SHUTTERSTOCK/ANDREA IZZOTTI